Marky Ramone`s Blitzkrieg

live report

Marky Ramone's Blitzkrieg Roma, Jailbreak

di Arianna Marsico

Concerto del 14/12/2016

#Marky Ramone`s Blitzkrieg#Rock Internazionale#Alternative Ramones

Dopo l’interessante  rock venato di metal dei Gorilla Pulp, quartetto di Viterbo formato da Maurice Flee (voce, chitarra), Choris (basso, voce), Angioletto Mr. Vernati (chitarra, voce) e Giorgio ‘Bulldozer’ Pioli (batteria) si potrebbe chiudere gli occhi.  Chiudere gli occhi e per un attimo scordarsi di essere al Jailbreak, piccolo fortino per la musica dal vivo alla periferia Est della Capitale.

Fino a che non si riaprono gli occhi potrebbe sembrare che Joey sia ancora qui, a spararti Rockaway Beach in faccia. Di essere al CBGB Questo per certi versi è l’aspetto che immalinconisce del progetto Marky Ramone's Blitzkrieg di Marky Ramone, storico batterista dei Ramones.

Immalinconisce perché a livello sonoro è tutto così bello da sembrare che i Ramones siano lì che poi, senza nulla togliere al valente terzetto che accompagna Marky. E realizzare che invece non potranno esserci più (nel 2014 ci ha salutati anche Tommy, predecessore di Marky alla batteria) rattrista. Quando si arriva Pet Sematary  con “I don't want to be buried in a Pet Sematary
I don't want to live my life again”
, sembra quasi una beffa.

Ma bando alle malinconie, alle madeleine, agli amarcord adolescenziali! La serata va avanti tiratissima, tra brani come Psycho Therapy e Do You Wanna Dance c’è solo il tempo  per il bassista di contare One two three four. E poi correre a perdifiato cantando con Ken Stringfellow  I don’t care e Sheena is a punk rocker ad esempio. Incuranti dell’età.

E già, perchè a pogare sonoramente al ritmo di ogni brano, soprattutto in episodi come Judy is a punk, Chinese Rock  e I wanna be sedated, non ci sono solo sedicenni, si intravedono addirittura capelli bianchi. Come se il tempo si fosse fermato, come se non avessero fatto capolino nella scena musicale tanti gruppi che ai Ramones devono tantissimo (tutto il punk californiano dai primi Green Day in poi  ad esempio) e la freschezza della deflagrazione fosse ancora integra ed inebriante e fosse appena iniziata la rivolta del ragazzino di Beat on the Brat.

C’è anche un omaggio a Joey con What a wonderful world, altro piccolo (insomma piccolo) colpo al cuore. E per santificare il Natale cosa c’è di meglio di Merry Christmas (I Don't Want To Fight Tonight)?

Il finale è affidato a Blitzkrieg Bop con il suo “Hey ho, let's go” che è diventato un inno, una granata scagliata sul pubblico. I musicisti salutano, ma Marky saluterà per ultimo. E’ rimasto in disparte dietro il rullante per tutto il tempo. Pur sapendo di essere il motivo per cui gente era lì non ha tolto visibilità ai suoi giovani musicisti. E con aria serafica, niente affatto punk (o forse sì?) si inchina e saluta.

¡Adiós Amigos!