Paolo Nori

Paolo Nori Una notte al Museo Russo


Laterza, Collana I Robinson, Serie Una notte a..., 2024, 144 pagine, 15 euro Saggi | Società

23/03/2024 di Laura Bianchi

Mentre chiudo Una notte al Museo Russo, l'ultimo libro di Paolo Nori, che per Laterza inaugura una serie, Una notte a..., dedicata, si pensa, ai musei, mi raggiunge la notizia dell'attentato a Mosca. E penso che c'è un disperato bisogno di un pensiero libero, aperto, appassionato e illuminato come quello dello scrittore e traduttore parmense, in tempi polarizzati, confusi, disinformati come quello in cui viviamo.

Nori sente in modo molto chiaro che, per parlare del mondo, che sia su Dostoevskij (abbiamo scritto qui di Sanguina ancora) o sui sentimenti (qui un'antica recensione di Bassotuba non c'è ), non è possibile prescindere da se stessi, e non per egocentrismo - come lui autoironicamente afferma -, ma per ricondurre le idee a una materia concreta, alle cose (che non sono le cose, per citare un altro suo romanzo), e presentarle al lettore, senza imporle, costruendoci, piuttosto, dentro e attorno, una storia personale, originale, un po' autobiografica, un po' collettiva.


Quindi, non ci si aspetti, da un libro che ha questo titolo, una disamina dettagliata del Museo Russo di (San) Pietroburgo (uno dei primi luoghi in cui andrei, se fosse possibile tornare a partecipare ai Gogol' Maps, i tour che Nori organizzava sui luoghi letterari, per ora interrotti causa "operazione speciale"). Il Museo Russo, Nori e i suoi due compagni - il fotografo Claudio Sforza e il regista Alessandro Freno - dopo giorni di scambi di mail per ottenere il permesso di visitarlo di notte, devono visitarlo di giorno, mescolati agli altri visitatori, e alla fine a esso, in senso stretto, sono dedicate solo nove delle 144 pagine del libro. Ma Nori è prima di tutto un narratore, non un albertoangela. E il suo è un viaggio coinvolgente, nella cultura, nella storia, nella letteratura, nell'arte russa, insomma, nel popolo russo, visto con gli occhi innamorati di uno studioso della sua lingua e dei suoi scrittori, che ne hanno plasmato visione del mondo e stile.


Quindi, in Una notte al Museo Russo non c'è nemmeno la descrizione di una notte (ché, come scrive Nori, due visitatori su tre hanno un'età in cui la notte dormono); c'è invece molto altro. C'è lo spirito di (San) Pietroburgo, che "ha la fama di essere la capitale intellettuale della Russia", e che è capace di scrivere su una borsa "Da Pietroburgo con apatia e indifferenza" - borsa ovviamente acquistata dallo scrittore stesso, che, sotto la maschera di apatica indifferenza, cela un'acutezza di visione, una passione argomentata e una libertà di posizione, sulla vita e sulle cose, che seducono e persuadono.


L'attualità irrompe anche in queste pagine, ovviamente; ma viene come vivificata dall'amore per la bellezza, che non si sa se salverà il mondo (come proclama il principe Miskin ne L'idiota), ma che diviene un viatico per una vita che non è "attraversare un campo", come scrisse Pasternàk. Cosí, chiudendo il libro di Nori, e ascoltando le notizie allarmanti da Mosca, mi viene da pensare che la prossima cosa che faró sarà leggere Sorokin, Charms e Brodskij, e cercare i quadri di Puni e Repin, perché è sempre opportuno distinguere il bene dal male, il bello dal brutto; e questo libro ci aiuta in questo difficile compito.


Un consiglio: prima della lettura, seguite questo documentario, nato dal viaggio: Meglio starci lontani. Un documentario da Pietroburgo. Ascoltare la voce di Paolo Nori aiuta a risentirla, leggendo le pagine. In attesa del prossimo Gogol' Maps.




Paolo Nori, nato a Parma nel 1963, abita a Casalecchio di Reno, è traduttore e docente di letteratura russa. Tra le sue più recenti pubblicazioni: I russi sono matti. Corso sintetico di letteratura russa 1820-1991 (2021, nuova edizione 2022) per Utet; Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostoevskij (2021) e Vi avverto che vivo per l’ultima volta (2023) per Mondadori. Per Laterza è autore di Siam poi gente delicata. Bologna Parma, novanta chilometri (2007), Baltica 9. Guida ai misteri d’oriente (con D. Benati, 2008) e Le parole senza le cose (2016).


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