Stefano Sollima

Azione

Stefano Sollima Adagio


2023 » RECENSIONE | Azione | Drammatico
Con Pierfrancesco Favino, Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Adriano Giannini



19/12/2023 di Roberto Codini
Padre nostro che sei nei cuori

Brucia Roma, brucia Roma…

Co' li Romani…

Brucia Roma, brucia Roma…

Co' li Cristiani…

Brucia Roma, brucia Roma…

er Parlamento…

Brucia Roma, brucia Roma…

cor Papa dentro!

(Antonello Venditti, “Brucia Roma”)

 

Bruci la città,

e crolli il grattacielo,

rimani tu da solo

nudo sul mio letto,

bruci la città,

o viva nel terrore,

nel giro di due ore

svanisca tutto quanto,

svanisca tutto il resto,

e tutti quei ragazzi come te

non hanno niente, come te,

io non posso che ammirare,

non posso non gridare

che ti stringo sul mio cuore

per proteggerti dal male,

che vorrei poter cullare

il tuo dolore, il tuo dolore…

(Irene Grandi, “Bruci la città”)

Stefano Sollima, autore e regista di serie cult come “Gomorra”, “Romanzo criminale” e di “ACAB” e “Suburra”, dei quali Adagio costituisce il terzo capitolo di una trilogia, nel settembre 2022, quando radunò centinaia di comparse alla Stazione Tiburtina sotto un caldo asfissiante per girare una delle ultime scene di azione corale e colossale del film, ha definito la sua opera "Un film di grandi anime”.

Il film parte dalla vita di un ragazzo, Manuel (magistralmente interpretato da un giovane attore esordiente, Gianmarco Franchini, davvero bravissimo), dedito a piccoli reati, ma che si prende cura del padre, ex esponente di spicco di una famosa banda criminale e ora affetto da demenza (interpretato da un inedito Toni Servillo, soprannominato Daytona) e costretto dai Carabinieri (che si riveleranno corrotti, perché in questo film nessuno è innocente) a introdursi in una festa esclusiva per incastrare un personaggio famoso, travestito da regina e con il vizio della droga e dei minorenni. Manuel, soprannominato “il cucciolo”, capisce di essere uno strumento al servizio di qualcuno che è solo apparentemente dalla parte della legge, si rifugia da un vecchio amico del padre, Romeo, noto come il Cammello (uno straordinario Pierfrancesco Favino) per cercare aiuto, anche se l’amico sta morendo, affetto da un cancro incurabile.

A dispetto del titolo, Adagio incolla lo spettatore alla sedia per tutta la durata del film. Ma, in mezzo a inseguimenti, regolamenti di conti, vendette, in quello che resta un noir, ci sono un cuore e un'anima in grado di emozionarci: è la paternità, l’essere padri e l’essere figli, l’amore paterno e l’amore filiale, nel quale emerge un'anima pura, un ragazzo dal piccolo corpo e dal grande cuore, il “cucciolo”, che diventa presto il simbolo di una rinascita, di una nuova speranza, una “New Hope”, per citare Star Wars, saga familiare nella quale, come in questo film, il rapporto tra padri e figli è il contenuto essenziale e significativo di un film solo apparentemente di fantascienza: “Sono tuo padre!” dice Darth Vader al figlio Luke Skywalker. E il pubblico si emoziona per sempre e si emoziona ancora oggi, tutte le volte che viene riproposto Guerre Stellari.

Le Guerre Stellari di Stefano Sollima sono Guerre Terrestri, combattute in una Roma che brucia come in una famosa canzone di Antonello Venditti, ma con un giovane soldato, il “cucciolo”, che è la nostra forse ultima speranza, come il ragazzo descritto nella città che brucia, in un’altra canzone di Irene Grandi di qualche anno fa, canzone che, per una incredibile coincidenza, ascoltavo mentre andavo in treno a trovare mia madre (sopravvissuta a mio padre e senza più memoria, se non di me), ricoverata in una struttura di fronte al mare.

Lo scenario apocalittico del film di Sollima non deve trarre in inganno. La città sta bruciando, e, mentre le fiamme dell’inferno cittadino divorano tutto e la cenere cade addosso ai moribondi esponenti di una criminalità che non c’è più (non ci sono più i criminali di una volta!), un ragazzo con le cuffie al collo sta preparando la sua rivoluzione sentimentale, sopravvissuto grazie al sacrificio di un padre (che forse non è solo il suo) e capace di quell’amore che si riceve dai padri e che è in grado di farci sopravvivere alla fine imminente.

Il fuoco un giorno si spegnerà, e, tra scene apocalittiche, spari nella stazione e corpi martoriati, un giovane cucciolo compierà un gesto memorabile, in una delle scene che chiudono il film, che emoziona e ridà un senso a tutto.
I figli che non sono riusciti a salvare i padri forse riusciranno a salvarsi grazie ai padri, e salveranno i loro figli, perché il Padre Nostro di questa sofferente umanità non sta nei cieli, ma nei cuori, l’Amore come unica salvezza.

Non deve stupire allora se Adagio è un film sull’amore, un film di cuori, i cuori dei padri e dei figli che si tramandano nella famiglia umana, perchè solo le giovani generazioni possono salvare il mondo dal “Lato Oscuro” e restituire all’Universo la Forza capace di generare e ricostruire ciò che è stato distrutto su un terreno più solido, quello dell’Anima.

 


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