Strumenti acustici e elettronica minimale per “Il canto dell’ape”, nuovo album di Rita Zingariello

Strumenti acustici e elettronica minimale per “Il canto dell’ape”, nuovo album di Rita Zingariello


25/05/2018 - News di QALT

È sulla voce di Rita Zingariello che si erge il suo nuovo album: “Il canto dell’ape”.

 

Titolo emblematico, considerando l’importanza che il canto di Rita riveste in quest’album che, musicalmente parlando, si trova in bilico fra l’utilizzo di strumenti acustici e elettronica (mai massiva, ma utilizzata in maniera minimale).

 

Cantante, pianista, interprete in bilico fra il pop e il jazz, Rita Zingariello arriva a comporre “Il canto dell’ape” dopo una serie di esperienze, dalle vittorie a Musica è e Sanremo Rock alla finale di Castrocaro, fino alla partecipazione (e vittoria) a svariati altri festival quali Frequenze Mediterranee, Biella Festival, Festival della Canzone Friulana, Voci per la libertà per Amnesty International, UP, Festival dell’Alta Murgia e Red Bull Tour.

 

Prodotto dalla Volume!, “Il canto dell’ape” è il suo terzo lavoro in studio (dopo “È alba” e “Possibili percorsi”), lavoro in bilico fra il vintage e il moderno.

 

I generi toccati in “Il canto dell’ape” sono molteplici: si va dal pop d’autore all’indie, dal dub al bluegrass passando per il rock, la dance, il trip hop, il tango, la dubstep, la psichedelia, l’R&B, il gospel, sonorità gipsy e reggaeton fra archi, suoni elettronici, fisarmoniche, chitarre western o flamenco o, ancora, resofoniche con accordature aperte e guitalele.

 

«Il disco è stato pensato a casa mia, dove spesso scrivo in solitudine per riordinare pensieri. È un’azione che, oltre a farmi stare bene, è diventata la mia migliore ed unica psicoterapia. Con questo disco ho svelato a me stessa dove sono arrivata e come ci sono arrivata. Le canzoni sono nate con più penne, una chitarra e un pianoforte. Ho riempito fogli di parole e scarabocchi. Ai fogli che non sono finiti accartocciati è toccato di venire catalogati in uno schedario verde mela ad anelli, da cui ho poi scelto le undici tracce di questo album. Quando sono stata convinta di liberare in volo le canzoni ho incontrato Vincenzo Cristallo, chitarrista amico, con cui ho condiviso l’avventura dei live del mio album precedente, “Possibili percorsi”, e a cui ho deciso di affidare gli arrangiamenti di quest’ultimo disco. L’album rispecchia quello che da oltre vent’anni è il mio rapporto con la musica: ascolti e studio, intimità e istintività. Il vestito finale dell’album lo abbiamo confezionato nello Stones Lab Studio, dove la disponibilità e la professionalità di Leo Zagariello, che ha curato la ripresa del suono e di Angelo Nigro, che si è occupato delle programmazioni e della post-produzione del disco, hanno materializzato le nostre idee iniziali. Il risultato è un progetto moderno, rivisitato in un’ottica crossover, in cui tanti sono i generi che si fondono con un’idea di partenza semplice ma al tempo stesso forte e di carattere».