Sean Evans

Drammatico

Sean Evans This Is Not A Drill: Live From Prague


2023 » RECENSIONE | Drammatico | Storico
Con Roger Waters, Jonathan Wilson, Dave Kilminster, Jon Carin, Gus Seyffert, Robert Walter, Joey Waronker, Shanay Johnson, Amanda Belair, Seamus Blake



29/07/2025 di Laura Bianchi
Implacabile, estenuante, il ritmo della batteria si fa strada in mezzo a urla, sirene di ambulanze e tuoni, mentre la cinepresa vaga tra scheletri di grattacieli, in un'aria plumbea. Uomini e donne, di spalle, anonimi, si muovono al rallentatore, e Comfortably Numb, lentissima, in La minore, ci avvolge, e, anche se la vediamo in silhouette, la voce di Shanay Johnson ci inchioda alla poltrona del cinema dove sta iniziando This Is Not A Drill: Live From Prague, l'ultima opera di Roger Waters, per la regia di Sean Evans.

Passiamo tutti attraverso quella voce, che canta il dolore e l'amore, la voglia di rinascita e il desiderio di un mondo postbellico, in cui l'uomo possa riscoprirsi fratello degli altri, e non più "piacevolmente insensibile", come sta diventando ora, se non lo è già diventato. Il grande bassista dei Pink Floyd ci dà fin da subito le coordinate in cui muoverci, nella riproposizione - in 8K rimasterizzato e con audio HD - del concerto appartenente al tour omonimo, che egli, il 25 maggio 2023, trasmise in diretta dalla O2 Arena di Praga, proiettandolo in più di 1.500 sale cinematografiche in tutto il mondo.

Ma ora chi se lo fosse perso può immergersi nel mondo di Waters, e in sala sono presenti genitori fan della prima ora, coi figli che indossano la maglia del gruppo, a sottolineare la trasversalità della loro musica e del messaggio a essa sotteso. E il messaggio è chiaro, fin da prima dell'inizio del concerto: "Se tu sei uno di quelli che:" Amo i Pink Floyd, ma non posso sopportare le idee politiche di Roger Waters, faresti meglio a andare aff...al bar subito". Ecco qui, senza mezzi termini, l'ottantenne che tutti amiamo e temiamo, quello che non si preoccupa di essere  "divisivo", ma tira dritto per la sua strada, impostando uno show - e il film dedicato - con l'energia e la schiettezza di chi sa che non ha niente da dimostrare, né da perdere, ma tutto da comunicare, con urgenza, prima che sia troppo tardi, come dirà a un certo punto, per invitare tutti i potenti a smetterla con la corsa al nucleare: "Dobbiamo renderci conto che stiamo vivendo il momento più pericoloso della storia dell'umanità". E vengono i brividi, pensando che, essendo il concerto registrato a maggio 2023, il peggio sarebbe ancora dovuto arrivare.

La vita "non è un'esercitazione", è l'unica che abbiamo, e dobbiamo viverla applicando l'unico valore che può salvarci, secondo Waters: l'empatia. Così, il concerto assume le molteplici sfaccettature di riflessione distopica - per chiara ammissione del musicista, sulla scia di Orwell, di Huxley, di cui si sente l'erede -, di analisi sociologica, sui rapporti di potere tra poveri e vecchi - sul maiale che vola sulle teste degli spettatori, c'è scritto un F..K POORS a lettere cubitali -, di scatola magica dei ricordi - come Wish You Were Here, con la voce dell'amico rotta dall'emozione, che rievoca un viaggio in treno con Syd Barrett, e subito dopo parla del proprio esaurimento nervoso.

In questa tranche sta forse il cuore del progetto; dato che anche i giovani quattro musicisti furono fagocitati dal potere, dallo show business, dalla propaganda, e ne pagarono un prezzo amaro, perdendo l'anima più fragile e visionaria, ora la voce che lo racconta è particolarmente critica nei confronti del consumismo, dell'omologazione, della persuasione occulta, e apprezza chi ha il coraggio di opporvisi. Quindi, spazio a volti e nomi di alcune vittime delle persecuzioni, ma anche, in un'emozionante Us And Them, di facce di gente comune, presa dalle fotografie da tutto il mondo: PEOPLE come noi, di cui non dobbiamo disinteressarci, ma di cui dobbiamo prenderci cura.

La musica, splendidamente suonata da una band stellare, e ottimamente resa da un impianto che può trovarsi solo in una sala cinematografica, è al centro insieme al messaggio, ne forma il complemento indispensabile, come nella conclusione, con l'inedita The Bar part 2, di cui è impossibile raccontare l'impatto sonoro ed emotivo, diametralmente opposto alla conclusione del tour precedente, del 2018, Us + Them Tour, che fu chiuso da una trionfale Comfortably Numb. In questo caso i musicisti, raccolti attorno al piano di Waters, si stringono tra loro in un brindisi che comprende gli spettatori, dentro e fuori l'Arena, e anche noi, che, in una sala, assistiamo alla celebrazione della bellezza di esseri umani in pace, che fanno musica insieme. Un sogno che si può vivere solo durante un concerto, per ora.