Diodato

live report

Diodato Diodato accende fuochi con il suo fascino discreto e sinuoso a Barletta

di Ambrosia J. S. Imbornone

Concerto del 03/08/2025

#Diodato#Italiana#Canzone d`autore

È una serata fresca e appena ventosa quella che accoglie Diodato per la prima volta a Barletta nel Fossato del Castello Svevo per l’Oversound Music Festival.

Il 3 agosto 2025 il cantautore tarantino, accompagnato dalla sua eccellente band, porta sul palco della città della Disfida l’autenticità vivida e vibrante della sua musica (e quindi inevitabilmente sé stesso), con le sue differenti anime: la prima e forse la più evidente e famosa è quella più intima e sofferta, che rappresenta l’amore con pathos e profondo realismo. Quest’anima gli fa meritare l’epiteto di “poeta” che spesso riecheggia tra le file del pubblico e si manifesta nell’intensità delle sue interpretazioni, dagli echi spesso yorkiani, negli acuti che trafiggono in Babilonia (portata a Sanremo Giovani nel 2014), nella struttura classica di molte delle sue canzoni, con apertura melodica avvolgente nel ritornello.



Merita una menzione d’onore in tal senso un brano-manifesto come Un atto di rivoluzione, che, tra trame acustiche, note di piano e il violino dell’immenso Rodrigo D’Erasmo, in un mondo arido, disilluso, dipinto come abbandonato forse persino da Dio, mette in evidenza quanto possa essere ancora importante e controcorrente raccontare un’emozione, come fanno appunto Antonio Diodato e i suoi ottimi compagni di strada (Andrea Bianchi di Castelbianco alla chitarra, Lorenzo di Biasi alle tastiere, Gabriele Lazzarotti al basso, Alessandro Commisso alla batteria, oltre appunto al già citato e magistrale D’Erasmo). Altri picchi d’intensità si toccano nel carpe diem di Adesso (Sanremo 2018), nell’emozionante Fino a farci scomparire o nella conclusiva, trascinante e mediterranea Che vita meravigliosa, cantico di una vita “dolorosa, seducente, miracolosa”, già colonna sonora perfetta de La dea fortuna di Ferzan Özpetek, premiata con un David di Donatello e un Nastro d’argento per la miglior canzone originale.



Per cantare canzoni come queste due, o la precedente Molto amore, Diodato invita ad alzarsi gli spettatori, ammirati e rispettosi nel religioso silenzio in cui lo ascoltano nelle ballate, coinvolti, ma a tratti un po’ timidi, per poi chiamarli anche a raccogliersi proprio davanti alle transenne: “Scambiamoci un po’ d’amore”, dice il cantautore, mostrando un’altra appunto delle sue anime, quella appena più lieve che si immerge nella notte e nel buio nasconde lividi segreti, come le occhiaie e la malinconia dietro gli Occhiali da sole (dall’album Così speciale del 2023, molto apprezzata dai fan), ma pure svelando al contempo la sua anima più passionale. Sul palco, vestito di nero, con il suo fisico sottile, tanto che sotto la maglia larga gli puoi contare le costole come un Cristo in croce, si muove sinuoso in un ritmo estatico, disegnando con le mani e i fianchi linee e curve, come un funambolo, o un folletto delle selve e delle tenebre.

Diodato ha dentro di sé una luce, che da un lato può sembrare quella di faro distante, una fonte intangibile e pura di bellezza, ma dall’altro è calore che riscalda, è fuoco che cova sotto le ceneri e fa trasparire qui e lì qualcosa di vagamente febbrile e sensuale nelle sue canzoni, nell’alchimia convincente con la band, in momenti blueseggianti e trascinanti (la tagliente Ma che vuoi, brano del primo album del 2013 E forse sono pazzo, rivisitato nell’ultimo Ho acceso un fuoco, un pezzo che sfocia quasi in un indiavolato rock’n’roll “politico”, con la band in grande spolvero e la batteria in bell’evidenza), o in pezzi tinti in qualche modo di colori psych, o mentre balla sulla trama sintetica, un po’ alla Battiato, di Alveari (da Che vita meravigliosa, 2020):

“E poi cadere un giorno

Cadere un giorno e ricordarsi che

È tutto così fragile

Un equilibrio facile da perdere

Ma cadere non è inutile

Cadere non è inutile

Cadere è ritrovarsi, ricordarsi di nuovo

Dell'essenziale invisibile

E adesso guarda che cosa succede

Fuori da questo sputo di strade

Fuori da questo mondo perfetto

Che esiste solo se ignori che esiste tutto il resto

Che fuori c'è la guerra

Non te ne accorgi più

Che sei anche tu un soldato

Che spari pure tu”.

E quindi ormai l’avrete capito: Diodato non è mai stato abituato a parlare solo d’amore, ma la sua ultima anima, forse quella più ammirabile, è quella impegnata e combattiva del cantastorie che osserva il presente, si fa in qualche modo attivista, difende le sue idee e la sua terra. Ed eccola, la vicina Taranto, appunto nella pluripremiata La mia terra (insignita non solo anche qui di un David e un Nastro d’argento come migliore canzone originale della Palazzina Laf, ma anche di una Targa Tenco e del Premio Amnesty International Italia 2024 nella sezione Big): qui il fuoco è quello acceso da preziose scintille di riflessione e quello che si fa “fumo di guerra”, “fumo che mangia il futuro / che ogni respiro scongiuro / ai tamburi si afferra / su un ritmo di guerra”:

“Eppure amore mio

Non si è mai spezzato

Questo sogno fatato

Che ci tiene legati con tutto l'amore alla terra

Che non abbiamo difeso

Ed ora è un campo minato

Su cui crescono fiori bellissimi”.


Prima della canzone l’artista accenna implicitamente alle ultime vicende politiche di Taranto (con le dimissioni, poi revocate, del sindaco Piero Bitetti, poco prima dell’approvazione del decreto ex-Ilva per il rilancio del polo siderurgico), sottolineando come ancora una volta in questi giorni la vita dei tarantini sia apparsa come negoziabile. Mentre “è in corso un genocidio” a Gaza, Diodato ricorda l’esigenza che lo ha portato a scrivere e pubblicare (tra l’altro in una data, direi, non casuale, il 25 aprile), la catartica e gitana Non ci credo più, per prendere le distanze da ciò che non condivide e che divide:

“A chi mi dice che è una guerra santa

A chi mi dice che è una guerra giusta

A chi mi dice che la guerra è guerra

E allora vale tutto, tutti giù per terra

A chi mi dice che al di là del confine sarò per sempre straniero

E se vuoi stare coi giusti, non devi pensare e seguire il sentiero”.

All’indifferenza, alla passività, Diodato contrappone chiaramente l’empatia, che anche in questo fortunato tour estivo ricrea con il suo affezionato pubblico, persone di generazioni diverse che affascina con la costante della sua eleganza musicale, mostrata anche in un’accorata e raffinatissima versione della nostalgica Cucurrucucú paloma del cantautore messicano Tomás Méndez.

Così, con il suo fascino discreto e suadente e il calore convinto delle sue idee, il cantautore ha ammaliato anche Barletta, dando voce, tra l’altro, alle inquietudini, oggi probabilmente sottorappresentate, dei quarantenni che non rientrano nello stereotipo della famigliola felice, ma neanche nei cliché stantii dei latin lover, ma collezionano gioie e amarezze tra passioni spezzate, la lotta contro la paura della felicità, amore per la vita ed ideali che bruciano ancora. E lascia un ricordo da custodire alla città della Disfida, tra cantautorato, folk, accenti rock british e interpretazioni struggenti e impetuose, tra il piano delicato e insieme appassionato di Ormai non c’eri che tu, i ricami di violino e le chitarre del crescendo di Mi si scioglie la bocca (da Cosa siamo diventati, 2017, poi riproposta in Ho acceso un fuoco):

“Chiedilo al vento

Cosa gli ho detto di te

Cosa è venuto a cercare il mio sguardo dentro di te

L'ho dato al vento

Il mio tormento per te

Perché ho temuto che il fuoco potesse ridurmi in cenere, amore

Mi si scioglie la bocca

Proprio quando ti sono vicino

E vorrei raccontarti il dolore, la prontezza rapace

Con cui uccide il tuo odore

A me piace sentirlo scavare

Fino in fondo al mio petto capace

Di afferrare e fermarlo, questo cuore che non mi dà pace”.

Chapeau.


Un PS per un off-topic: un plauso alla pazienza e alla cortesia di Caparezza, che a sua volta suonerà all’Oversound Music Festival domani, 5 agosto, a Lecce, alle Cave del Duca, e il 4 settembre a Bari, al Padiglione 71 della Fiera del Levante: presenza immancabile agli eventi musicali e culturali della zona, non passa mai inosservato e in platea non si è sottratto alle tantissime persone che lo hanno voluto salutare o gli hanno chiesto una foto fino a pochi minuti prima che il concerto di Diodato cominciasse.

Scaletta*:

Un’altra estate

Adesso

Mi si scioglie la bocca

Alveari

Così speciale

 La mia terra

Ormai non c'eri che tu

Un atto di rivoluzione 

Ma che vuoi

Patologia

Babilonia 

Occhiali da sole

Cucurrucucú paloma

Non ci credo più

Di questa felicità 

Molto amore

Fino a farci scomparire

Fai rumore 

Encore:

Ti muovi

Che vita meravigliosa 

*a memoria!

Prossime date live di Diodato:

09/08 PALERMO Teatro di Verdura - Dream Pop Fest

14/08 MACERATA Sferisterio

30/08 MANTOVA Palazzo Te - Mantova Summer Festival

04/09 VICENZA Piazza dei Signori - Vicenza in Festival

05/09 BRESCIA Piazza della Loggia

11/09 ROMA Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Cavea - Roma Summer Fest