Bong Joon-ho

Parasite

Bong Joon-ho


2019 » RECENSIONE | Drammatico | Commedia | Grottesco
Con Song Kang-ho, Sun-kyun Lee, Choi Woo-Sik, Hyae Jin Chang



18/11/2019 di Paolo Ronchetti
Bong Joon-ho in Parasite, Palma d`Oro a Cannes 2019, ci parla di 2 famiglie simmetriche e contrarie poste su due gradini contrapposti della società. La famiglia Park è ricca e pulita, senza odore, appagata, torbidamente fredda e apparentemente anaffettiva e infelice; la Famiglia di Ki-taek è povera e sporca, puzzolente, affamata, untuosamente calda e parossisticamente unita e felice. Con piccole bugie, inizialmente quasi bonarie, i membri della famiglia di Ki-taek…

Viene voglia di rivedere con occhio diverso il primo film di Bong Joon-ho visto in rassegna a Cannes nel 2006: The Host. In una domenica sonnecchiosa e assolata si rise e si discusse molto di quel monster movie tra commedia e denuncia (per molti anni ricordato, da pochi, come il film del “calamaro gigante” o del “calamarone”). Ai più non piacque; a me piacque abbastanza; ai coreani tantissimo visto che in Corea divenne il campione assoluto di incassi di tutti i tempi!

Fu poi la volta del bel Snowpiercer nel 2013. Qui la forza politica della parabola distopica era chiara. Un mondo al collasso, a bordo di un treno, diviso rigidamente per classi sociali e in cui il “Potere” mette ciclicamente in scena una ribellione quando sul treno si verifica una situazione di sovraffollamento che mette in pericolo l`esistenza della società.

Parasite riparte da qui, da una società rigidamente divisa per classi sociali e in cui i più poveri stanno in basso e i più ricchi in alto; i poveri hanno una casa misera con una piccola finestra sul mondo ad altezza dei piedi (o dei genitali o della bocca chinata nell’urto del vomito alcolico) dei passanti; i ricchi una bellissima casa d’autore sopra una collina, con una vetrata straordinaria su un giardino meraviglioso.

E in questa società esistono anche persone più disgraziate: morti viventi della società invisibili a qualsiasi occhio ma in qualche modo servi (ma mai percepiti individualmente) del potere. Persone che hanno nell’invisibilità la loro unica possibilità di espressione e che, come i morti, vivono sottoterra.

La lotta per il potere all’interno di una classe sociale (quella degli erogatori di servizi: Maestro, Governante, Terapista, Autista) diventa pian piano, quasi a mo’ di farsa crudele, una lotta di classe senza esclusione di colpi tra chi detiene il potere e chi è al suo soldo; tra chi è scomparso, sconfitto, nel sottoscala della vita e chi ne ha usurpato il posto cercando una scalata sociale in lotta con un destino che non dà scampo.

La messa in scena è straordinaria e il regista controlla ogni frame del film: nell’eleganza come nel parossismo; nel registro drammatico come nella commedia sguaiata; nella scrittura come nella regia e alcune sottolineature, come quella dell’odore della povertà che perseguita la famiglia di Ki-taek, colgono il segno in modo straordinario.

Un film politico che fa della lotta di classe (tra le classi e nella stessa classe) il suo tema principale senza mai appiattirsi banalmente in tesi sociologiche ma utilizzando le armi del triller, dell’horror, della commedia nera e grottesca come strumenti sociologici di lettura della società. Palma d’Oro limpida e meritata.



https://youtu.be/koiB4unMLvo