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Nanni Moretti

Santiago, Italia

Nanni Moretti


2018 » RECENSIONE | Documentario



10/12/2018 di Silvia Morganti
Un tempo i paesi sapevano riconoscersi: si stabilivano legami politici più forti di ponti di ferro e la politica sapeva interpretare la società, rispondere all’umanità. Le persone al di là del titolo di studio riuscivano a capirsi, a capire emergenze che pure risultavano lontane, distanti geograficamente così tanto che potevano rimanere sconosciute, ma sconosciute non erano. Eppure erano tempi difficili: blocchi, cortine di ferro, paesi satellite e dittature da golpe militari.
E l’Italia? L’Italia aveva un’eredità preziosa, la Resistenza, una generazione che l’aveva vissuta e che nei primi anni Settanta aveva quella maturità per farne tesoro.

Non è da qui che parte Nanni Moretti, ma è da qui che questa recensione sente l’urgenza di iniziare.


Il film-documentario del pluripremiato regista romano è aderente alla storia che accadde in Cile, un paese dilaniato dalla povertà che sposò un sogno con Allende nel 1970 attraverso elezioni democratiche, spazzate via dalle bombe militari e dalla complicità americana che preferiva naturalmente appoggiare una destra feroce e meschina a partire dal famigerato 11 settembre 1973.

 Il film-documentario di Nanni Moretti riesce come in un riflesso a guardare un’Italia del passato, capace di condividere un sogno, di offrire solidarietà concreta, di piangere davanti alla sofferenza di un popolo in cerca di accoglienza.

Un tempo si distingueva il ‘bene’ dal ‘male’ e si agiva di conseguenza. Un tempo l’Ambasciata d’Italia in un paese dilaniato poteva trasformarsi in un rifugio sicuro da cui partire.


Asciutto, senza retorica -come è nel suo stile- il regista racconta gli eventi: la camera è fissa, le interviste si rivelano su di uno sfondo leggermente quasi sempre sfumato, i documenti storici sono sapientemente calibrati.

Santiago è lì, davanti allo sguardo di chi vuol guardare: Moretti osserva con occhi non imparziali? Moretti è in grado di andare oltre, come suo solito; sa fare della macchina da presa il mezzo per esprimere quello che non si vede, quello che non viene detto. È cinema! Di quello necessario, capace di anticipare il futuro e di leggere il passato, stando con i piedi fermi sul presente.

Non cerca lusinghe (mai le ha cercate!) e non offre il fianco a facili letture del presente, richiamato solo per alcuni ‘dettagli’, ma la sensazione è esattamente di parlarci di/a noi, tutti, nessuno escluso. Come un intellettuale vero mette in luce attraverso la Storia e le storie dei singoli un’attualità dolente, senza rappresentarla direttamente.

Si è usciti dal Nuovo Sacher con l’emozione negli occhi. Un punto colpisce dritto al cuore: non si anticipa nulla, ma la scelta di un Gian Maria Volonté, splendido in un documento dell’epoca, rimane un cameo perfetto e magistrale che Nanni Moretti ha con sapienza cucito nella trama. Chapeau



Paolo Ronchetti


Si esce da Santiago commossi e confusi. Commossi per le storie, la disponibilità e la riconoscenza dei cileni e degli italiani di allora. Confusi perchèci si domanda cosa sia successo in questi quarant`anni per farci diventare gli italiani brutti che stiamo diventando. Dal punto di vista tecnico è invece straordinariamente efficace come Moretti, pur girando senza movimenti di macchina e prevalentemente con l`interlocutore seduto, sia capace di dare "movimento" alle storie narrate nel film. Le parole, i tempi del racconto e il montaggio fanno camminare lo spettatore nella storia e la storia a fianco dello spettatore.

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