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Ferzan Ozpetek

LA FINESTRA DI FRONTE

Ferzan Ozpetek


2002 » RECENSIONE |
Con Giovanna Mezzogiorno, Massimo Girotti, Raul Bova

di Claudio Mariani
Giovanna, una donna giovane ma già sposata da nove anni e con tre figli, si ritrova in casa un anziano che ha perso la memoria. La scocciatura iniziale si trasforma in una ricerca dei ricordi e del passato che coinvolge direttamente anche lei, che con l’aiuto di Lorenzo, che abita nel palazzo di fronte e da cui è fortemente attratta, riesce a porsi delle domande da troppo tempo rimandate.
Il quarto film di Ozpetek, giustamente pluridecorato ai David di Donatello, è un vero e proprio viaggio nel passato e nel presente delle emozioni, tutto è incentrato sulla perdita della memoria, sia quella causata da stati di semi-incoscienza, sia quella dovuta alla routine quotidiana alla quale tutti siamo sottoposti. E’ un bel film, girato con la solita maestria tecnica e costruito perfettamente, grazie ad un soggetto molto interessante e a una sceneggiatura impeccabile dello stesso regista e di Gianni Romoli. Ozpetek indaga dunque nell’animo umano e nella memoria anche storica, infatti la storia che si svolge nei giorni nostri, è legata con un filo anche al passato, quello pesante e pericoloso del 1943, quando i nazisti raccoglievano ebrei da destinare ai campi di concentramento. Quindi la pellicola risulta affascinante anche dal punto di vista della suspance, del sapere cosa era ed è successo a quell’uomo smarrito. Da questo punto di vista rende tantissimo la scelta registica di fare apparire in alcune scene personaggi sia del presente che del passato: sono sequenze davvero piene di phatos, molto suggestive e sicuramente le migliori del film. Gli attori sono parzialmente azzeccati, a fronte di un Raul Bova irritante (sarà dovuto al suo personaggio di legno?), ci sono gli occhioni in cui molti italiani amano perdersi, quelli di Giovanna Mezzogiorno, brava, e poi c’è il compianto Massimo Girotti, sublime, premiato anch’esso col David, premio che, purtroppo, non ha mai potuto ritirare.
A riassumere il senso del film ci pensa proprio il personaggio insipido interpretato da Bova, con questa domanda: “ma perché dobbiamo sempre rinunciare?”; la risposta implicita del film crediamo proprio che sia quest’altra: “perché per ogni scelta sono necessarie una o più rinunce!”.

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