Tim Burton

BIG FISH

Tim Burton


2004 » RECENSIONE | commedia
Con Ewan McGregor, Albert Finney, Billy Crudup, Jessica Lange

di Claudio Mariani
Un uomo gigante, un pesce misterioso, foreste magiche, città immaginarie, licantropi, gemelle siamesi bellissime, streghe e chi più ne ha più ne metta: questo è il mondo fantastico di Ed Bloom, e questo è ciò che ha in mente oggi Tim Burton. Ispirato, a dire la verità, dalla penna di Daniel Fallace, il nuovo film del regista americano è un caleidoscopio di scene, personaggi e storie le più disparate possibili. Pellicola interamente sospesa tra realtà e irrealtà, favola e sogno, scene della vita del protagonista che, nelle ore che precedono la sua morte, vengono rievocate quasi fossero un mantra da ripetere all’infinito. Racconti ripetuti all’ossessione, proprio come le fiabe, narrate da un raccontafrottole come tanti se ne conoscono nella vita di tutti i giorni. Però le storie di Ed Bloom non sono come quelle classiche raccontate da tutti, sono davvero speciali e altamente improbabili. Quest’ossatura della storia è incrociata con il rapporto del protagonista con il figlio, che solamente ora vuole fare “i conti” col padre che accusa di avere inventato tutto per trent’anni. Ma sarà tutto falso? Oppure il vecchio ha solo “ingigantito un po’ ” la realtà? Ma poi, è importante questo? E, soprattutto, è un male rendere un po’ più pittoreschi i ricordi? Questo è ciò che piano piano ci si comincia a chiedere durante la visione della pellicola, seguendo idealmente lo stato d’animo del figlio che, a sua volta, diviene consapevole di ciò. Tim Burton affronta un soggetto che sembra fatto apposta per lui e per il suo cinema che usa a volte come un giocattolo per rendere reali delle situazioni che solitamente albergano solo nella sua testa. Sinceramente in quest’opera non si ravvisa più di tanto un concetto di “stile” vero e proprio, anzi, sembra che il regista di “Edward mani di forbice” cambi prospettiva ad ogni pellicola, adattandosi, saltando di genere in genere; fatto sta che come dimensione, quella fiabesca gli si adatta molto bene. L’impressione che il film a tratti lascia, a dir la verità, è quella di vedere una serie di riferimenti (probabilmente non voluti) ad altri autori; così a momenti il film assomiglia a un’opera dei Coen, forse anche per lo straordinario cameo di Steve Buscemi, in altri sembra di trovarci di fronte a una grande produzione hollywoodiana (ciò che accade al protagonista sembra rimandarci direttamente a Forrest Gump), poi i riferimenti a Frank Capra sono sempre presenti ma mai si riscontra la verve “nera” tipica dei lavori precedenti di Burton. Ciò che sicuramente manca, come riferimento, è quello al grande nostrano Fellini, paragone tirato in ballo dal New York Observer, e ripetuto come un tam-tam dalla critica di tutto il mondo…no, i territori del grande Federico sono bel lungi da quelli di Mr. Burton e, sinceramente, mai abbaglio fu più forte di quello del giornale americano. Il film rimane comunque bello, completo e ricco di molti ingredienti: prende per la sua straordinarietà, per il suo ritmo (che cala di molto nell’ultima mezzora…), riuscendo in ogni modo a risultare una pellicola di qualità superiore alla media. Burton aggiunge ogni volta un tassello alla sua filmografia senza mai fossilizzarsi sui generi, questa volta lo fa portandoci nei suoi territori più fantastici a cui, noi cinici cittadini metropolitani, fatichiamo a credere, ma, si sa, questo è il cinema! Ci alziamo alla fine dei titoli di coda con la consapevolezza di aver visto un ottimo film ma di non avere assistito a una pellicola che entrerà nella storia del cinema, e nell’uscire aiutiamo uno strano tizio ad alzarsi dalla sedia, si era incastrato: sarà stato alto almeno tre metri e mezzo, certo che ce n’è di gente strana in giro…