interviste
Tommaso Imperiali Gli Inni Generazionali di Tommaso Imperiali: ventisei anni, e le idee chiare
Laura Bianchi: Ciao Tommaso! Ti conosco da quando hai mosso i primi passi, dieci anni fa, con i Five Quarters, e posso dire che sei cresciuto tantissimo da allora. Questo vinile è un passo molto significativo, dopo Meccanismi di difesa. e dopo il singolo Raccogli. Racconta la storia dietro e dentro le canzoni dell'album.
Tommaso Imperiali: Noi nasciamo più di dieci anni fa come band, Five Quarters, abbiamo suonato insieme da quando avevamo quindici anni, e per tanti anni siamo stata una band in senso stretto. Dal 2022 ho iniziato questa carriera solista, anche se è una parola che non amo, perché, pur cercando di fare un disco con un progetto cantautorale, non voglio dimenticare che siamo qui per il rock and roll; quindi ci vogliono la band, la batteria, gli strumenti veri e le persone che mi hanno accompagnato e che ancora mi accompagnano in questo viaggio. Dal 2025 ho la fortuna di essere stato accolto in un'etichetta discografica bellissima, la AltaVibe, capitanata da Gianluca Rossi, insieme a Lorenzo Cazzaniga e Samuele Gozzo, nata per lanciare nuovi talenti emergenti. La loro richiesta è stata: perché non raccogliamo in un vinile quello che hai fatto in questi anni, a partire dal 2022? Così abbiamo inserito pezzi che avevo scritto ancora prima di essere in un'etichetta, sempre con Lorenzo Cazzaniga alla produzione, insieme a singoli nuovi, per creare un percorso in cui spiegare chi e cosa sono stato in questi ultimi quattro anni.
L.B.: Per quanto riguarda proprio la scrittura, volevo proprio chiederti da dove prendi l'ispirazione per le tue storie, perché ascoltando le canzoni non cho trovato niente di ombelicale né di unicamente introspettivo, ma raccontano proprio la vostra generazione, che poi è la generazione dei miei figli, per cui la conosco e la sento particolarmente...
T.I.: Sono contento che mi dica questo, perché il mio terrore più grande è proprio essere quel tipo di cantautore che scrive e canta
di se stesso e per se stesso, fatto che secondo me non va bene; mi fa paura l'idea di diventare così, quindi cerco sempre di partire da qualcosa di personale, ma provare a parlare di persone, situazioni, storie possibili, sperando che qualcuno riesca a rivedersi in quello che scrivo. E sempre in questa direzione va quello che dicevo prima: cioè, sì cantautorato, ma rock and roll, cercando sempre di mettere al centro la band, la dimensione live, suonare insieme, con le persone... certo, questo è un disco solista, perché poi c'è la mia faccia grandissima e il mio nome sulla copertina, però sia nella scrittura, sia nella realizzazione, sia poi nel dargli vita, è un lavoro che
deve coinvolgere più persone possibili.
L.B.: In effetti, anche il tuo desiderio di parlare della tua generazione è anche ben inquadrato dal titolo che hai voluto dare al disco, che non è solo un singolo, ma è proprio un piccolo manifesto.
T.I.: Io appartengo a quella scuola per cui il titolo del disco deve essere il titolo di un pezzo che c'è dentro. Quindi ho scelto Inni Generazionali, non per la pretesa che ci siano dentro davvero degli inni generazionali, ma perché provo a mandare ai miei coetanei una richiesta: facciamone di più, scriviamone di nostri, cerchiamo di dare vita a nuovi inni generazionali!
L.B.: E quali sono gli inni generazionali... di altre generazioni che ti hanno ispirato?
T.I.: Penso a pezzi di Dylan, Springsteen, o in Italia di De André, De Gregori e Dalla. Il problema è che sono gli inni di una o due generazioni fa... quindi forse c'è un problema, se siamo una generazione costretta a chiedere in prestito ai nostri genitori e ai nostri nonni le canzoni in cui ci identifichiamo. A proposito di questo, sabato scorso a Carimate (in provincia di Como, ndr), con Daketo, cantautore e chitarrista, e Federico Gemignani alle tastiere, abbiamo fatto un omaggio a tutti gli artisti che hanno registrato i loro dischi allo Stone Castle, un famosissimo studio di registrazione, adesso ormai smantellato, però che ha vissuto cinquant'anni fa una stagione irripetibile. Ci siamo resi conto che lì sono passati i nostri cantautori preferiti: Graziani, De André, Guccini, Conte, Bennato e molti altri...
L.B.: Tra quelli che hai citato, qual è, secondo te, l'autore che ti sembra più vicino allo spirito di questo disco?
T.I.: Allora... spesso mi dicono Bennato, ma giuro che è uno di quelli a cui cerco di "rubare" di meno, comunque non in maniera dichiarata. Invece ascolto e studio molto Graziani, un certo Fossati, perché sono capaci secondo me di tenere insieme il cantautorato con uno spirito rock vero, che è una cosa che in America si fa molto bene: Springsteen su tutti, ma anche Ryan Adams, Neil Young,
cantautori che sono anche rock star. Inoltre vedo che, soprattutto in Inghilterra e in America, sta avendo successo, anche di pubblico, un cantautorato rock, con Sam Fender, Noah Kahan, Zach Bryan. In Italia questa situazione non c'è ancora, ma speriamo che possa nascere anche qui.
L.B.: Parlando di live, so che tu vai spesso a vedere i concerti dei grandi, e credo sia molto importante per un giovane imparare da loro come si sta anche sul palco. Ti ho sentito anche in concerto con i Five Quarters, che non sono più neanche Five, perché è diventata una big band. Come pensate di rendere l'atmosfera nel disco nei numerosi live che farete?
T.I.: È abbastanza spontaneo: alle prove, non arrivo con gli arrangiamenti o con le tracce del disco dicendo che non si possono toccare. Si va, si batte quattro e si suona. E le cose vengono. Secondo me la band rimane un piccolo miracolo, perché, col fatto che siamo insieme da quando avevamo 15 anni, l'intesa viene da sola; ad esempio, è venuto un batterista nuovo, bravissimo, che verrà tra l'altro anche per i prossimi live. Ecco, all'inizio era spiazzato quasi a suonare con noi, e diceva "ma non capisco come suonate, senza quasi discutere...". Ecco, probabilmente è un modo di suonare insieme e di interpretare i pezzi nello stesso modo, che è nostro, e questo fa la differenza; non siamo i migliori musicisti che si trovano in giro, ma siamo una band e ci divertiamo...cerchiamo di puntare su questo!
L.B.: Siete riusciti a creare una sorta di ponte tra voi e i vostri coetanei, che vi seguono in ogni live. Come siete riusciti a creare proprio anche questo seguito, non solo della generazione precedente a voi, ma proprio di giovani, che di solito ascoltano rap, hip hop, trap...
T.I. : Quando siamo in duo i nostri coetanei ci seguono meno rispetto a quando siamo con la band; c'è gente che ha visto penso 50 concerti... una cosa allucinante! In questi dieci anni abbiamo costruito un seguito che continua a venire, ed è divertente, perché chi ci avvicina adesso, all'inizio ha paura: legge "cantautorato, rock"... e pensa "sarà una roba noiosa, di altri tempi...", ma poi, se viene, si diverte. Inoltre, cerchiamo sempre di inventarci qualcosa, sapendo che ci sono persone che sono venute a sentirci tante volte. Quindi creiamo una scaletta diversa, rimettiamo un pezzo che avevamo tolto, cambiamo un arrangiamento, per far sì che ogni volta possano trovare qualcosa di nuovo... e poi tornare!
L.B.: So anche che collabori con Officina Roversi, a Bologna, città a cui sei legato, perché ti sei laureato lì in comunicazione e musica...
T.I.: Sì, collaboro da qualche anno con Officina Roversi, che si occupa di valorizzare la parola d'autore in senso lato, attraverso non solo la canzone, ma anche la poesia e altre forme. C'è una parte di rassegna live, con concerti che ruotano attorno alle Targhe Roversi, a cui partecipano giovani artisti; c'è una redazione, con interviste, articoli, dedicati ad artisti emergenti e non, in linea con la filosofia dell'Officina, e infine c'è una parte didattica, in collaborazione con Demetra Formazione, un corso gratuito di canzone d'autore, sostenuto anche dalla Regione Emilia Romagna, in una specie di gemellaggio con Officina Pasolini di Roma. Io sono una figura ibrida, sia come musicista, sia nella fase di gestione dei vari progetti.
L.B.: Parliamo un momento di Cover me, un concorso per artisti giovani basato su cover di Springsteen e da quest'anno anche con una sezione dedicata agli inediti, che tu hai vinto...
T.I.: Partecipare e vincere nel 2023 come migliore cover, e quest'anno come inedito, mi ha dato tantissimo; come si sarà capito, siamo tutti ultra fan di Springsteen, però la cosa più bella è che si è riusciti a creare una scena intorno a noi, sia per gli appassionati, sia per gli artisti come noi che fanno quel genere. Abbiamo conosciuto e lavorato con altri artisti affini, come Tommy Mauri, Luca Milani, Simone
Bertanza, Roberta Finocchiaro... c'è una scena di springsteeniani giovani, ma che fanno cose proprie, cercando, ognuno con la propria sensibilità, con quello che vuole esprimere di unico, di portare avanti i propri progetti e collaborando insieme.
L.B.: Sappiamo che lo scorso anno hai aperto con Daketo il concerto di Davide Van De Sfroos a Cernobbio per Lake Sound Festival, davanti a oltre diecimila spettatori. Ci racconti le tue emozioni?
T.I.: Con Davide ci siamo conosciuti, la prima volta nel 2025 a Lenno, a maggio, in un bellissimo concerto di beneficenza; ci siamo incrociati in camerino, e ci chiese: "ma avete qua le chitarre? Allora suoniamo qualcosa, dai, sapete la Ninna Nanna del contrabbandiere"? Ovviamente la conoscevamo, e abbiamo suonato insieme; come molte cose belle che succedono, la performance non rimase registrata, purtroppo, ma esiste, l'abbiamo fatto davvero, giuro, abbiamo suonato con lui in camerino! (ride, ndr.). Poi si è rimasti in contatto, ci ha ricontattati poi lo staff di My Nina, per aprire il suo concerto a luglio; per noi è stato veramente uno dei momenti più belli di sempre, sia per la musica, sia per il fatto di aprire per lui, sia per il posto, per il numero e la bellezza delle persone che c'erano, che ci hanno dimostrato un affetto veramente enorme, che non è sempre scontato, per chi suona in apertura. Ci siamo trovati veramente veramente bene, e speriamo che si rifaccia, noi saremmo contentissimi...
L.B.: ...e noi ve lo auguriamo! A presto!
Prossimo live: 11 luglio, Casa Natta, Como
Grazie a Valentina Seneci Press