Hitchhiker  <small></small>
Rock Internazionale − Songwriting

Neil Young

Hitchhiker

2017 - Reprise Records
03/09/2017 - di
La leggenda diventa realtà. O quasi, visto che, quando si parla di Neil Young non si sà esattamente cosa aspettarsi quando decide di aprire i suoi archivi. E così, mentre ci si attende che un bel giorno decida di pubblicare gli anelati Homegrown, il primo Chrome Dreams, oppure Island In The Sun, eccolo offrire un gran bel Hitchhiker. Un disco in purezza si potrebbe definire.

La storia è nota ai più. L’11 Agosto 1976 Neil Young si ritrova agli Indigo Studios a Malibu in California insieme all’inseparabile Dave Briggs. Young aveva materiale in divenire che, parzialmente, sarebbe finito su Rust Never Sleeps, registrato insieme ai fidi Crazy Horse, ovvero Pocahontas, Powderfinger e Ride My Llama. Neil è in studio con la chitarra acustica e l’armonica, che metterà da parte solo nella conclusiva The Old Country Waltz per passare al pianoforte.

Dieci canzoni, alcune divenute celeberrime, ma anche due canzoni inedite come Hawaii e Give Me Strenght.
Sei pronto Briggs? Così si apre l’album, poco più di 33 minuti di musica immortale, essenziale.
Pocahontas apre le danze. Versione sostanzialmente identica a quella che sarà poi pubblicata di li a poco. Powderfinger è già una sorpresa. La versione acustica non mi risulta mai incisa su album ufficiali. Bella, veramente bella questa versione. Una vera chicca. Questo pezzo è stato incoronato dal magazine americano Rolling Stone come il pezzo migliore mai scritto da Neil.

Captain Kennedy attenderà di vedere la luce sui Hawks & Doves nel 1980 aprendo una delle fasi delle carriera di Young più controverse, fatta di album piuttosto discutibili, almeno fino al 1988 quando arrivò This Notes for You a riconciliare lo scrivente con questo grande artista.
I due inediti: Hawaii non mi sembra male. Non trascendentale, ma un pezzo piacevole. Meglio però Give Me Strenght, che ha un piglio deciso ed un’andamento di una classica canzone di Young. Inspiegabile come mai non abbia mai visto la luce ufficialmente, ma è un pezzo che con i Crazy Horse avrebbe avuto un suo significato.
Se Ride My Llama non abbisogna di commenti, sorprende la title track. Pensare che ci sarebbero voluti più di trent’anni per vederla apparire su La Noise lascia perplessi. Decisamente bella questa versione.

Campaigner era apparsa prima, identica, solo sul triplo antologico Decade. Human Highway è sempre deliziosa. Pensare che quando uscì Comes A Time, era il 1978, la critica, in parte infervorata dalla fiammata Punk, demolì l’album, tacciandolo di essere un comodo rifugio nel clichè musicale del canadese. Cosa che, riferita a Young, verrà distrutta con irrisoria facilità di li a poco. Si chiude con The Old Country Waltz ed il suo autore al piano che, rivisitata con violino e steel guitar, troverà spazio su American Stars ’n Bars.
La splendida copertina del disco, che esce alla fine della prossima settimana, è opera di Gary Burden, un signore che ha cesellato alcune storiche cover di artisti come Young, ma anche Tony Joe White, Jerry Lee Lewis, America, Eagles, CSN, solo per citarne alcuni, è il degno biglietto da visita per un disco che è facile definire come imprescindibile per i fan, ma anche per i non addicted to Neil Young.

Un ringraziamento a NPR (National Public Radio, USA) che ha pubblicato lo streming del disco, permettendo questa anteprima rispetta alla pubblicazione di Hitchhiker.

Track List

  • Pocahontas
  • Powderfinger
  • Captain Kennedy
  • Hawaii
  • Give Me Strenght
  • Ride My Llama
  • Hitchhiker
  • Campaigner
  • Human Highway
  • The Old Country Waltz

Neil Young Altri articoli