AA. VV Buenos Aires, tra Storia, calcio e tango
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15/09/2025 di Arianna Marsico
Dopo aver esplorato la vastità del Nord e del Sud dell’Argentina (almeno in parte), arriviamo a Buenos Aires, la capitale, tanto cara a Jorge Luis Borges che la definì “eterna come l’acqua e l’aria” 1, dove la storia dell’Argentina si manifesta in ogni suo aspetto, dall’indipendenza dalla Spagna, al Peronismo, alla guerra per le Isole Malvinas: guai a parlare di Isole Falkland! La città è piena di cartelli e striscioni “Las Malvinas son argentinas” e in tutto il Paese non mancano gli omaggi ai caduti.
La tomba di Evita Peròn, sepolta dopo mille peripezie (la salma stette per un periodo anche a Milano) al Cementerio de la Recoleta, elegante quartiere della capitale, è tutt’ora piena di fiori. Il suo ruolo nella storia argentina è sicuramente più complesso di quanto mostrato nel musical con Madonna, Evita (che però a soli dodici anni mi ha permesso di accostarmi alla vicenda), così come la figura di Juan Domingo Perón ha molte ombre e non solo luci, come mette ben in luce L’esame2 di Julio Cortazar.
Un clima politico e sociale certo destinato a peggiorare, sfociando in quella tragedia collettiva dalla quale è impossibile scindere la storia di Buenos Aires e dell’Argentina tutta: la tristissima storia della dittatura militare e dei ben trentamila desaparecidos, soprattutto giovanissimi. Se visitate l’ESMA, una scuola militare divenuta uno dei più famigerati ed efficienti campi clandestini, resterete stupiti dall’età dei detenuti, mediamente inferiore ai trent’anni.
Una generazione spazzata via e ingannata per sempre, spesso gettata in mare coi “voli della morte” in partenza dall’aeroporto di Newbery, vicino al quartiere Palermo.
Una generazione sottratta alle proprie famiglie, che però, attraverso le Madres de Plaza de Mayo, non ha mai smesso di cercare, così come ora fanno i nipoti. Perché non di rado le donne arrestate, se incinte, venivano tenute in vita giusto il tempo di partorire per poi dare il bambino a famiglie di militari della giunta o comunque vicine al regime. Tocca come poche altre cose vedere queste madri che ogni giovedì (ma non solo) si riuniscono davanti alla Casa Rosada o altrove per chiedere la verità, incuranti della manganellate prese in passato (iniziarono i loro incontri nel 1977, con Jorge Videla ancora al potere), con i loro fazzoletti bianchi in testa.
Il loro faticoso percorso è raccontato, tra gli altri, da Massimo Carlotto ne Le irregolari3. “Se lo llevaron”, “se lo sono portato via”, “se la sono portata via” sono le frasi più comuni nei ricordi delle Madres. Vite cancellate, ricordate però anche lungo le strade, dove targhe a terra, come pietre d’inciampo, ricordano chi lì viveva e studiava, e che è scomparso “Por el terrorismo de estado”, “per mano del terrorismo di stato”. Così, senza mezze misure. Perché Buenos Aires e l’Argentina tutta non sono posti da mezze misure.
Per certi versi infatti la città che emerge dall’interessante A Buenos Aires con Borges4 di Stefano Gallerani ha qualcosa di metafisico e monumentale che descrive solo in parte la capitale. Perché è vero, Buenos Aires è una città elegante, dalle maestose Avenidas e piena di storia. Ma è anche il centro di ogni protesta, da quella della Madres alle ultime, recenti, verso il presidente Javier Milei. È il posto in cui quando ci sono scioperi si paralizza il Paese. È dove si coglie concentrata la vitalità degli argentini, come la passione per il calcio, da cui non erano immuni scrittori come Osvaldo Soriano.
Tifoso accanito del San Lorenzo come Papa Francesco, con Fútbol. Storie di calcio5ha regalato eternità a campioni e sconosciuti. Buenos Aires ha tantissime squadre in prima categoria e praticamente ogni barrio ha la sua. È una passione difficile da comprendere forse, e che non si limita all’amore (certo smisurato) per campioni come Diego Armando Maradona.