Ryley Walker

live report

Ryley Walker Roma / Chiesa Evangelica Metodista

06/06/2017 di Giovanni Sottosanti

#Ryley Walker#Rock Internazionale#Folk

Unplugged in Monti Church Sessions

Quale luogo migliore di una chiesa in cui officiare quello che, per un cantante o per un gruppo, dovrebbe essere il rito sacro per eccellenza? La Chiesa Evangelica Metodista in via Firenze è una location a dir poco suggestiva, il fascino del sacro e del profano a fondersi in un tutt'uno vincente e insuperabile nel nome della musica.

Tralascerei qualsiasi commento sull'apertura di Weyes Blood, diciamo che se non altro è di bella presenza. Ryley Walker e la band guadagnano il palco senza alcun clamore, quasi con timidezza e circospezione, preferiscono parlare con la musica. Ventotto candeline da spengere tra poco più di un mese per il ragazzo di Rockford, ma il suo nome già da alcuni anni campeggia in bella evidenza nell'olimpo dell'indie folk rock psichedelico. Tre album all'attivo e subito paragoni altisonanti, con i fantasmi di Tim Buckley, Tim Hardin e Nick Drake ad accompagnarlo fin dal primo disco, All Kinds Of You del 2014.

Importanti e per nulla scontate le conferme con le prove successive, Primrose Green dell'anno seguente e Golden Sings That Have Been Sung targato 2016, a delineare in maniera sempre più definita la figura di un autore tanto schivo quanto prezioso ed espressivo.

Il concerto di questa sera ha confermato, in circa un'ora e quaranta di esibizione quanto emerso dall'ascolto dei dischi, con lunghe cavalcate psichedeliche, acide e sognanti, modello Grateful Dead, inframmezzate da oasi di indie folk acustico, fraseggi di chitarra limpidi e cristallini a sostenere un cantato intimo e sofferto, a tratti quasi sussurrato e mistico, per poi sfociare in un mantra ipnotico e ammaliante. Oltre ai precedenti nomi citati come fonte di ispirazione e termine di paragone, aggiungerei all'appello John Fahey, John Renbourn, Jerry Garcia, John Martyn, qualcosa di David Crosby e Van Morrison.

Unico neo può essere individuato in una certa ripetitività che a lungo andare si percepisce, sia su disco che nella dimensione live, manca forse qualche guizzo di fantasia in più, Ryley Walker è giovane e di strada da percorrere ci si augura ne abbia ancora molta. Del resto è anche vero che da un certo genere di concerti non ci si può aspettare la scarica elettrica, la botta di adrenalina, sono concerti da gustare e assaporare lentamente, con la giusta predisposizione nello spirito. Penso che Il folk rock oltre ad un genere musicale sia uno stato dell'anima, che cresce e prolifera in territori nascosti, anfratti brumosi e sentieri boschivi, sapori autunnali, a volte malinconici, colori pastello e suoni sospesi.

Foto di: Antonio Ruotolo