Daniele Silvestri

live report

Daniele Silvestri Roma , Auditorium Parco della Musica

03/08/2020 di Arianna Marsico

#Daniele Silvestri#Italiana#Alternative la cosa giusta

“Cohiba è una speranza”.

Con queste parole Daniele Silvestri spiegherà il no alle richieste di suonare Cohiba nell’ultima parte del concerto alla Cavea dell’Auditorium Ennio Morricone, quella dedicata alle richieste del pubblico.

E dice no perché Cohiba è un brano che non può essere concepito senza assembramento, senza una vicinanza anche fisica e non solo di intenti.

Il tour La cosa giusta non è per Silvestri solo un’ulteriore conferma di un suo impegno non solo a chiacchere. È vero, la prima motivazione è stata quella di capire come poter fare qualcosa (come affermò durante un’intervista a Propaganda live in pieno lockdown) per rimettere in piedi il mondo della musica dal vivo, soprattutto per le maestranze, che verranno ringraziate una per una e invitate alla fine a ricevere i meritati applausi. Ma si è rivelata un’occasione per mettersi alla prova come musicista, assieme alla sua fidatissima formazione. Con Piero Monterisi (batteria), Gabriele Lazzarotti (basso), Gianluca Misiti (tastiere e sintetizzatori), Daniele Fiaschi (chitarre), Marco Santoro (fagotto e tromba), Jose Ramon Caraballo Armas (tromba e percussioni) e Duilio Galioto (tastiere) ha passato ore e ore a provare, riprovare, a riarrangiare i pezzi per una scaletta che rispecchiasse l’esigenza di maggiore essenzialità, rispolverando brani come Il Dado dalla scatola dei ricordi anni ‘90. Scaletta che poi Daniele si diverte a stravolgere, assecondando appunto le richieste del pubblico.

L’affiatamento con la band è lampante, così come con Mirkoeilcane, invitato anche sul palco con la sua Per Fortuna dopo aver aperto la serata.

È questa dimensione umana di Silvestri che rende possibile la magia de La cosa giusta. Perché la bravura dei musicisti senza l’alchimia non è la stessa cosa. E così si passeggia per Le strade di Francia, si balla e si riflette su L’appello, si sorride con Salirò E La paranza.

Il mio nemico e Aria saturano l’atmosfera, e l’ora d’aria di cui si parla nella seconda canzone ha tutto un altro valore dopo i mesi difficili e incredibili trascorsi.

Uno dei doni che lascia il concerto è la consapevolezza che nulla nella nostra quotidianità possa essere dato per scontato, e che ogni giorno vada riconquistato un millimetro del nostro spazio nel mondo. E così la finale e ironica Testardo non assume solo un valore goliardico, ma anche di rivalsa e sfida.