interviste
Reno Brandoni Brandoni e l'AI, un dialogo sorprendente
ARIANNA MARSICO: Ammetto di essere rimasta piuttosto sorpresa e disorientata da questo libro. Ero abituata ai tuoi racconti tra storia e fantasia, qui sembrava quasi di parlare con HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio. Tu invece in questo dialogo con l’AI sei parso molto a tuo agio, o sbaglio?
RENO BRANDONI: Fondamentalmente rimango un musicista e poter dialogare così accuratamente e approfonditamente di argomenti che mi stanno a cuore mi fa sentire a mio agio. Da tempo cercavo di affrontare il tema dell’intelligenza artificiale, più per curiosità che per necessità. Così ho deciso di sfidarla nel campo che conosco meglio, la musica, pensando inizialmente a un semplice gioco che mi avrebbe permesso di comprenderne le possibilità.
A.M.: Cosa ti ha spinto a scrivere quest’opera a quattro mani o, meglio, due menti?
R.B.: La conversazione si è trasformata presto in qualcosa di più coinvolgente, con domande sempre più sfidanti da entrambe le parti, nel tentativo di conoscerci meglio. Quell’intesa mi ha appassionato al punto da voler trascrivere il dialogo, anche per contribuire a non “demonizzare” l’AI e mostrarne invece il potenziale come strumento di supporto creativo.
A.M.: Il tuo racconto della nascita de Il mondo invisibile è molto toccante; credi che la musica generata dall’AI potrà mai avere una simile portata emotiva? “Lei” sembra ammettere che i luoghi e gli odori in fondo non potrà mai percepirli?
R.B.: Istintivamente mi verrebbe da rispondere no. Poi, come sempre quando parlo della musica attuale, cerco di ricordare il mio passato, quando in casa ascoltavo la musica degli anni ’70 e mio padre appassionato di Modugno e di musica classica mi guardava sbalordito, ritenendo privi di emozioni i suoni dei sintetizzatori o delle chitarre elettriche. Eppure, col tempo, quei suoni si sono trasformati in qualcosa di imprescindibile nella nostra cultura musicale. Bisogna dare al tempo il suo tempo. L’AI non potrà percepire odori o luoghi, ma può comprendere l’effetto che essi hanno su di noi e replicarlo, aprendo nuovi scenari e opportunità
A.M.: Ti riconosci negli scenari futuri che l’AI ha prospettato nei suoi capitoli? Soprattutto in una tendenza più esperienziale e immersiva e spesso meno intima?
R.B.: Una cosa non esclude l’altra. Ormai viviamo, purtroppo, di musica passiva. Dal supermercato al bar le playlist ci inseguono cercando di catturarci con algoritmi che propongo sequenze musicali non scelte da noi, Rendere tutto questo più personalizzato può essere un vantaggio e una prospettiva interessante per quella modalità di ascolto. Quando cerco una esperienza più immersiva, mi seggo sul mio divano preferito e ascolto un vinile, con la copertina del disco in mano. Mi gusto ogni sfumatura, sia auditiva che visiva. È ancora bello leggere i nomi dei musicisti che hanno suonato, i titoli delle canzoni, gli studi dove è stato registrato… scoprire che dietro un lavoro musicale c’è ancora umanità.
A.M.: Per quanto riguarda il Brandoni musicista, pensi che ti avvarrai di contributi AI, anche semplici suggerimenti da rielaborare personalmente?
R.B.: Sto usando l’AI per gli arrangiamenti, posso simulare parti orchestrali ancora prima di scriverle per capirne subito l’effetto. È uno strumento creativo e stimolante che ti permette di esplorare combinazioni infinite. Certo, oggi si può anche chiedere all’AI di comporre un brano da zero, ma quella è un'altra storia. Il risultato quasi sempre è in un primo momento esaltante, poi rapidamente decade e diventa insignificante. Sa di già sentito, niente di stimolante. Non credo sia un mondo, quest'ultimo, che appartenga agli artisti che vogliono scolpire la propria opera con le proprie mani.
A.M.:Grazie mille da tutta Mescalina e dai nostri lettori!
L'autore
Reno Brandoni è un chitarrista e scrittore che ha alle spalle una lunga e importante carriera di collaborazioni con Stefan Grossman, John Renbourn, Duck Baker e Dave Van Rock. È attivo dagli anni ‘80 come musicista, pubblicando gli album Bluesando (1984), Zingarom (2005), Yelda (2006), Anema e Corde con Giorgio Cordini (2008) e Indifeso (2017), i manuali La chitarra di Giovanni Unterberger in tablatura, Chitarristi Italiani la loro musica le loro idee, Open Tuning Basics, Come suonare la chitarra fingerpicking, ed esibendosi nei più importanti teatri italiani.
L’avventura come autore per ragazzi ha inizio nel 2017 con la pubblicazione per Edizioni Curci del libro Il Re del Blues, dedicato all’affascinante e misteriosa vita del bluesman Robert Johnson. L’anno successivo escono i libri La notte in cui inventarono il rock, incentrato sulla vita del noto chitarrista Jimi Hendrix, e Una classica serata jazz, un dialogo immaginario tra Fryderyk Chopin e Michel Petrucciani per un confronto tra musica classica e jazz. Nel 2020 pubblica L’ultimo viaggio di Billie, un viaggio appassionato negli abissi più profondi del blues, per raccontare la storia di una delle più grandi cantanti jazz di tutti i tempi: Billie Holiday.
Per Curci firma anche Filastrocche per sentirsi grandi, un romanzo di formazione che comprende 9 filastrocche in musica, ascoltabili durante la lettura attraverso i QR code nascosti fra le pagine. Il testo contiene anche due brani, Il sole nasce per tutti e Filastrocca alla rovescia che vedono la partecipazione del trombettista Paolo Fresu. Nel 2021 esce, sempre per Curci Come una stella, libro ispirato alla vita di Lady Gaga, in cui tratta il tema del bullismo. Per Le Ruzzole pubblica i volumi per ragazzi Il polpo Pippo e Il ladro di Colli. Nel 2022 pubblica Paolino, libro illustrato dedicato Paolo Fresu e nel 2023 Schiavi per la musica, Le stelle si stanno spegnendo e Leggende della musica. Nel 2024 viene pubblicato L’amore supremo, libro dedicato alla leggenda di John Coltrane. Nel 2025 per Le Ruzzole esce La musica nasce dove deve nascere Conversazioni sulla musica con l’intelligenza artificiale.
Reno porta il suo lavoro in giro per spettacoli e laboratori rivolti a un pubblico di ogni età.