Ani Di Franco

live report

Ani Di Franco Ani Di Franco: amore rivoluzionario e resistenza, Castello Estense, Ferrara

di Elisa Valmori

Concerto del 15/06/2025

#Ani Di Franco#Rock Internazionale#Folk

Ani Di Franco: Amore rivoluzionario & resistenza


A chiudere la rassegna Ferrara Sotto le Stelle, la scorsa domenica 15 giugno, è stata la cantautrice e chitarrista statunitense Ani Di Franco (Angela Marie Di Franco), uno dei nomi più attesi della line up, che torna in Italia a distanza di otto anni dalla sua ultima esibizione, dopo la pubblicazione dell’album Unprecedent Sh!t (2024). Quest'ultimo lavoro discografico è frutto un’evoluzione personale e artistica della cantautrice, che riflette sui tempi in cui viviamo, pur sempre con spirito combattivo, ma in maniera più matura, trattando di dinamiche patriarcali, cambiamento climatico e pandemia. L’intreccio tra riflessioni intime e tematiche socio politiche si fa ancor più stretto rispetto al passato, insistendo sul concetto di coscienza collettiva attraverso testi intensi e arrabbiati, e nuovi arrangiamenti che virano sulla sperimentazione elettronica.

Nella suggestiva location del Castello Estense di Ferrara, originariamente era attesa, in apertura, Angela Baraldi, poi uscita dalla programmazione per lasciare il posto al duo Gracie and Rachel, che seguono la Di Franco in questo tour.

La grazia del pianoforte e del violino e gli arrangiamenti dream pop delle giovani artiste (una delle quali ricorda una Tori Amos dei primi tempi) rendono l’attesa dell’iconica cantautrice piacevole, placida e rilassata.

Sul finire dell'esibizione arriva la minacciata pioggia, che mette seriamente a rischio il live di. Fortunatamente, poco dopo torna il sereno, e alle 22 circa il live ha inizio.

Ani di Franco è sempre la stessa: sale sul palco imbracciando l’immancabile chitarra acustica, sorridente ed energica in maniera autentica, come sarà per tutto lo straordinario live; accompagnata da una band classica, con batteria, contrabbasso, chitarra e lap steel guitar (che conferisce un tocco quasi country ad alcuni brani), intona Pixie (da Little Plastic Castle, 1998, l’album che ha fatto conoscere l’artista al grande pubblico italiano), azzeccato brano di apertura che, oltre all’accattivante arpeggio iniziale, esprime appieno il personale uso della voce dell’artista. A seguire, Little Plastic Castle (che dà il nome al medesimo album), un classico della scaletta ben noto al pubblico, che si scalda e ne accompagna la melodia.

La cantautrice alterna grandi canzoni a molti discorsi: prima di lanciare Do or Die (dall’ultimo album Unprecedent Sh!t), celebra la protesta avvenuta il giorno precedente negli USA contro la deriva autoritaria del governo Trump (l’America di oggi è piena di “merda mai vista”, come recita il titolo del suo ultimo album). La batteria è elegante, pacata; il pezzo dal sapore folk blues, è ricco di dinamica, di vuoti e pieni sapientemente alternati: così può essere la protesta, non meno arrabbiata, ma solida e compatta.

Anche in Dilate (dall'omonimo album del 1996, altro classico in scaletta), di Franco catalizza l’attenzione con tutto il suo magnetismo e con la capace espressione della chitarra acustica: è evidentemente lei che "tira" l'incedere del brano, strutturato senza fronzoli, come un inno, sulle note lunghe e profonde del contrabbasso suonato con l'archetto.

L’anima folk dell'iconica cantautrice si esprime patente sia nell'ironico Gravel (sempre da Little Plastic Castle), sostenuto da un’accattivante marcetta di batteria, sia nel successivo Both Hands (contenuto nel primo album omonimo della cantante, Ani Di Franco, uscito nel 1990), in cui domina la voce nell'inconfondibile modo che le è proprio, non prima di aver ricordato l'importanza di eventi come la Street Parade a sostengo dell’uguaglianza di genere ("we can change", dice con fiducia).

I suoni del live sono pazzeschi: potenti, chiari, frutto di un ottimo lavoro tecnico ma ancor prima della competenza e dell’esperienza degli artisti sul palco. Entrambi i pezzi che seguono sono tratti ancora da Little Plastic Castle: in As is, la lap steel guitar splende lucida prima della dinamica crescente sul finale, così come nel successivo Swan Dive dal ritrmo incalzante.

L’attenzione dell’artista è ora incentrata sul tema femminista e sul diritto di scelta delle donne, prima di introdurre Baby Roe (dall’ultimo album Unprecedent Sh!t ): il dramma che racconta fa capolino nel suono spettrale della lap steel guitar, che sostituisce magistralmente i suoni più elettronici dell’album.

Untouchable Face, ulteriore classico della scaletta, in puro stile folk (da Dilate, 1996) tocca le corde emotive con un finale strumentale che cresce di intensità fino ad esplodere nell’entusiasmo del pubblico.

Salgono poi sul palco Gracie e Rachel; il contrabbassista si siede al piano, e la band esegue una raffinata versione di Revolutionary Love (dall’omonimo album, del 2021), stupendo esempio dell’evoluzione più classica del suono della cantante, in un'atmosfera straordinaria di amore, resistenza e rivoluzione (coadiuvata anche dalla brezza che si leva leggera e spazza via l’afa e le preoccupazioni della giornata).

C’è spazio anche per la cover folk blues di All Your Fascist Bound to Lose di Woody Guthrie, che riassume lo spirito politico della serata.

Prima dei bis, il live si chiude con Shameless (dall’album Dilate), dall’acustica graffiante e trascinante, dal ritmo incessante, e dopo una brevissima pausa, la band torna sul palco per gli ultimi due pezzi, 32 Flavors (tratto da Not a Pretty Girl, 1995) e Joyful Girl (dall’album Dilate), come a lasciarci con un soffio di speranza con picchi di poesia nella parte strumentale.

La cantautrice ci saluta entusiasta con "buonanotte e grazie", dopo averci ringraziati per avere resistito alle intemperie.

Grazie ad Ani Di Franco: grazie alla carica e al carisma di una grande artista, che è unica per approccio alla musica e indipendenza. La sua voce, artistica e politica, ancora, dopo 25 anni di carriera, si mantiene integra, solida, e necessaria, oggi come non mai, per resistere alla deriva socio politica mondiale, di cui lei ci offre il chiaro esempio della nazione cui appartiene.

Un live di qualità estrema, grazie anche a musicisti capaci e suoni ricercati e solidi, che ne testimoniano l’importante carriera artistica, anch'essa, appunto… resistente.