Intervista a Roberto Tardito:

Intervista a Roberto Tardito: "La timidezza è una risorsa, non un limite"


28/09/2016 - News di Roberto Tardito

Bentrovato Roberto.

Buongiorno Claudio.

L'ultima volta avevamo parlato della serie di concerti europei che stavi per iniziare. A cosa stai lavorando ora?

In questo momento sono in un buon periodo creativo. Sto lavorando contemporaneamente a due progetti discografici ma dei dettagli preferirei parlare soltanto a cose fatte. Quello che posso dirti ora è che saranno due album tra loro completamente differenti e che, a pensarci bene, mostreranno due diversi lati della mia personalità.

Quali?

Vedi, in me convivono una parte estremamente vitale e piena di entusiasmo e un'altra altrettanto estremamente timida e riservata.

La timidezza non esclude a priori l'entusiasmo e la vitalità, non credi?

Effettivamente no, hai ragione. Ciò che non sopporto è che spesso si tratti la timidezza come una sorta di "malattia" o comunque come un problema o un limite. "Signora, sua figlia è bravissima a scuola, è soltanto un po' timida".

Quindi secondo te la timidezza è una risorsa?

La timidezza o, più in generale, la sensibilità. Le persone sensibili hanno un modo diverso di arrivare alle cose, passano per strade tutte loro. In una realtà ipercomunicativa, è come se cercassero una strada al di là delle parole. Ecco, è un piccolo mondo segreto parallelo, da cui io sono fatalmente attratto.

Come si realizza un progetto discografico sulla questo tema?

Mi sono accorto di aver scritto una manciata di canzoni che, in maniere differenti, avevano questo aspetto comune. Musicalmente sto cercando di ottenere un suono molto scarno e quasi sospeso. Poche note, pochissimi strumenti, per provare ad entrare in quel mondo segreto di cui ti parlavo, in punta di piedi e senza disturbare.

Hai parlato di un secondo progetto che immagino diverso sotto questo profilo.

Esattamente l'opposto. Sto lavorando con i Satoyama, una band tanto giovane quanto carica di idee e di entusiasmo contagioso. La musica che ho sempre voluto fare è quella realizzata con un gruppo di persone che si confrontano liberamente e trovano insieme la strada migliore. Sarà un album molto carico di suoni e di idee, a  metà laboratorio musicale e metà divertissment, un po' come il concerto che porteremo in giro l'anno prossimo. Voglio scrollarmi di dosso l'immagine, in questo paese inevitabile, del cantautore cupo e che pontifica solitario sui drammi della vita.

Intendi dire che la figura del cantautore non è più attuale?

Altro che non attuale, è assolutamente obsoleta! Il mio tentativo è soltanto quello di raccontare delle storie, non certo quello di passare un messaggio di qualsiasi tipo. L'idea che una persona che scrive canzoni sia una sorta di sacerdote portatore sano di cultura non mi appartiene proprio.

Perché senti allora l'esigenza di raccontare e di scrivere?

Ti sembrerà strano eppure me lo stavo chiedendo poco tempo fa. Ti dicevo prima che sono una persona timida e che odia essere al centro dell'attenzione. La leggenda vuole che da piccolo mi mettessi a piangere quando mi cantavano la canzone di auguri per il compleanno, quindi puoi immaginare! Nonostante questo mi trovo non soltanto ad espormi in prima persona, come ora mentre stiamo parlando, ma anche a subire una sovraesposizione innaturale, come quando sono sul palco a suonare. Non saprei spiegarti il perché, penso sia soltanto una strana forma di equilibrio tra due forze diametralmente opposte.

Cos'altro ci vuoi dire su questi due nuovi album?

Che saranno quasi certamente gli ultimi due album che pubblicherò.

Lo dici come provocazione?

No no, è quello che penso davvero.

Quali sono i motivi di questa decisione?

Non è una decisione, è semplicemente un dato di fatto. Sento la necessità di chiudere un cerchio. In fin dei conti l'idea stessa di album è ormai superata, e io non voglio più far parte di questo meccanismo. In questi dieci anni ho lavorato a sei album, ho superato il centinaio di canzoni, credo. Ho avuto il piacere di suonare e registrare con decine di musicisti, e in fin dei conti posso dirmi artisticamente soddisfatto. Immagino che continuerò a scrivere e può essere che una canzone ogni tanto venga pubblicata. Ho mille progetti e continuerò a fare concerti e ad esprimermi esplorando anche nuove possibilità, come, del resto, ho sempre fatto sin da quando ero bambino. Ma con le pubblicazioni, i comunicati stampa, le promozioni e le leccate di culo io ho chiuso per sempre.

Nella tua canzone "Tagliamo la corda" dipingi un quadro desolante della società italiana.

Dicono che io detesti l'Italia. Non è assolutamente vero, io detesto gli italiani. Una classe dirigente mafiosa ed incapace ed un popolo di ignoranti e presuntuosi qualunquisti. Come mi è successo poco tempo fa tornando da Londra, mi bastano pochi minuti, dopo essere sceso dall'aereo, per essere nauseato dalla cafonaggine insopportabile della gente.

Nessuna speranza quindi?

Io sono molto pessimista al riguardo, sto perdendo ogni interesse per la vita politica. Le preoccupazioni della gente girano intorno a puttanate come il numero di parlamentari, al loro stipendio. Ma cosa vuoi che me ne freghi del numero di parlamentari! I problemi sono ben altri, e sono quelli incidono realmente nella vita quotidiana delle persone. Chi pensa che tutto ruoti attorno a una piccolezza del genere è quanto meno una persona ingenua. Mi pare manchi completamente una visione macroscopica delle cose.

Che funzione ha la musica in questo contesto, secondo te?

Quella che ha sempre avuto sin dalle origini. Allontanare le paure, far ballare e far partecipare fisicamente ed emotivamente. Qualunque altra interpretazione è soltanto una forzatura pseudo-intellettuale.

 

(Intervista di Claudio Manassero)