"Stare bene", il nuovo album di Andrea Giraudo in bilico fra R'n'B e blues


02/05/2019 - News di QALT

«La musica non fa guarire. È la musica che mette a disposizione gli strumenti per guarire»
Andrea Giraudo

 

Un pianoforte e una voce roca, teatro-canzone e soul, il rock d’oltreoceano e il cantautorato europeo: sono questi gli elementi che compongono “Stare bene”, il nuovo album di Andrea Giraudo.

 

Uscito per l’etichetta Rossodisera, “Stare bene” si avvicina, per i generi trattati (e per come sono trattati) allo stile di Paolo Conte o del più recente Stefano Vergani.

 

Apre l’album la ballad per piano dai sapori classici “A chi resterà”, la quale cede il posto alla più movimentata e scanzonata “Chi sarai mai” (che ricorda tanto Enzo Jannacci quanto Cochi e Renato). La chitarra di “Cuore amico” ci porta verso territori più vicini all’R’n’B/soul (citerei Zucchero) mentre con “Dieci anni” veniamo traghettati in un bistrot sulla Senna, con le sue atmosfere decadenti supportate da una fisarmonica. La title track, “Stare bene”, è un altro R’n’B che strizza l’occhio al pop, mentre “L’isola in due” ci propone un blues per piano, chitarra e voce. “Poker” è un brano che si potrebbe definire quasi psichedelico, con le sue percussioni onomatopeiche, il canto al limite dello spoken word, le atmosfere oniriche, le progressioni di accordi tese che sfociano in melismi arabeggianti. “La clessidra” è un brano in levare, quasi rocksteady, con un ritornello da banda di paese dove la fa da padrone uno scoppiettante rullante, mentre “Un mondo cassetto” è un movimentato swing manouche. Chiudono l’album “Potere e volere”, un rock/R’n’B anni ’60 (l’accostamento con i più celebri brani di Rocky Roberts è doveroso), il blues di “Virgole in pasto” e la grinta di “La guarigione”, altro brano dalle influenze 60’s.

 

In conclusione, “Stare bene” è un album consigliato a tutti gli appassionati di sonorità R’n’B e blues (con qualche strizzatina d’occhio al pop e al rock) che pescano direttamente dai 50’s/60’s.