Denuncia e rivalsa emotiva nell’alternative rock degli Inschemical

Denuncia e rivalsa emotiva nell’alternative rock degli Inschemical


24/05/2018 - News di QALT

Vengono dalla Calabria gli Inschemical (come vorrebbero suggerire dal loro nome, sincrasi delle parole “insano”, “schema” e “Calabria”) e, dopo anni di prove in cui affinano il loro stile (la band nasce nel 2012), rilasciano un album dal titolo omonimo in cui la miscela di alternative rock e testi di denuncia la fa da padrone.

 

«Insano è tutto ciò che ci circonda, tutto ciò che vediamo; lo Schema è il risultato dell’insieme delle idee musicali che ci accomunano; la Calabria è la nostra regione di appartenenza. Una terra bella, amara e dolce che amiamo e detestiamo»

 

La band, composta da Enea Bruno (chitarra e voce), Vincenzo Mastrelia (basso) e Giovanni Benvenuto (batteria) muove i primi passi guardando a nomi del panorama musicale italiano quali Timoria, Litfiba, Il Teatro degli Orrori e Linea 77, pur nascendo dalle ceneri di una band di tutt’altro credo musicale: gli Edenforce, formazione progressive metal con ben due album all’attivo.

 

«Il Progetto Inschemical nasce nel 2012 con l’intento di creare melodie in chiave rock a supporto di tematiche sociali di vario genere, dalle esperienze personali a quanto di spiacevole ogni giorno vediamo. Non ci definiamo compositori, e forse non lo faremo mai. Ci piace l’idea di sentirci semplici “ideatori di melodie” da associare a sonorità in continua ricerca»

 

Uscito per B Music Records, “Inschemical” è un album composto da otto brani i quali segnano un passaggio della band verso il pop rock alternative dopo aver toccato generi quali l’hard rock e la psichedelia.

 

Le influenze sono varie: nei brani fanno capolino ritmiche funk, virate new wave, momenti figli di una matrice metal (ma qui “ripulita” e resa meno aggressiva), ritmi in levare (lontani dal reggae in senso stretto, sempre in nome di uno stilema pop preponderante) fino a inserti elettronici (bello l’uso dei sequencer, mai invasivo ma finalizzato ad integrarsi alla forma-canzone). E, naturalmente, non poteva mancare almeno una ballad, a chiusura dell’album, fra pianoforte ed archi.

 

La denuncia, come anticipavamo, è sempre presente, come in brani quali “La favola sbagliata” (la quale tratta il delicato tema della pedofilia), “Un nuovo inizio” (primo singolo estratto, dove si analizzano le difficoltà di un padre single), “La spirale senza fine” (sulla guerra) fino alla emblematica “Controinformazione” (dedicata a Peppino Impastato, probabilmente il brano migliore dell’album).

 

Alla denuncia si accostano riflessioni e interrogativi sulla vita e sullo scorrere del tempo (“Affine al mio tempo”, “Allegoria di un giorno”, “Buio”) fino alla finale “La ricerca”, che chiude l’album con un velo di speranza per cui, cercando, si può trovare l’agognata felicità personale.