AA.VV Calore, colore, vigore e orgoglio argentino, anzi, panamericano
Viaggi | Società
03/09/2025 di Arianna Marsico
“Ah, Sudamerica, Sudamerica, Sudamerica”
Le parole di Paolo Conte ti accarezzano i pensieri appena approdi in Argentina. Un paese che, è vero, ha tanto di europeo, ma è pienamente sudamericano. Che ti fa sentire subito a casa, da Buenos Aires alle sue cime più alte.
E cominciamo il nostro viaggio proprio dalla “periferia” del Paese, solo per la distanza geografica da quello che convenzionalmente viene considerato il centro, non per altro. Scendiamo giù fino alla Patagonia. Una terra di cui Bruce Chatwin, nel suo In Patagonia1, ci fa vivere la varietà di paesaggio e di clima. Pur raccontando ovviamente gli incontri avuti nel suo viaggio, la realtà fiera di questa terra, il suo farti sentire minuscolo di fronte all’immensità, dalla maestosità del Cerro Chaltén, al ghiacciaio del Perito Moreno al vigore della sua gente, si trovano di più in altre letture, oltre che viaggiando in prima persona, anche senza meta e alla caccia di ricordi come il protagonista di L’ora senz’ombra2 di Osvaldo Soriano.
Il suo grande amico, il mai troppo rimpianto Luis Sepúlveda in Ultime notizie dal sud3 ci offre proprio un pezzo di cuore della Patagonia, fatta di terra, di laghi e di persone. Nel 1996, in piena privatizzazione delle Ferrovie Nazionali, lo scrittore cileno e il suo amico fotografo Daniel Mordzinski si mettono in testa di andare in Patagonia a prendere il mitico Patagonia Express. Tra l’uomo in cerca di un violino, la donna con il potere di donare fertilità a ciò che tocca e i fieri ferrovieri, pieni della dignità che solo lo svolgere bene il proprio compito dà, Sepúlveda e Mordzinski troveranno ospitalità e senso ad ogni cosa.
“La Patagonia ha la condanna di essere uno degli spazi più incontaminati della terra. Quando nel resto del mondo l’aria pura delle origini sarà appena un ricordo, in Patagonia sarà una realtà quotidiana, e questo le conferisce un valore perfettamente calcolabile, perché il denaro è vigliacco ma non sciocco”. Il destino tragico della Patagonia è sintetizzato perfettamente qui, e non sorprendetevi che lo scriva un cileno e non un argentino, perché la Patagonia si estende anche in Cile: l’impervia Ruta 40 porta ad esempio al maestoso Parco di Torres del Paine.
Le sorti dei lavoratori cileni e argentini sono spesso state legate, e il destino tragico di cui scrive Sepúlveda si è già materializzato in Patagonia rebelde4 di Osvaldo Bayer, da cui nel 1974 Hector Oliveira trasse il film omonimo.
Il libro racconta una pagina poco nota della storia argentina, la sua diffusione fu osteggiata e l’autore minacciato. Negli anni Venti del ‘900, complice anche l’arrivo di anarchici e marxisti dall’Europa, come Antonio Soto detto “El Gallego” e Boris Wladimirovich, inizia a diffondersi, tra i peones argentini e cileni sfruttati dagli estancieros, la coscienza di avere diritto a lavorare, non a essere spremuti e malpagati. Questo diede inizio a scioperi e rivolte, che il Comandante Varela represse in un modo che definire sanguinoso è dir poco. Nessun rispetto per gli accordi presi con sindacalisti e scioperanti per portarli alla resa.
D’altro canto le ingiustizie sembrarono non aver abbandonato la terra panamericana anche a Che Guevara, quando compì il suo celebre viaggio con la Poderosa con Alberto Granado raccontato in Latinoamericana. I diari della motocicletta5 , da cui fu tratto anche il bel film di Walter Salles. Nelle sue annotazioni a margine, l’allora studente di medicina scrisse, avendo forse già chiaro il proprio destino: “[…] sapevo che nel momento in cui il grande spirito che governa ogni cosa darà un taglio netto dividendo l’umanità intera in due sole parti antagoniste, io starò con il popolo”.
Il viaggio dei due amici in Argentina non arriva fino alla Patagonia, ma sfiora comunque le Ande (San Martín de Los Andes) e risale il Sud America, passando per Cile, Perù, Colombia e Venezuela. Ironia della sorte, non toccherà la Bolivia, dove Guevara trovò la morte nel 1967, con la celebre foto delle sue spoglie che trova spazio, assieme al primo piano su tela di Claudio Tozzi, anche al Malba di Buenos Aires.
La parte di Argentina al Nord, vicina al confine con la Bolivia, con la quale condivide parte di sapori e colori, è una continua sorpresa di colori. Dal “grande bianco” della Salinas Grandes ai sette, poi quattordici, colori delle sue montagne.
Sono sfumature sorprendenti, calde, accarezzate dalle canzoni di Bruno Arias, esponente del cosiddetto folklore argentino.
Sono luoghi che aprono lo sguardo e raccolgono suoni. Nel cosiddetto Anfiteatro della Quebrada de las Conchas si esibì Mercedes Sosa, voce di un popolo, più che semplice cantante.
Le cose fatte dall’uomo svaniscono dinanzi a tanta bellezza pressochè incontaminata, così come si rimane commossi dinanzi al fragore delle Cascate di Iguazù.
Anche in questi posti però la storia umana ha lasciato delle tracce. Il Museo di Archeologia d'Alta Montagna di Salta fa immergere nella storia incaica e pre- incaica, e le missioni dei gesuiti dove abitavano i Guaranì ci ricordano che Mission non è stato solo un film.
Eppure, eppure, sembrano solo macchie su una tela infinita.
Libri citati
1. In Patagonia, Bruce Chatwin, Biblioteca Adelphi
2. L’ora senz’ombra, Osvaldo Soriano,Edizioni Sur
3. Ultime notizie dal sud, Luis Sepúlveda, con fotografie di Daniel Mordzinski, Ugo Guanda Editore
4. Patagonia rebelde, Osvaldo Bayer, edizione italiana, elèuthera
5. Latinoamericana. I diari della motocicletta, Ernesto Che Guevara, Mondadori