Motta

live report

Motta Roma, Auditorium Parco della Musica

10/09/2021 di Arianna Marsico

#Motta#Italiana#Alternative

“È bello essere a casa”. Per Motta le date a Roma, sua città adottiva, hanno sempre qualcosa in più. Figurarsi poi se si tratta del finale di un tour in un anno che definire balzano sarebbe un pacato eufemismo. Ma la voglia di portare Semplice sul palco deve essere stata più forte della frustrazione per i mille paletti che il momento impone.

Francesco si presenta sul palco con la formazione tutta al completo, nessun riarrangiamento in chiave acustica. Ecco quindi con lui i fidati Giorgio Maria Condemi, Matto Scannicchio, Cesare Petulicchio, Carmine Iuvone e Francesco Chimenti. Proprio la simbiosi tra questi ultimi (rispettivamente violoncello e basso) sarà alla base del muro del suono della serata. Saranno il perno di un groove tribale e orchestrale assieme, che rende di una potenza spaziale brani come Quello che non so di te, Roma stasera (e quanto fa male al cuore sentire cantare “A me piace lo schifo, la puzza di gente…”), È quasi come essere felice.

L’inizio della serata è tutto incentrato sul nuovo disco, con A te, E poi finisco per amarti e L’estate d’autunno.  Motta sorride compiaciuto nel vedere la reazione entusiasta del pubblico, salta, si accovaccia sul palco, corre ad abbracciare i suoi musicisti.

Sono poche le parentesi di quiete che ciclone sonoro il cui occhio sta sul palco. Una è Quando guardiamo una rosa (sul disco con Brunori Sas). Un momento di respiro e raccoglimento per concentrarsi sull’essenza.

Non è che un caso per che altri due momenti del genere siano legati in qualche modo alla famiglia, che Francesco nel corso degli anni non ha mai smesso di ringraziare. Sale sua sorella Alice sul palco ed ecco che la grazia di Qualcosa di normale coccola i presenti. Ma il momento più toccante della serata è per il padre Giovanni, che rimane in piedi ad ascoltarla mentre il resto dei presenti rimane seduto. Gli dedica Mi parli di te con una dolcezza infinita. Al termine del brano tutti si alzano per applaudire, e forse gli applausi non sono solo per il figlio…

Si finisce con Abbiamo vinto un’altra guerra, un’altra canzone che in questo periodo assume un sapore ancora più vero e dolente. E poi, come a teatro, Francesco e la band si affacciano per prendersi tutti insieme i meritatissimi applausi, perché la musica alla fine è come l’aria, senza non si respira.