Maria Teresa Lonetti

Maria Teresa Lonetti


16/09/2011 - di Vittorio Formenti
Maria Teresa Lonetti è una giovane cantautrice calabrese residente a Parma. Attiva nel segmento del cosiddetto New Folk ha dato recentemente alle stampe il suo CD di esordio, La Grande Danza, del quale abbiamo gia’ parlato in testata. L’intervista che segue approfondisce l’approccio di Maria Teresa al progetto evidenziandone, almeno a nostro avviso, la serieta’ degli intenti e la serenita’ dei metodi perseguiti entrambe con intelligenti scelte in termini di collaborazione artistica. Ci auguriamo che il servizio che segue stimoli l’interesse all’ascolto del disco, meritevole di attenzione a tutto tondo. Nel frattempo buona lettura.
Mescalina: prima di parlare specificamente del tuo disco d’esordio dacci qualche ragguaglio sul tuo progetto artístico.
***Maria: in realta´ prima di questo lavoro, che comunque va effettivamente considerato come il mio debutto, avevo pubblicato un CD di 10 canzoni che desidero ricordare per il significato che ha avuto nei miei passi successivi. Al momento ho una band fissa composta da cinque elementi con cui opero in modo molto efficace; testi e musiche sono mie ma il contributo del gruppo e’ fondamentale. Insieme  si sta sviluppando un tragitto completo, incominciato tempo fa ed arrivato ad un punto preciso con La Grande Danza, momento che pero’ va inserito in una traettoria artistica piu’ articolata, che si nutre del passato ed alimenta il futuro.

***Mescalina: in effetti la musica che esprimete pare un tassello di quel fenomeno piu’ generale che molti definiscono “New Folk” e che annovera nomi quali gli Yo Yo Mundi, i Luf e, per certi versi, anche Van De Sfroos. Filone che non riproduce brani tradizionali ma propone composizioni originali ispirate tuttavia ad un patrimonio popolare.
***Maria: mi riconosco certamente in questo ambito e nello sforzo creativo che richiede, non essendo affatto facile trovare qualcosa di nuovo riferendosi al “vecchio”. Per me i valori della tradizione, della famiglia, delle emozioni della terra d’origine hanno un senso  basilare; sono calabrese di nascita, trovo la mia terra meravigliosa al di la’ di tutti i problemi che indubbiamente patisce, sono molto legata ai ricordi del paesino dove vissi la mia infanzia : Melissa, una realta’ veramente fuori dal mondo nella quale era inevitabile che ti inventassi un mondo tuo parallelo per tirare avanti; l’alternativa era non fare alcunche’.  Ritengo che l’assenza di modernita’ vissuta in quel mondo sia stata la vera leva della mia creativita’, il motore che mi ha obbligato a pensare a qualcosa e che mi ha consentito di chiudere in uno scrigno tutto mio emozioni e ricordi che ora sento di esprimere.

***Mescalina: quanto c’e’ di razionale quindi e quanto di istintivo in quello che realizzi?
***Maria: di razionale, o anche solo di meditato, direi proprio poco. La nascita della band è stata piuttosto casuale; mi ero trasferita a Parma all’eta’ di 19 anni e lì ero con un gruppo con cui eseguivamo brani di jazz e bossa nova. Un amico molto speciale mi ascoltò ed insistette perchè mi mettessi in gioco con del materiale mio; la cosa mi preoccupo’ parecchio dato che presentarsi con tue composizioni e’ tutta un’altra cosa rispetto al proporre delle cover. Avevo dei brani miei, qualcuno composto anche in dialetto, ed accettai la sfida; incontrai diversi musicisti fino ad arrivare alla situazione di oggi, raggiunta senza una traettoria preprogrammata.

***Mescalina :  dicci qualcosa sulla band
***Maria: con me lavorano cinque musicisti eccellenti, amici e a tutti gli effetti parte integrante del mio mondo e del progetto. Tomas Carretta, chitarrista, e’ praticamente il mio braccio destro “artistico”, molto preciso fino alla pignoleria nella cura dei particolari e dei suoni; parmense dotato di un cuore mediterraneo straordinario lo potete conoscere nel brano L’eco del Mediterraneo, pezzo tutto suo che ne esprime appieno la personalità e che sono molto orgogliosa di avere nel mio album d’esordio. Antonio Bodini, batterista, è quello che da piu’ tempo partecipa al progetto; ci ha sempre creduto con grinta  de ha sempre sostenuto e caratterizzato con la sua conoscenza e grinta  le mie canzoni al meglio. Una presenza determinante. Insomma, senza di lui la band non si muove! Massimo Spadotto al basso è il secondo entrato nel progetto. Un elemento fondamentale di equilibrio non solo musicale ma anche di unione della band. Io lo chiamo simpaticamente  “il mio guru” ma la cosa bella è che la sua sensibilità  si traduce in una raffinatezza particolare . Fiorenzo Fuscaldi alle percussioni, è il nostro pozzo di saggezza musicale. Ha suonato con tantissime realtà musicali e cio’ ha portato nell’album una ventata di colori che fa decisamente la differenza.  Emanuele Mazzaschi alla fisarmonica ed al piano completano l’organico.  E’ rientrato nella band dopo un po’ di giri in altre realtà  che gli hanno consentito di mescolare al meglio conoscenza ed istinto musicale. La sua freschezza nella fisarmonica e piano e’ inconfondibile. In più è per me adrenalina pura durante live perché è ancor più a Sud di me con l’anima. Per me sono una vera e propria seconda famiglia e li devo veramente ringraziare; da sola puoi fare qualcosa ma senza una band che ti aiuta, ti capisce, interviene e partecipa fai proprio poca strada.

***Mescalina: nella pratica il gruppo ti accompagna, arrangia, compone, sviluppa le tue idee o fa qualcos’altro che non abbiamo detto?
***Maria: quando arrivo generalmente ho gia’ testi e musica pensati, talvolta ho anche in mente gli arrangiamenti; la canzone e’ gia’ nelle mie orecchie e cerco di spiegare loro come vorrei che uscisse. Per inciso, questo passaggio adesso è relativamente agevole data l’empatia creatasi ma all’inizio ho avuto qualche problema nel trasmettere le mie idee. Da questo momento in poi inizia un vero e proprio lavoro di gruppo che porta alla creazione degli assoli, tema nel quale difficilmente metto il naso se non per dire dove mi piacerebbe averne uno, fino alla definizione dei timbri strumentali.

***Mescalina: alla fine le canzoni le senti comunque ancora tue?
***Maria: certamente si’. Il gruppo rispetta molto la matrice di base iniziale e lavora valorizzandone il senso senza assolutamente stravolgerlo. Il loro contributo e’  molto importante sulla grammatica musicale; io non ho studiato musica e quello che ho imparato l’ho appreso da autodidatta. Ogni tanto quindi introduco degli evidenti strafalcioni di sintassi in armonia o ritmo che loro mi evidenziano e mi correggono, spesso con molta pazienza vista la mia cocciutaggine ma sempre con un contributo mirato a rendere il pezzo secondo l’idea originale .A  volte  poi  questi strafalcioni rimangono nelle canzoni perché, come dicon loro, alle “invenzioni Lonettiane” non c’e’ rimedio!!  Non è comunque infrequente anche il caso di una costruzione congiunta del pezzo; quando arrivo con solo il testo o comunque senza avere sviluppato tutto scatta un lavoro di gruppo che poi rivediamo insieme, sempre pero’ alla luce di quello che avrei immaginato avrebbe potuto essere.

***Mescalina:  a proposito di sintassi musicale, nelle tue composizioni il ritmo pare avere un’importanza speciale. E’ un ingrediente dal quale parti o lo introducete a posteriori?
***Maria: è un elemento nativo soprattutto nei brani piu’ folk, quelli che compongo in dialetto e che piu’ si rifanno alle mie radici meridionali. In questi pezzi il gruppo addirittura esige che io suoni la chitarra per dare quella cadenza “sporca, tipica del mio essere del sud, che loro stessi riconoscono non poter riprodurre. In generale su questo aspetto sono molto pignola, mi piace curare che tutte le sfumature siano a posto e, inoltre, ho una particolare predilezione per i tempi dispari. Capita anche che un brano inizi in ¾, prosegua in 5/4 e poi passi ai 7/4; questo perche’ a me e’ sempre piaciuto ascoltare musica che non mi annoi, che continui a sorprendermi; questa tecnica penso agevoli questo effetto.

***Mescalina: in effetti qui c’e’ uno dei valori del disco: l’ottima sintesi tra radici folk e varieta’ di un comporre piu’ artistico. In questo senso sarebbe interessante approfondire altri spunti che il lavoro propone al di la’ della matrice base; ad esempio, in diversi passaggi si notano echi, equilibrati,  di rock progressivo.
***Maria:  in effetti Tomas ha un retroterra molto ricco sulla musica rock ed e’ bello che questo possa essere notato; questo dimostra che la band e’ un vero e proprio organismo in cui nessuno e’ passivo e tutti possono mettere del proprio.

***Mescalina: quali sono i contributi che i membri della band apportano?
***Maria: il bagaglio musicale dei componenti del gruppo e’ veramente esteso. Si va dal progressive al jazz, dal folk al rock anni ’70; il bello e’ che lo spettro delle eta’ e’ molto esteso per cui ognuno porta un’influenza sua propria che, unita a quella degli altri, consente di avere a disposizione davvero tanti riferimenti. Mi sento molto fortunata perche’ ciascuno apporta il meglio del suo periodo storico, per cui posso attingere a contributi davvero importanti.

***Mescalina: passiamo ora ai testi. Certamente di primaria importanza ci sono apparsi, almeno in diversi momenti, piuttosto ermetici, simbolisti, quasi alla De Gregori.
***Maria: anche questo e’ un aspetto spinoso e gustoso. Sovente i compagni del combo mi hanno sottolineato certe incomprensibilita’ che, a loro dire, erano causate dal mio linguaggio, il “lonettese”... In realta’ in alcuni passaggi, come per esempio in Giugno, credo che le parole siano molto chiare nel loro senso: il tema sociale, l’indifferenza, il potere lontano dalla gente e cosi’ via. In altri momenti, come nel brano conclusivo L’oste di sorte, i tratti sono più articolati; Quando ho scritto questa canzone immaginavo  di trovarmi  in un’enoteca in cui ciascuno andava a comprare la bottiglia nella quale era contenuta la propria sorte, un modo per rappresentare il fatto che, in definitiva, quello che ti succede te lo procuri tu.  Non c’e’ dubbi che in alcuni casi i testi possono apparire piu’ astratti, come in Ballata, anche se sono sempre conseguenza di emozioni, pensieri ed intenzioni.

***Mescalina: dicci qualcosa sulla cover degli Yo Yo Mundi, La danza dei pesci spada, che hai registrato anche con il contributo del loro leader Paolo Archetti Maestri.
***Maria: Gli Yo Yo Mundi sono una realta’ fantastica, geniali musicalmenete ma anche modesti e disponibili,  li adoro davvero. La cosa e’ successa quasi per caso; ogni tanto ciascuno di noi propone delle cover, giusto per variare;  il batterista, che e’ un fan degli YYM, propose questo brano perche’ il riferimento ai pesci spada era coerente con il mio sud e decise di chiedere loro gli accordi. Paolo, gentilissimo e disponibile, ci diede l’armonia e iniziò un rapporto spontaneo che portò alla partecipazione nel disco. Credo che abbiano compreso la sincerita’ del nostro entusiasmo e l’assenza di secondi fini per cui alla fine ci hanno addirittura appoggiato con la loro etichetta e sono intervenuti nella realizzazione; Paolo ci ha seguito molto e Fabio ha partecipato in modo meticoloso,  nella fase del mastering e del mixing.

***Mescalina: la loro discrezione e’ evidente in tutti i passaggi, anche nella loro cover dove Paolo pare addirittura un cavalier sevrente tuo accettando una tonalita’ tutto sommato non sua.
***Maria: verissimo, Paolo è entrato in punta di piedi su quel brano che, in definitiva, era poi suo. Questo ne dimostra la caratura morale e personale, la sua disponibilita’ verso gli altri del tutto fuori dal comune.  Personalmente ho trovato molto facile, quasi naturale, continuare nei contatti con loro proprio per questo rispetto che hanno sempre dimostrato nei confronti della mia personalita’; molti suggerimenti ma mai imposizioni o giudizi stentorei , il che mi ha sempre permesso di mantere la linea su me stessa.

***Mescalina: te stessa... bello spunto.  I tuoi testi non sono cantautorali nel senso comune del termine. Non esprimi situazioni solipsistiche, ti proietti verso il mondo esterno, eviti drammi esistenziali, preferisci i colori al bianco e nero.
***Maria: in effetti quando mi chiedono se sono  una cantautrice io rispondo affermativamente ma preciso subito che non racconto storie “tristi”. Purtroppo il luogo comune del cantautore triste e dimesso e’ ancora vivo ma davvero non mi appartiene; io vengo dal sud e vivo la vita con gusto, nonostante i problemi che ho avuto come peraltro ciascuno di noi. La musica per me non è una terapia psicologica ma è un modo di stare al mondo, un respiro vitale. Nel disco ci sono alcune canzoni che parlano di me, come Nanna Mia, ma sono racconti solari; questo brano per esempio si riferisce a mia nonna, che mi ha inculcato la passione per il canto e che mi ha sempre incoraggiato; nessuna introspezione, solo un racconto relativo ad una figura che e’ stata per me essenziale. Ricordo che lei emigro’ in America e anche li’, al ristorante in cui lavorava, cantava evidentemente per mantenere vivo il rapporto con la sua terra ormai lontana. Da piccola andai per tre mesi a trovarla e questi ricordi sono ancora forti, a maggior ragione oggi quando anch’io in qualche modo ho avuto vicissitudini simili avendo lasciato la famiglia per cercare una mia via.

***Mescalina: il titolo del cd, La Grande Danza, appare a questo punto particolarmente adatto per evidenziare questo aspetto di esperienze multiple.
***Maria: il titolo, tratto da una frase del brano Giugno, e’ stato scelto proprio per il senso di movimento e di ciclo vitale che il concetto di “ballo” favorisce. E’ stato proposto dal batterista e tutti hanno concordato trovandolo adatto a precisare che quanto registrato e’ frutto di un ciclo, di una storia comune evolutasi nel tempo.

***Mescalina: ritieni che ci sia qualche brano particolarmente rappresentativo del senso del progetto?
***Maria: non credo ci sia un solo vero e proprio brano in grado di essere definito cosi’. Giugno, che ho già ricordato prima, è certamente simbolico ma anche Evviva la società  trovo sia un campione importante nella track list. Ironico, divertente ma anche tagliente, in grado di dire le cose giuste nel modo giusto, almeno secondo noi ovviamente; poi ha quei ritmi dispari di cui parlavo.  Un altro episodio significativo per motivi differenti e’ Dec’anni,  cantata in dialetto, acustica e forse l’unica canzone davvero intima. Lo spunto e’ stato quanto mia mamma mi “raccontava” nei momenti in cui mi lamentavo delle poche cose che c’erano al paese natio; lei mi raccomandava di sapermi  accontentare perche’ ai suoi tempi, a dieci anni, si andava a lavorare nei campi e le difficolta’ erano maggiori. Ci ho colto una nostalgia di un’infanzia tutto sommato non vissuta e mi sono resa conto dell’attualita’ di questo problema:  molti bimbi del Sud del mondo e non solo ancora oggi sono obbligati a lavorare  per aiutare le loro famiglie privandosi di un’infanzia leggera e giocosa. Mi sento davvero di parlare con gli occhi di mia madre, alla quale la canzone resta ispirata e dedicata.

***Mescalina: credi di essere quindi riuscita a esprimerti compiutamente nel lavoro?
***Maria: abbastanza, anche se mi piacerebbe poter cantare ancora di piu’ in dialetto, che rappresenta una dimensione a me molto cara. In realta’ non penserei a una registrazione tutta dialettale, ma vorrei spostare l’equilibrio rispetto a La Grande Danza,  dove i testi in calabrese sono solo tre. Ho qualche inedito gia’ pronto, quando andro’ in vacanza dalle mie parti certamente avro’ lo stimolo per scrivere qualcosa di nuovo, vederemo cosa ne esce... sicuramente mi trovo in un buon periodo di fermento creativo.

***Mescalina: dal vivo come vi proponete? Cercate la coerenza con le versioni su disco o, come molti, preferite sessioni piu’ “dure”?
***Maria: personalmente non concepisco chi dal vivo propone i brani in modo diverso, se non stravolto, rispetto all’originale. Se scelgo di andare ad un concerto perche’ di un artista mi e’ piaciuto il disco non gradirei di sentirmi proporre una versione non rispettosa della matrice base. Per questo dal vivo siamo come da disco, anche perche’ il disco stesso e’ dal vivo! Non ci sono state sovraproduzioni, elaborazioni di master, effetti speciali, supporti elettronici; niente di tutto cio’. Tutto cio’ che si sente e’ stato prodotto dal vivo, a cominciare dal “lavoraccio” a cui ha dovuto sottoporsi il percussionista proprio per rendere certi suoni al momento giusto senza alcun supporto computerizzato.

***Mescalina: come vanno le esibizioni dal vivo? Riuscite ad avere opportunita’ e attenzione di pubblico?
***Maria: quando riusciamo a suonare le cose vanno sempre molto bene, riceviamo complimenti e registriamo un calore partecipativo intenso. Siamo andati a Bergamo col mio dialetto calabrese e il risultato è stato molto confortante; lo stesso a Parma,  o anche a Milano. Il problema adesso è trovare la chiave per presentarsi ed essere accettati cosi’ come siamo; non è solo un problema di coerenza con se stessi, è anche un dato oggettivo legato al fatto che io non riuscirei a comporre cose differenti da quelle che mi vengono spontanee. Abbiamo il supporto di un buon ufficio stampa, siamo qui a parlare con voi, speriamo che il tutto ci aiuti;  anzi ne approfitto per invitare tutti i lettori a dare un’occhiata e far un giro nel nostro sito www.mariateresalonetti.com dove si potranno trovare informazioni su di noi, foto, recensioni e soprattutto acquistare il nostro album “La Grande danza” on line. Speriamo di incontrare molti nuovi amici!

***Mescalina: bene, classica domandona di chiusura! I cinque CD dell’isola deserta di Maria Teresa quali sono?
***Maria: ah, bella domanda...direi comunque:
Pino Daniele - ero a meta’
Jethro Tull - Minstrel in the Gallery
Smiths - The Queen is dead
Doors - The Doors
Per il quinto farei a metà tra Ciaikowski, Bach, Mozart e Maria Betania, Jobim, classici di Bossanova e Jazz.

Certamente  la prossima volta allargheremo lo spettro; in attesa di questo rimandiamo i lettori alla recensione già pubblicata de “La Grande Danza” e, soprattutto, all’ascolto del disco. In generale si dice: “lo sforzo ne vale la pena”  ma qui non occorre nemmeno sforzarsi. Divertimento e qualita’ sono assicurati. Largo ai giovani, nei fatti e non a parole.

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