"Vivere non è di moda", il nuovo, eclettico, album di Luca Marino


17/02/2020 - News di QALT

Ammetto che, prima di mettere le mani su “Vivere non è di moda”, il suo ultimo album, non sapevo chi fosse Luca Marino.

 

Poi scopro che il “cantautore errante” (così si definisce, dato il suo girovagare, chitarra in mano, a suonare per le strade) ha esordito nel 2010 a Sanremo (con il brano “Non mi dai pace”) per poi firmare un album con la Warner e arrivando a scrivere anche brani per X-Factor.

 

Autoprodotto, “Vivere non è di moda” è un mix di sonorità fra le più disparate e si presenta, quindi, come un lavoro non inquadrabile in un genere ben preciso.

 

«Con questo album ho cercato di comprendermi per poter comprendere meglio la vita in tutte le sue sfaccettature, soprattutto quelle più scomode. Che cos’è la vita per me? Qualcosa di orrendo e meraviglioso allo stesso tempo. Che cosa è vivere? Nascere, vincere, perdere, piangere, sorridere, rinascere, amare, sorridere, perdere, piangere, amare, rinascere...etc etc, penso sia una cosa del genere».

 

Di sicuro, il trait d’union, a livello musicale, sta nella produzione prettamente pop, anche quando si vanno a toccare generi più “duri”.

 

Si parte con un brano new wave ritmato, “Per venire al mondo”, per passare subito il testimone a “Non va più via”, una canzone che si muove in bilico fra un cantautorato/folk a là Mannarino e un pop-rock pregno di synth che odora di Max Gazzè. “Una buona idea” ci porta su territori vicini all’r’n’b 90’s, mentre “Io non sapevo ballare” è una ballad in fingerpicking in bilico fra il primo Bennato e alcune composizioni di Paul McCartney. Con “Enigma del non senso” Luca Marino ci trasporta in una discoteca anni ’90 dove sta suonando una band elettro-rock dalle tinte dark, mentre con “Passa la canzone”, dopo un’intro jungle, ci troviamo sbalzati verso un pop-punk sempre di matrice 90’s. Lo scanzonato ska/surf di “Margarita” ci porta su spiagge caraibiche; ma è solo un’illusione: si torna con i piedi per terra con il pop elettronico di “Tutta quanta l’anima”, per lasciarci con la ballad “Settimo cielo”, che chiude l’album con una nuova consapevolezza raggiunta.

 

In definitiva, la cosa che più colpisce della composizione di Luca Marino è come il cantautore riesca a scrivere dei brani orecchiabilissimi senza per questo risultare scontato.

 

Promosso a pieni voti.