Wilco

live report

Wilco sPAZIO 211/TOdays Festival - Torino

25/08/2023 di Pietro Cozzi

Concerto del 25/08/2023

#Wilco#Rock Internazionale#Rock Spazio 211 Mikael Jorgensen


Se con un giochino estemporaneo si volessero associare alle band le diverse fasi delle vita umana, direi che ai Wilco toccherebbe di sicuro l'adolescenza, da intendersi come affascinante e (ahimé) irripetibile “terra di mezzo”. Il loro stile richiama proprio quel periodo, in un continuo e repentino susseguirsi di intimi ripiegamenti su sé stessi e violente tempeste ormonali, che in musica si traducono in delicati quadretti bucolici alternati a scorci di autentico delirio urbano, in melodie che sbocciano come fiori delicati e che presto saranno recise da improvvise rasoiate elettriche, in testi dove gli scorci del quotidiano non escludono ma anzi svelano in controluce le contraddizioni dalle vicende politiche e culturali della Cruel Country, l'America. C'è da scommettere che il timido Jeff Tweedy, apparso nel concerto torinese un filino sovrappeso, ancora nasconda da qualche parte i brufoli tipici dell'età, e se i risultati sono quelli ascoltati a TOdays Festival speriamo che la maturità sia ancora molto, molto lontana. Fin qui la metafora, da cui usciamo subito perché la solidità, la potenza, la fierezza e la capacità di “andare insieme” mostrata sul palco ci raccontano invece di un gruppo allo zenit della sua parabola artistica, se non su disco (il dibattito è aperto...) sicuramente dal vivo. La loro proposta è davvero musica tout court: una vagonata di arrosto senza un filo di fumo. Anzi, se una piccola critica si può fare ai nostri è proprio una certa mancanza di “contorno”, di racconto, di dialogo con il pubblico, di empatia, con Tweedy che, nel giorno del suo compleanno, fatica a rispondere alla platea che gli intona, con un po' di fatica, “happy birthday”, e si limita ad abbozzare che “non ci vuole pensare”. Ma pure questo, a ben vedere, è un punto a favore dei Wilco: niente scena, niente “cinema”, niente pantomime, solo musica a un altissimo livello professionale. Con quella si comunica, mentre tutto il resto viene dal diavolo, per abbozzare una citazione alta.

Ma soprattutto si parla poco perché il tempo è tiranno e la band sale sul palco soltanto alle 22,30 con una scaletta un po' ridotta, da festival, in coda ad altri tre concerti (vedi nota a margine). Non c'è un secondo da perdere e bisogna riempire il più possibile l'ora e mezza a disposizione, stiparla come il bagagliaio di un'auto in partenza per le vacanze. Alla fine i pezzi saranno 18, e già invidiamo gli amici di San Mauro Pascoli che il giorno prima se ne sono beccati 23. La setlist, come in tutto il tour europeo, si incardina soprattutto su quattro dischi – il più recente Cruel Country (a tratti sembra un omaggio dovuto...), Being There, Yankee Hotel Foxtrot e A Ghost Is Born – ma la sensazione è che la macchina da guerra potrebbe macinare qualsiasi cosa e il risultato non cambierebbe. Lo show è un unicum, una performance da prendere in blocco in cui forse fanno storia a sé solo i due brani più acustici presi da Cruel Country, cioè I Am My Mother e la title track. Tra i picchi si segnalano l'entrata a gamba tesa iniziale di Spiders (Kidsmoke), che nel resto del tour si è piazzata più spesso in coda, una malinconicissima Misunderstood, l'oasi psichedelico-lisergica nel cuore del concerto con Bird Without a Tail/Base of My Skull e Impossible Germany, quella che da solo giustifica il prezzo del biglietto, e la tripletta finale – A Shot in the Arm-I Got You (At the End of the Century)-Outtasite (Outta Mind) – che riesce incredibilmente ad alzare ancora più in alto il tasso di emozioni della serata. Un'impennata che stimola una riflessione conclusiva, forse non così scontata: una delle band più sofisticate in circolazione, capace di realizzare un'alchimia sonora che può ancora rivendicare i crismi dell'originalità, è anche semplicemente (si fa per dire) una straordinaria rock band a 24 carati, di quelle che ti lasciano un segno nel cervello, nel cuore e nelle viscere. Non è un risultato da poco, prodotto dall'ormai collaudatissimo schema “2-2-2”, con l'eccezionale back office formato dalla coppia Stirratt-Kotche, gran cerimonieri dei continui cambi di ritmo, le raffinate nuance del duo Sansone-Jorgensen e la front line Tweedy-Cline. Una nota a parte merita quest'ultimo, impegnato a sciorinare la sua sapienza jazzistica e modernista, ormai perfettamente integrata al resto.

A mezzanotte in punto i magnifici sei se ne vanno via di corsa, senza bis e quasi senza salutare, manco fossero dei moderni Cenerentoli. Purtroppo è già arrivato il momento di voltare le spalle al palco, sgranchire la schiena che urla e incamminarsi dall'accogliente cortile dello sPAZIO 211 verso l'automobile. Due pensieri mi attraversano la testa. Il primo è fuggevole: mi è mancato qualcosa, forse un paio di brani ancora, forse qualche parolina in più, forse un momento un po' “fuori-schema”. Quante pretese superflue! Il secondo lo rivolgo a tutti quelli che mi hanno guardato con la faccia stranita, negli ultimi giorni, quando gli ho spiegato chi andavo ad ascoltare: sembrava gli stessi citando una marca di televisori italiani degli anni Settanta. Possibile?

(Nota a margine. Due parole le merita anche il resto della serata, che ha brillato per qualità e varietà della proposta. Il ritardo mi ha impedito di assistere al concerto del duo inglese King Hannah, ma mi fido delle belle parole spese da tanti amici di comprovata competenza. Sui Les Savy Fav il giudizio si sdoppia: molta buona la musica, un punk violento e compatto, e molto discutibile il leader Tim Harrington, che con il microfono in mano ha “arato” in lungo e in largo la platea sputazzando birra per aria e contorcendosi per terra con poco costrutto. Il palco l'ha frequentato poco, quasi sempre in mutande rosa (giuro che è vero...). Last but not least, “premio della critica” ai belgi Warhaus, che hanno proposto un accattivante e rilassato melange di rock, soul, pop e jazz ad alto tasso cinematografico)

 

SETLIST

Spiders (Kidsmoke)

I Am My Mother

Cruel Country

I Am Trying to Break Your Heart

If I Ever Was a Child

Hummingbird

Random Name Generator

Misunderstood

Love Is Everywhere (Beware)

Bird Without a Tail / Base of My Skull

Jesus, Etc.

Impossible Germany

Falling Apart (Right Now)

The Late Greats

Dawned on Me

A Shot in the Arm

I Got You (At the End of the Century)

Outtasite (Outta Mind)