Motta

Motta

Roma, Sala Santa Cecilia Auditorium Parco della Musica


28/09/2019 - di Arianna Marsico
Il titolo del concerto Per l’ultima volta non deve trarre in inganno. Non è una data di addio, ma di arrivederci, prima di una pausa “per poter dire la verità” nei dischi successivi, e Motta trabocca di felicità e trepidazione, dopo un anno ricchissimo di emozioni lavorative e private.

Inizia da solo ad accennare La fine dei vent’anni mentre pian piano entrano in scena i suoi musicisti, quelli che negli anni ha sempre definito “la mia famiglia”. Quello che siamo diventati viene completamente riarrangiata e elettrificata, è una botta di emozione ed energia che quasi stordisce, che scuote fino alle lacrime. Da Del tempo che passa la felicità in poi diventerà praticamente impossibile seguire il concerto seduti, come ci si potrebbe aspettare in un posto come la sala Santa Cecilia dell’Auditorium. Francesco corre, salta e trascina tutti in Se continuiamo a correre. Commovente è Mio padre era comunista, dedicata ai genitori presenti stasera in sala, con Motta che definisce il padre “il vero Mick Jagger della famiglia”. Vivere o morire viene cantata in ginocchio, in un continuum visivo ininterrotto con la moglie Carolina Crescentini.

Sei bella davvero, accompagnata dal battere le mani a tempo del pubblico, è fresca e dolente come la vita della transgender narrata : “Ti sei vestita da circo e tutto quello che hai, l’hai sempre rubato…”

Con Cambio la faccia, dal repertorio dei Criminal Jokers c’è il primo ospite importante e speciale della serata (mi permetto di aggiungere che vista la serata e il posto d’eccezione sarebbe stato bello averne altri ancora): sua sorella Alice. L’impasto vocale rende il brano ipnotico e meno sulfureo rispetto alla versione su disco, una Come è profondo il mare dei nostri tempi quasi.

Da Chissà dove sarai il quartetto d’archi, prima limitato al solo Carmine Iuvone, si completa, includendo il fidato Andrea Ruggiero.

Il secondo ospite della serata è “la mia sorellina”, una Nada che definire strepitosa è riduttivo. Dov’è l’Italia finalmente suonata con la band (cosa che all’Ariston a mio modesto parere era mancata) vibra di quella scintilla che la rende stella danzante. Nada è incantevole e dolcissima, e in Senza un perché si muove come un folletto pieno di grazia sul palco. Quando abbraccia il suo “fratellone”, così chiama Francesco, il suo viso si fa ancora più radioso.

La prima volta si apre con una tenerissima dedica alla moglie, ed abbraccia tutto il pubblico. La nostra ultima canzone è un ballo festoso e malinconico insieme che porta alla struggente Mi parli di te per il padre Giovanni.

Motta e i musicisti escono, ma è solo per un attimo prima del gran finale.  Ed è quasi come essere felice e

Roma stasera mostrano come un quartetto d’archi possa non aggiungere nulla di sinfonico (come ci si potrebbe anche legittimamente aspettare) ma essere estremamente rock e contribuire a creare quella tensione elettrica e oscura che caratterizza i due brani.

Con un gesto bellissimo, per ricevere i meritati applausi e salutare il pubblico, Francesco chiama anche i tecnici. Si inchinano tutti insieme come a teatro, e già viene voglia di una replica.

“Mi mancherete tantissimo” ha detto più volte Motta nel corso della serata, ma il ricordo di un concerto così, che ti fa uscire con cuore e ossa in fibrillazione, potrà essere un ottimo antidoto alla nostalgia.

 

Setlist

La fine dei vent’anni

Quello che siamo diventati

Del tempo che passa la felicità

Se continuiamo a correre

Mio padre era comunista

Vivere o morire

Sei bella davvero

Cambio la faccia - con Alice Motta

Chissà dove sarai

Dov’è l’Italia -  con Nada

Senza un perché -  con Nada

La prima volta

La nostra ultima canzone

Mi parli di te

 

Ed è quasi come essere felice

Roma stasera

 

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