interviste
The Zen Circus Il Male, dentro e fuori di noi
Bentornati The Zen Circus! Il trio toscano mancava da Roma da un po’, ed è stato un piacere ritrovarli. Il tempo passa, hanno ben più di “due volte vent’anni”, ma la voglia di scherzare sta sempre lì. Scelgono di fare una presentazione senza moderatore, è Ufo che raccoglie direttamente le domande del pubblico su Il Male, nuova creatura del trio.
Un disco registrato senza filtri, “era dai tempi di Nello Scarpellini” che non aveva registrato “senza trigger ed editing”.
Nel periodo di pausa dal tour Appino, Karim e Ufo si sono trovati spesso a suonare in sala prove, il loro “posto sicuro”, e questa parola, il male, faceva spesso capolino. Al punto che, essendo ormai il male “un prodotto che va venduto, che piace”, è diventato il protagonista della copertina, al posto delle foto della fidata Ilaria Magliocchetti Lombi.
Nelle domande del pubblico si passa dallo storico astio tra Pisa e Livorno a quel senso di tenerezza verso le persone, quello sguardo non giudicante che però non impedisce di vedere come spesso la “polvere della performance” rischi di snaturare tutto. Un tema ricorrente è l’importanza dei ricordi, come la band aveva raccontato anche a Riserva Indiana di Stefano Massini. I ricordi sono importanti, ma la tecnologia ce ne fa accumulare troppi fino a dimenticare il ruolo dell’oblio nelle nostre vite.
Ma dopo l’assaggio a Villa Inferno, sede dello storico raduno Zen, è tempo di suonare in vista del tour. Senza trasformare l’instore in outstore “per non intasare il Policlinico”, arrivano Andate tutti affanculo e Viva, per ricordarci quanto ci sono mancati live, e del potere che ha la musica quando è vera.
Sentiamo però cosa ha da raccontarci Karim…
Mescalina: Il male come titolo fa pensare a quello che è stato il grande protagonista del ‘900 e, come si è detto prima, sembra anche un po’ il protagonista di questi anni 20 del 2000. Cosa ha il Male quindi per catturarci e catturarvi?
Karim: Il male è endemico innanzitutto. Tu hai parlato del ‘900 che fino a poco tempo fa sembrava il secolo “sparito” e irripetibile. Ricordo che all'inizio degli anni 2000 sembrava un periodo messo totalmente alle spalle: era stato storicizzato in modo così definitivo da sembrare una pagina voltata.
Mescalina: Il secolo breve infatti.
Karim: Sì, sembrava una pagina voltata in modo ineluttabile e invece quel clima sta tornando alla ribalta in modo dirompente, tanto da averci portato a intitolare così una canzone del disco… disco che si chiama Il Male proprio in un momento storico nel quale il concetto filosofico di Male sta tornando tracotante sfondando la porta del presente a calci. Talvolta scrivi una canzone e in quel lasso di tempo che passa dalla composizione all'uscita la storia ti cambia sotto i piedi ed il testo muta di significato prendendone uno sempre più potente e inaspettatamente a fuoco.
Mescalina: L’Ultima casa accogliente era incentrato sul corpo e su un corpo che era intrappolato. Qui sembra tutto quasi esploso come se parlasse a una generazione che però invece rimasta bloccata in un eterno “è solo un momento”?
Karim: L'ultima casa accogliente parlava del corpo e della malattia mentre, in questo caso, il male è declinato in molte altre forme. Una di queste è quella del dolore, del lutto, della sofferenza che spesso devi nascondere e rimuovere. Pensa agli shadowban su Instagram o su tik tok: non puoi mostrare un corpo malato che interviene la censura della policy, e poi magari il male, quello vero, va in modo dirompente a invadere le bacheche social impunemente.
È solo un momento è un brano (ci teniamo a dirlo) molto importante per gli Zen e il caso vuole che sia stata l’ultima canzone scritta per l’album (come Catene lo fu per Il fuoco in una stanza). Andrea ha scritto il testo in un periodo nel quale c'era una condizione emotiva molto simile, per tutti e tre. Ci sono quei momenti in cui le canzoni ti scoppiano davanti come band, e ti rendi conto che hai per le mani qualcosa… non lo sai se è importante per gli altri, ma è importante per te. Sono canzoni che in fase di scrittura ti fanno venire quel brivido particolare che porta a una grande empatia come band. Non può capitare per ogni brano scritto. Nella nostra carriera abbiamo vissuto situazioni del genere in fase di scrittura poche altre volte: per Catene, per L'anima non conta per Viva e per Non. Questo lo porta a essere il brano più importante del disco dal punto di vista emotivo: anche perché è una prospettiva nuova e dopo tanti anni passati ad “acquarellare” il mondo che abbiamo intorno questa è una sorta di canzone allo specchio.
Mescalina: Sono tra le mie preferite, tra l’altro, le canzoni che hai citato. Ma come si passa dall’ “avere solo vent'anni” all'essere Vecchie troie, all'improvviso?
Karim: Le vecchie troie siamo noi. Tra l’altro “ho solo due volte vent’anni” come dice la canzone si lega oltre che a Vent’anni anche a Canta che ti passa ed al suo: “odio la mia generazione”, la tanto vituperata e spesso dimenticata “Generazione X”. Ovviamente non è una canzone contro i ventenni ma, invero, sul tema del tempo che passa ineluttabile e sul rivedere quell’età nelle nuove generazioni; uno spunto autoironico e caustico per pensare a come eravamo noi a vent'anni. Molto spesso è l'età più complessa da vivere, forse anche più dell'adolescenza. I vent'anni sono il vero passo verso l'età adulta. È quell'età in cui hai davanti il primo importantissimo bivio che andrà a determinare con buona probabilità il tuo futuro: alcuni scelgono di studiare, alcuni entrano nel mondo del lavoro. Devi capire se le tue passioni ti possono portare a fare per la vita ciò che ami e sogni, ma in un'età nella quale sei anche mediamente stronzo e arrogante. È un tema di cui non riusciamo a liberarci perché fa da base, in modo inscindibile, di tutta la narrativa degli Zen.
Mescalina: E invece adesso spingiamo fast forward come se avessimo un mangianastri. Sono passati due anni ed esce Il Bene: di cosa parlerebbe Il Bene?
Karim: Ma guarda, se te la devo dire tutta… questa è la prima volta nella nostra vita in cui c’è un terrore gigantesco, oggettivo e palpabile per il futuro imminente. Viviamo un susseguire impazzito di eventi che stanno innescando a loro volta scintille foriere di mille incendi in giro per il mondo, in un contesto sociale e collettivo nel quale sembra che l’unica possibile futuro sia l’entropia. E vale tutto. Tutti quei paletti morali ed etici che erano la base costruita dall’illuminismo ad oggi stanno dondolando pericolosamente, come se fossero stati distrutti e scavalcati. Quindi pensare al Bene fra due anni… io me lo auguro e c'è una piccola parte ottimista nel cuore che però cozza con quella pessimista. Forse il desiderio più grande che ho è poter dire “eh è stato solo un momento” quello che abbiamo vissuto. E ritrovarci poi in un mondo un po’ accartocciato, un po’ claudicante un po’ zoppicante ma nel quale tutto sommato teniamo ancora botta come collettività. Lo spero davvero col cuore.
Mescalina: Grazie mille da tutta la redazione tanti lettori e in bocca al lupo per il tour! Ci vediamo in concerto
Karim: Grazie mille!
THE ZEN CIRCUS – TOUR 2025
28 novembre – Padova - Hall - SOLD OUT
29 novembre – Padova - Hall Nuova Data
03 dicembre – Milano - Alcatraz
04 dicembre – Torino - OGR Torino
05 dicembre – Firenze - Teatro Cartiere Carrara
11 dicembre – Roma - Atlantico
12 dicembre – Bologna - Estragon - SOLD OUT
13 dicembre – Bologna - Estragon - Nuova Data
26 dicembre – Molfetta - (BA) - Eremo
27 dicembre – Senigallia (AN) - Mamamia
28 dicembre – Napoli - Duel
29 dicembre – Perugia - Urban
Foto Ilaria Magliocchetti Lombi