Garageventinove - Intervista per conoscere

Garageventinove - Intervista per conoscere "Il Male Banale"


26/06/2019 - News di Giandomenico Piccolo

Disco solido, dalle forti tinte indie e wave ed interessante nello sviluppo del proprio concept, "Il Male Banale" si presenta come il nuovo interessante capitolo firmato dalla band GarageVentiNove. Una nuova produzione che segna pagine da scrivere per il gruppo che può vantare esperienza artistica a cavallo fra tre decenni, quelli che più hanno segnato evoluzione nella musica italiana. La certezza è che loro, in questo panorama, continuano ad esserci alla grandissima. Ecco l'intervista per conoscere meglio il gruppo e la più recente release.

 

- Carriera ventennale segnata dalla più recente pubblicazione "Il Male Banale", questo capitolo discografico rappresenta un nuovo inizio o un consolidamento di quanto espresso in tutto il decorso artistico?

Ventennale? Dipende da che lavoro facevi dal 1991 al '98! ;)
Mah... in effetti questa domanda ci crea qualche difficoltà perché, se i due concetti presi in sé sono chiarissimi, nella realtà le cose non sono mai così perfettamente distinte. Probabilmente nella vita di un gruppo ogni disco rappresenta entrambi gli aspetti: consolidamento in quanto compendio della ricerca compiuta fino a quel momento, nuovo corso in quanto ciò che è stato detto è stato detto e, se sei un vero artista, senti la necessità di innovare e di superarti.
Noi comunque non abbiamo mai cambiato il nostro atteggiamento verso il fatto artistico, ovvero la composizione dei brani: quando qualcosa ci colpisce o ci ferisce ne parliamo. Musicalmente abbiamo moderatamente aumentato l'elettronica e oggi, rispetto ad anni fa, lavoriamo più con arpeggi e tempi dispari (o almeno ci proviamo), ma sostanzialmente siamo gli stessi. La nostra evoluzione umana cambia la nostra arte più dei nostri propositi estetici! :D

- Melodie e testi sembrano sviluppare una stretta simbiosi, tutto sembra contribuire all'imperante forma del concept album. Scelta studiata o è una forma espressiva "spontanea"?

Anche qui... la domanda ci fa scegliere fra due concetti chiari in teoria, ma la realtà è tutt'altro che nettamente definita. Quando abbiamo visto verso che direzione puntavano i nostri testi in modo spontaneo, soprattutto dopo la composizione di Hannah A., optammo per il concept album e in questo senso componemmo le restanti canzoni. Infatti alcune delle nostre composizioni di allora sono rimaste fuori dal disco, come Orizzonte Aperto, la più famosa del nostro demo Orizzonte in Clessidra. In compenso ne è entrata una, Unwise Gods, che avevamo praticamente dimenticato da circa 1/4 di secolo ma che ci è sembrata pazzescamente adatta al tema, nel suo rappresentare la banalità del male che, più o meno condizionati dalle priorità imposte da una società delirante, noi arriviamo a fare a noi stessi.

- Il Male Banale sembra essere quasi un concetto che trascende il vivere quotidiano, nonostante sia proprio la quotidianità ad esserne intrisa. Si può tentare di annullare queste forme oppure c'è da rassegnarsi e conviverci?

Beh, vista la piega che sta prendendo la situazione politica in Italia sembra che dovremmo conviverci ancora un bel po'! :D
Va beh, scherzi a parte e stante la nostra avversione per politiche massimaliste, xenofobe e nazionaliste (anche se denominate sovraniste), la domanda è: davvero ci sono Paesi dove l'essere umano nella sua generalità sta bene? Certo, rispetto all'Italia ci sono Paesi più "giusti" e meglio organizzati, ma chi ci vive ha risolto i suoi problemi? Il sociale equo è la soluzione al dramma rappresentato dal nostro cammino su questa Terra?
Guardate la ricca ed equa Svezia, e il tasso di suicidi che la contraddistingue. Stessa cosa in Giappone, con l'aggravante che se vivi in un paese con troppa "giustizia" poi sei inadatto a viverne fuori, magari in vacanza, e sei bersaglio di ogni furto e ogni inganno.
Diciamo che esiste un male non banale, quello divino, ovvero le maledizioni ancestrali che dai tempi della Genesi affliggono l'umanità (fatica e dolore). A queste gli assolutismi del '900 hanno risposto con il male, appunto, assoluto. Risolto quello, almeno in occidente, non ci resta che il male... banale. Forse meno peggio, ok, ma se lo vogliamo superare qualcuno doveva pur denunciarlo! ;)

- L'attuale panorama discografico sembra diretto verso una strada potenzialmente suicida: brani da rapido consumo ed altrettanto repentina capacità di sparire dalla memoria degli ascoltatori. La band cosa pensa di questa attuale deriva della discografia?

... a proposito di male banale, eh? E cosa dobbiamo rispondere, che siamo contenti? Davvero, chi lo è? Ma secondo noi il discorso è più sottile di così. Possiamo dire che la musica d'autore esista da almeno mezzo secolo (almeno!) e che abbia sempre dovuto fare i conti con il più bieco entertainment propinato dall'industria discografica, certo più interessata al profitto che all'elevazione dello stato di coscienza dei suoi acquirenti.
Il problema dell'epoca attuale è che la produzione musicale è così ampia (secondo il nostro batterista una persona su 5 possiede e/o sa suonare uno strumento), così facile da raggiungere (grazie a internet) e così incapace di innovarsi veramente (ormai si è provato di tutto) e quindi di organizzarsi per scene coerenti come accadeva in passato, che ormai il consumatore medio rimane disorientato ed è quasi costretto all'ascolto superficiale cadenzato da skip. Ciò fa evidentemente il gioco dell'industria, certamente e inevitabilmente più forte sui media con la sua asfittica produzione.
La musica d'autore è dunque morta? No, anzi, però è importantissimo il ruolo-guida delle riviste, delle fanzine e delle webzine come voi, per poter orientare l'ascolto oggi veramente troppo disarticolato e dispersivo. Così come il pubblico non deve accontentarsi, deve ascoltare e valutare arrangiamenti e soluzioni armoniche, deve leggere e meditare i testi. Chi non fatica, oggi più di ieri (ma sostanzialmente anche ieri), non può gustare i benefici mentali ed emotivi che l'opera d'arte può dare, almeno in linea di principio, cosa che di certo l'entertainment non fa.

- Con uno sguardo al futuro, gli alfieri dell'alternative rock italiano vogliono continuare a suonare fino a raggiungere il trentennale d'attività?


Se con questa definizione ti riferisci a noi, guarda, ti ringraziamo ma sei fin troppo gentile. Non sappiamo se siamo alfieri e di che cosa, noi facciamo il nostro lavoro con abnegazione ed entusiasmo, e se siamo alfieri di alcunché lo siamo in mezzo a molti altri che, ignorati da un pubblico distratto e da editori non sempre capaci (meglio dire non consapevoli dell'importanza del loro ruolo?) in un'epoca poco favorevole, se ne fregano delle lusinghe di questo mondo e cercano solo di dare un messaggio insieme a un'emozione. Perché così fa una bella canzone.
Detto questo, per il trentennale non ci vuol molto, mancano giusto un paio d'anni: ci siamo formati nel 1991... Ma pensiamo che ci vedrete anche per il qarantennale perché, come dice Ciccio il batterista, intendiamo suonare fino alla bara! :D