Gastón Duprat E Mariano Cohn Homo Sapiens
2025 » RECENSIONE | Commedia | SPECIALE FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA
Con Guillermo Francella, Eva de Dominici, Milo J, Migue Granados, Clara Kovacic, Vanesa González, Juan Luppi, Gastón Soffritti, Dalma Maradona, Guillermo Arengo





26/10/2025 di Arianna Marsico
L’Argentina, o meglio Buenos Aires (e forse non solo …) in sedici episodi. Questa potrebbe essere la sinossi di Homo Sapiens di Gastón Duprat e Mariano Cohn, presentato alla Festa del Cinema di Roma dopo un’accoglienza trionfale in patria.
Protagonista di quasi tutte le storie è Guillermo Francella, perfetto homo porteño in tutte le sue sfaccettature, dal cinico, che anche davanti alla morte balla con indifferenza Centro di gravità permanente, al padre sconsolato per la partenza della figlia per Madrid. Ci sono tutte le cose più note e care agli abitanti di Buenos Aires, dall’asado (“no es el mismo” sussurra sconsolato il marito alla moglie parlando di quello che la figlia troverà nella capitale spagnola) al calcio, ovviamente (uno degli episodi è sulla finale dei Mondiali del 2022).
C’è la ricchezza di Puerto Madero e la miseria delle baraccopoli. C’è la persona che dopo tanti sacrifici riesce ad acquistare un’auto, ma che non riesce ad arrabbiarsi con il vecchio compagno di scuola che lo tampona perché la sua ha i freni rotti e non può permettersi né di ripararla né di pagare l’assicurazione.
E Buenos Aires, riassumendo per certi versi la storia argentina, è esattamente così. Elegante, ma che anche nel centro non riesce a nascondere la povertà. La capitale, come tutto il Paese, ha enormi potenzialità, ma il suo percorso verso il futuro ha un'andatura ancora barcollante. È brulicante di vita, di entusiasmo, ma anche di faticosa sopravvivenza.
Homo Sapiens fa ridere, ma le risate sono amare e intrise di umorismo pirandelliano. Soprattutto se avete passeggiato per le strade di Buenos Aires, tra Borges, Soriano, tango e, manco a dirlo, fútbol.
Protagonista di quasi tutte le storie è Guillermo Francella, perfetto homo porteño in tutte le sue sfaccettature, dal cinico, che anche davanti alla morte balla con indifferenza Centro di gravità permanente, al padre sconsolato per la partenza della figlia per Madrid. Ci sono tutte le cose più note e care agli abitanti di Buenos Aires, dall’asado (“no es el mismo” sussurra sconsolato il marito alla moglie parlando di quello che la figlia troverà nella capitale spagnola) al calcio, ovviamente (uno degli episodi è sulla finale dei Mondiali del 2022).
C’è la ricchezza di Puerto Madero e la miseria delle baraccopoli. C’è la persona che dopo tanti sacrifici riesce ad acquistare un’auto, ma che non riesce ad arrabbiarsi con il vecchio compagno di scuola che lo tampona perché la sua ha i freni rotti e non può permettersi né di ripararla né di pagare l’assicurazione.
E Buenos Aires, riassumendo per certi versi la storia argentina, è esattamente così. Elegante, ma che anche nel centro non riesce a nascondere la povertà. La capitale, come tutto il Paese, ha enormi potenzialità, ma il suo percorso verso il futuro ha un'andatura ancora barcollante. È brulicante di vita, di entusiasmo, ma anche di faticosa sopravvivenza.
Homo Sapiens fa ridere, ma le risate sono amare e intrise di umorismo pirandelliano. Soprattutto se avete passeggiato per le strade di Buenos Aires, tra Borges, Soriano, tango e, manco a dirlo, fútbol.