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Martin Mcdonagh

Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Martin Mcdonagh


2017 » RECENSIONE | Drammatico
Con Frances McDormand, Sam Rockwell, Woody Harrelson, Lucas Hedges, Abbie Cornish, Peter Dinklage



23/01/2018 di Claudio Mariani
Partiamo dalla fine: questo è un grande film! Ed è anche una grande sorpresa, anche perché il regista/sceneggiatore Martin McDonagh, con alle spalle -pochi- film come In bruges e Sette Psicopatici, non aveva certo un pedigree che facesse pensare ad un’opera del genere. Per intenderci, non sembrava di certo essere un predestinato come per esempio Paul Thomas Anderson nel 1999. Il riferimento al regista californiano non è casuale, visto che questa pellicola rimanda a due opere come Magnolia e American Beauty (questa di San Mendes), non tanto per le tematiche, ma per l’impatto che hanno avuto: produzioni non di certo stellari, registi giovani e che hanno tracciato la strada ad un certo cinema creativo e impegnato allo stesso momento. E sono tutti film molto americani, anche nella capacità di raccontare i difetti e le contraddizioni del popolo statunitense e, spesso, focalizzandosi verso la sua ottusità.

In questo caso la storia è decisamente drammatica, ma il registro, ed è una delle forze del film, a tratti lascia lo spazio a qualche sorriso, come spesso avviene anche nella realtà: Mildred, la madre della povera ragazza Angela, uccisa sette mesi prima, noleggia tre grossi cartelloni vicini al luogo del delitto, accusando così platealmente l’immobilità della polizia del paese. Polizia che sembra racchiudere tutto il -poco- di buono e il -tanto- di cattivo della categoria. Da lì un’incredibile escalation di violenza, di reazioni e controreazioni.

E’ un film supportato da una sceneggiatura perfetta, che sa tenerti incollato alla poltrona e appassionarti subito, ma che ti fa anche pensare. Una storia che ti racconta di morte, razzismo, bigottismo, maschilismo, vendetta, amore, violenza, redenzione.

Altro fattore che farà entrare la pellicola nella storia sono tre attori in stato di grazia: una Frances McDormand perfetta, in un ruolo pazzesco, ma che in realtà non sorprende più di tanto visto le sue capacità e visto alcune sue interpretazioni precedenti (vedi Olive Kitteridge, per esempio), un Woody Harrelson emozionante, finalmente incardinato in un ruolo degno di tale nome, e un Sam Rockwell monumentale: il poliziotto scemo, becero, “sfasciato” che in fondo in fondo un cuore ce l’ha.

Così, ti servono il piatto perfetto: la protagonista da odiare ma che in fondo in fondo giustifichi e comprendi, un comprimario che invece odi da subito ma che alla fine compatisci e per cui finisci per parteggiare, quello che ami da subito e che ti fa emozionare ma che forse è troppo indulgente con gli altri. Alla fine intuisci che è difficile che esistano buoni o cattivi in senso assoluto, ma sicuramente le propensioni personali sono deviate/amplificate dalla solita cosa: la violenza.

Venezia e i Golden Globe si sono già accorti di questo film, l’Academy con gli Oscar lo farà presto: impossibile ignorare sceneggiatura e i tre attori, anche se uno (Harrelson), giocoforza rimarrà fuori a causa di uno scontro “in casa” con Rockwell.

Noi, intanto, ci accontentiamo di vedere e rivedere questo splendido film dal titolo, una volta tanto, bello ed accattivante, anche in italiano…