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Mi Ami Festival Noi amiamo il MiAmi - venerdì
Dopo la maggiore età raggiunta lo scorso anno, il MI AMI Festival 2025 - Il Veleno e la Cura, in programma il 22-23-24 maggio, in questa sua edizione diciannovenne ha scelto di crescere e di evolvere. Sia nel suo sempre ricchissimo programma, che spazia tra i nomi più noti della scena indipendente italiana e le nuove promesse, sia attraverso una nuova location, affacciata sul lago dell’Idroscalo di Milano, è stato infatti capace di rinnovarsi pur mantenendo integro lo spirito di condivisione e di valorizzazione della bella musica che lo contraddistingue. Nei quattro palchi – Champion, Lago, Idealista e Utravel Arena – nell’arco di due giorni e mezzo si sono succeduti oltre 70 artisti e artiste in programma, dal primo pomeriggio a tarda notte, scandendo con i loro differenti generi e stili il ritmo di un panorama musicale in continuo cambiamento. Il veleno e la cura, il vecchio e il nuovo, cambiare per rinascere.
Giorno 1
Una nuova location implica innanzitutto un bisogno di esplorazione degli spazi, per tracciare una mappa entro cui ritrovare la familiarità passata. Il palco Idealista, sempre all’ingresso, il lungolago costellato dagli stand degli sponsor che propongono varie attività, il centrale palco Champion e la sua eternamente affollata ruota panoramica, la zona dei food trucks, il pittoresco palco Lago e il vicino palco Utravel, piccolo ma affiatatissimo. Assicurarsi che non manchi nulla di ciò che si conosceva, apprezzare le novità, fermarsi a contemplare la quiete al di là della terra, sull’acqua, chiedendosi cosa pensano i canottieri del flusso continuo di musica e voci. E, una volta presa confidenza con l’ambiente, cercare di trovare un ordine nelle note, una direzione, artistica e sonora, per vivere il festival senza perdere la rotta. Non ci sono due spettatori che vivono un evento come il Mi Ami allo stesso modo: la contemporaneità delle esibizioni portano purtroppo a compiere scelte sofferte e fare corse affannate, intervallate dalle necessarie pause bagno o cibo, con le relative file.
Il mio Mi Ami inizia venerdì pomeriggio dall’alto: prima che il pubblico si rendesse conto che fosse gratuita, e prima che iniziassero le esibizioni importanti della giornata, mi concedo un giro sulla ruota panoramica per ammirare la vista sul palco Champion da un lato, e sul lago dall’altro; anche il giorno successivo, a meno di sopportare oltre mezz’ora di fila, sarà impossibile salirvi velocemente. Da un punto di vista musicale, invece, scopro per primi i Delicatoni. Mi conquistano in fretta, con i loro brani dalle lunghe code strumentali jazz-funky, e con il sereno entusiasmo che sembra pervadere tutto il pubblico del palco lago; nel corso del festival vedrò tanti poghi, ma nessuno avrà la stessa energia rilassata dei loro.
Per ora di cena, seguo distrattamente dall’area food truck il set di Giuse The Lizia, che con piacere noto essere passato al palco principale nei due anni che lo separano dalla sua scorsa esibizione al Mi Ami che me l’aveva fatto conoscere, mentre in seguito mi divido tra i set di Centomilacarie e dei Bnkr44. Il primo, classe 2004, passa dalle ballad strappalacrime al rap, raccogliendo un pubblico eterogeneo di giovanissimi già fan; i secondi, accompagnati da una full band, confermano la loro rilevanza oltre Sanremo, dimostrando di avere messo in piedi un’esibizione curata nelle scenografie, negli arrangiamenti, e nel loro coordinamento come gruppo sul palco.
La scelta più ardua della serata è rappresentata dai set sovrapposti degli Psicologi e dei Post Nebbia, che mi porta ancora una volta a fare i salti mortali fra i rispettivi palchi. Il pubblico dei due rapper, ormai affermati nella scena indie-rap alternative, partecipa attivamente al set non solo con la forza delle proprie voci, ma anche grazie a un QR code proiettato sullo schermo del palco, che consente agli spettatori di trasmettere il live feed della loro fotocamera, colmando la distanza visiva tra performer e folla. Il rapporto di connessione e comunità che si genera durante il set dei Post Nebbia è invece più fisico: poghi, stage diving, sballottamenti, il pubblico mosso da una forza che sembra quasi provenire da oltre la musica.
Il bello del Mi Ami poi è che ci sono quegli artisti di cui senti solo una parte, ma che conquistano a modo loro: è il caso del set di Sayf, che ha dedicato parte del suo tempo anche a lanciare appelli a supporto della causa palestinese, e riguardo l’importanza di andare a votare al referendum dell’8-9 giugno, e dell’esibizione-karaoke psichedelica dei Pop X, che, mischiando autotune, elettronica, e testi assurdi, hanno portato il pubblico nel loro arcobalenico universo.
A loro segue il rap-hip hop vecchio stile di Noyz Narcos, una deviazione sia di genere sia anagrafica rispetto al giovane pubblico indie richiamato dagli artisti precedenti, e forse proprio per questo funziona andando verso il fine serata.
A segnare il gran finale di questa prima giornata sono i Fast Animals and Slow Kids, decisamente penalizzati dallo slot di mezzanotte e da alcuni problemi tecnici che hanno ritardato l’inizio della loro esibizione, ma compensati dall’energia della band e del pubblico. In contemporanea, sul palco Lago torna al festival il rap preciso di Ele A, mentre nel palco Idealista i Fuckyourclique rappresentano la quota meme della giornata, con i loro testi assurdamente scurrili cantati a squarciagola da una folla di superstiti del pogo. Così, sulle soavi note di “un’altra estate di merda”, si conclude questo primo giorno Mi Ami: nuovo, diverso, eppure sempre lo stesso, nel bene e nel male, nel veleno e nella cura.