Primavera Sound

live report

Primavera Sound I suoni di Primavera Sound - day 1

di Autori vari

Concerto del 03/06/2026

#Primavera Sound#Rock Internazionale#Alternative

PRIMAVERA SOUND – DAY 1 -

LARA CLEMENSI E GIOVANNA MENTASTI

Andare per la prima volta a un festival è sempre un salto nel vuoto. Non sai mai quanto sarà facile orientarsi tra i palchi, se le code ai bagni saranno interminabili, se il volume delle casse ti lascerà le orecchie che fischiano fino al mattino o se, a fine serata, riuscirai davvero a trovare un mezzo che ti riporti indietro. Al Primavera Sound di Barcellona arriviamo con un leggero timore reverenziale, dato dalla sua fama come uno degli eventi musicali più rilevanti d’Europa, che però svanisce quasi subito, appena varchiamo i cancelli del Parc del Fòrum per la data zero di giovedì 3 giugno. La serata è una sorta di prova generale perfetta, l’occasione per prendere confidenza con quello spazio parallelo fatto di musica, attese e corse tra un palco e l’altro, prima di affrontare le vere maratone notturne dei giorni successivi. Perché il festival, ufficialmente, si svolge dal 4 al 6 giugno: tre giorni di concerti dal tardo pomeriggio fino all’alba. Questa prima incursione finisce così per trasformarsi in un piacevole antipasto musicale, utile a darci un’idea e assaporare ciò che ci aspetta.

Passeggiando tra gli stand del cibo iniziamo già a pianificare le future pause strategiche tra un set e l’altro, mentre prendiamo nota con piacere dell’abbondanza di bagni e lavandini distribuiti in tutta l’area. A fare da colonna sonora all’esplorazione pensano gli Yard Act, il cui rock accompagna perfettamente questa prima ricognizione del festival. La band inglese, con energia e presenza scenica, riesce a dare il tono giusto all’evento, nonostante siano appena le cinque del pomeriggio; il pubblico si anima rapidamente e l’atmosfera comincia a prendere forma.



Poco dopo ci facciamo largo tra la folla per assistere al secondo dei tre concerti in programma, quello di Guitarricadelafuente. Nonostante l’impressionante concentrazione di italiani tra il pubblico, è evidente fin dai primi minuti che Álvaro Lafuente Calvo sta giocando in casa. Il pubblico spagnolo canta ogni parola con un’energia contagiosa, tanto che persino noi finiamo per lasciarci trascinare dall’entusiasmo collettivo. Quando durante uno dei brani compare il testo in sovrimpressione, come fosse un karaoke, resistere alla tentazione di unirsi al coro diventa praticamente impossibile. Quello che però rende memorabile il concerto è soprattutto la sua imprevedibilità. Anche a festival concluso, non avremo dubbi nell’assegnargli il nostro personale “Premio Sorpresa”: sul palco appaiono un atleta impegnato agli anelli, il cantante che si esibisce in equilibrio su una cavallina da palestra, cambi d’abito così rapidi da sembrare quasi inspiegabili, perfino una lotta greco-romana nel fango. Ogni elemento contribuisce a costruire uno spettacolo dinamico e coinvolgente, capace di alternare ballad malinconiche e momenti di pura euforia in cui è difficile restare fermi.

Dopo aver salutato Guitarricadelafuente, lasciamo spazio alle Wet Leg, incaricate di chiudere la serata. Già protagoniste all’edizione dell’anno precedente, Rhian Teasdale e Hester Chambers tornano a Barcellona con un set grintoso e diretto, sostenute dalla loro band e da un pubblico che risponde con grande entusiasmo. Le performance finali di “Chaise Longue” e “Mangetout” sono tra i momenti più forti della serata, accolte da un’energia che attraversa tutto l’Occident Stage.

Torniamo nel migliore dei modi: cariche a molla al pensiero dei prossimi tre giorni di musica, ma comunque abbastanza presto da riuscire a prepararci fisicamente con quella che sarà l’unica vera notte di sonno della settimana.