The Vad Vuc

live report

The Vad Vuc The Vad Vuc fanno esplodere il Black Inside di energia

di Laura Bianchi

Concerto del 08/11/2025

#The Vad Vuc#Italiana#Folk

"Abbiamo saputo che il Black Inside nella programmazione non inserisce cover band...ma noi SIAMO una cover band!" Esordisce così Michele Cerno Carobbio, voce e front man del collettivo italo elvetico The Vad Vuc, che ha risposto con entusiasmo alla chiamata di Paolo Zangara e Fabio Baietti per la rassegna La poetica del Nord Ovest, un percorso nella musica folk d'autore contemporanea. Ma il foltissimo pubblico sa che quello che si sta preparando per questa sera è ben altro che uno di quei concerti anonimi, quei tristi karaoke in cui pur bravi professionisti sbarcano il lunario facendo cantare il pubblico senza proporre nulla di originale; sa che i "kavalli" non fanno cover, ma omaggi, convinti, sentiti, originalmente rielaborati, come quello che presentano come primo brano. È White City dei Pogues, ma tradotta in dialetto ticinese, che mantiene la carica anarchica e polemica della band irlandese e il ritmo punk rock venato di musica celtica: "Oh Città Bianca dei miei sogni Dalla velocità, dagli schemi e dalle noie, Come Atlantide ti sei sprofondata giù. E la leggerezza che andava forte È bruciata sopra un falò, Come un cane nero che corre fuori dalla gabbia, nudo."

Così giocano le loro carte i Vad Vuc: traducendo metà brano in ticinese e lasciando il ritornello in inglese, come Finnegan's Wake, con l'apporto di Riccardo Brega, oppure traducendo il testo integralmente, come Fisherman's Blues, che è riduttivo chiamare cover dei Waterboys (tra l'altro hanno avuto anche il privilegio di suonarla con la band...), che si vena di una malinconia profonda, da stemperare nella voglia di vivere e nella speranza di liberarsi dalle catene e vivere l'amore: "Ma in quel giorno bello e fatale Ti prenderò per mano, e cavalcherò il treno, e sarò un pescatore, con la luce in testa e te tra le braccia."

Benvenuti nel Monastero dei folli Vad Vuc, ensemble di musicisti bravissimi, che, prima di essere i componenti di un gruppo, sono amici, e, prima di divertire, si divertono tra loro; che non si limitano a travolgere il pubblico con Irish Medley fatti di gighe e reel senza fiato, ma sanno scrivere belle canzoni, intrise di divertimento e ritmo, come Maltrainsema, o che, sotto l'apparenza indiavolata, nascondono profonde riflessioni, come in Tegnum la man, con l'intervento rap dello slam poet Simone Savogin, o In fuund al tavul, e strutturare un set alternando momenti di pura energia ad altri di riflessione emozionante, come nell'intensa Il pirata, monologo di un personaggio che la società bolla come perdente, che pure conserva la propria dignità: "Dammi un bicchiere Non ho fretta di andarmene È importante che mi ascolti Prima che arrivi la polizia Sono un malato terminale Hai un rosso da regalarmi? Per il mio ultimo compleanno".

E convince anche Sabotiamo, ancora inedito, che noi abbiamo il privilegio di ascoltare in anteprima, e che invita tutti a sabotare quello che mina la nostra serenità: "Sabotiamo quelle canzoni e quelle religioni che ci fanno credere i migliori Sabotiamo le nostre vite smorte e sporchiamole di colore Sabotiamo le nostre certezze per chiederci chi c'ha ragione".

Alla faccia della cover band, si direbbe; tutti i componenti cospirano a che si realizzi, davanti ai nostri occhi e dentro le nostre orecchie, un'alchimia di suoni e parole, solo apparentemente improvvisati, ma invece accuratamente preparati. Ad esempio, il violino di Alberto Freddi diventa, all'occorrenza, anche una chitarra elettrica, che compie assoli rock, mentre la fisarmonica e le tastiere di Fabio Martino sanno essere di volta in volta liriche, folk o punk; inoltre, spesso Sebastian Cereghetti, Fidel Esteves Pinto, Davide Boshard, Giacomo Ferrari si scambiano gli strumenti, facendo apparire e sparire trombe, tromboni, cucchiai e banjo, mentre il cuore pulsante della batteria di Roberto Panzeri si adegua alle diverse tonalità.

E, se il concerto si chiude con il pubblico tutto in piedi, a cantare lo sgangherato coro di Il male dentro, "Moriremo di diabete, ma non moriremo mai di sete...", tutti hanno la certezza di aver assistito a una serata a forma di ventaglio, con tante emozioni diverse, che ha donato aria alla nostra vita.

Prossima fermata della rassegna: La rosa tatuata, 21 novembre.


FOTO DI FRANCO VALSECCHI