Steven Spielberg Disclosure Day
2026 » RECENSIONE | Fantascienza | Azione | Drammatico
Con Josh O` Connor, Emily Blunt, Colin Firth





09/06/2026 di Claudio Mariani
Però diciamo che il termine, per come è nato, ha perso la sua carica di rottura. Forse ora è il momento di usarlo nuovamente, con un’accezione però diversa. Solamente per Disclosure Day, il trentaseiesimo film di Steven Spielberg, distribuito da Universal, abbiamo trovato il modo giusto per definire l’approccio artistico del regista di Cincinnati: militanza. Ma diversa rispetto ai tempi passati; qui è legata al concetto di avere una convinzione, forse unica, di credere, in maniera totale e limpida, in ciò che si racconta attraverso le pellicole. Una sorta di attivismo intellettuale, dunque.
In questo caso, per la terza volta nella sua carriera, il tema affrontato è quello del contatto tra umani ed esseri provenienti da “altri mondi”. La trama, a dir la verità, è di una semplicità disarmante: “loro” sono tra noi, e un’organizzazione non governativa si occupa di tacere al mondo - comunque sull’orlo di una guerra nucleare - i contatti passati e presenti. Fortuna (o no?) che esiste una contro-organizzazione che vuole proprio l’opposto, in cui si trova il protagonista Daniel Kellner (Josh O’Connor, perfetto nel ruolo, bravissimo) si collega all’altra protagonista assoluta Margaret Fairchild (una Emily Blunt che riempie lo schermo), suo malgrado coinvolta. Veramente un plot visto e sentito migliaia di volte. Nonostante questo, la scrittura rende molto bene, il ritmo della storia è sempre alto, non ci sono mai cadute né cali di tensione, e il “pacchetto” sembra completo e confezionato benissimo.
Nell’affrontare come spettatore questo lavoro, è fondamentale chiarire ciò che condiziona gran parte delle nostre vite: le aspettative! Queste, per un’operazione di così alta portata, tenuta astutamente nel riserbo assoluto, si traducevano in previsioni di sensazioni quali curiosità, paura, stupore, che sono state disattese: non è un film che fa paura, non è un’opera che ci dica chissà cosa già non sapessimo, e tutto sommato non ci sorprende. Però, se riusciamo a uscire dal gioco di false o probabili aspettative contro i risultati, allora troviamo molto altro, e di un livello massimo, di una qualità eccelsa: l’azione, la narrazione, l’aspetto formale, e un certo grado di speranza.
Nonostante rimanga un prodotto che chiude perfettamente una sorta di trilogia (con E.T. e Incontri ravvicinati del terzo tipo, e basta, perché le altre opere di fantascienza di Spielberg sono altra cosa), a tratti sembra più un film à la Indiana Jones, per l’adrenalina, inseguimenti estremi e anche ironia in alcuni tratti. Non per niente lo sceneggiatore, il fidato David Koepp, fa dell’azione uno degli ingredienti più presenti nelle sue stesure.
Un film sicuramente da vedere, con poca sostanza inedita, ma con una grandissima cura formale, che ci fa sinceramente stupire per come Spielberg sia riuscito, alla soglia degli ottant'anni e dopo aver fatto la pellicola d’autore perfetta, che poteva essere il classico canto del cigno (The Fabelmans), a farci capire che il suo tocco, unico nella storia dell’intrattenimento, è ancora magico.
Questa è la vera disclosure/rivelazione!