Joan Baez

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Joan Baez Una serata con Joan Baez: i ricordi di una vita che incrocia la Storia

27/05/2025 di Laura Bianchi

#Joan Baez#Rock Internazionale#Songwriting

La Milanesiana, la rassegna ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, è giunta alla ventiseiesima edizione, e mette a segno un colpo straordinario: una serata con Joan Baez, la cantautrice e attivista che ha ispirato almeno tre generazioni. Qui il racconto di un incontro emozionante.

Intelligenza, anima del mondo e virtù da coltivare: mai titolo è stato più adatto per accogliere l'incontro di stasera, nell'ambito della ventiseiesima edizione de La Milanesiana, la celebre rassegna ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, che quest'anno amplia ulteriormente i propri territori, per comprendere praticamente tutta l'Italia, da Crotone a Livigno (qui tutto il programma). Perché stasera la Sala Grande del Teatro Franco Parenti di Milano ospita una protagonista indiscussa della cultura - non solo pop, non solo musicale - mondiale: Joan Baez, che presenta la versione italiana del suo memoir, composto da pensieri e poesie, ispirati da esperienze di tutta una vita e scritti circa quarant'anni fa, Quando vedi mia madre, chiedile di ballare per La nave di Teseo.

Il tema della serata è L'intelligenza della madre, e, dopo il saluto di Elisabetta Sgarbi e un'emozionante prolusione di Andrée Ruth Shammah, che la ringrazia "per come ha fatto vibrare di intensità la nostra esistenza", Baez arriva al microfono, scalza, elegantissima in jeans e giacca blu, e, prima di leggere alcune pagine dal libro, ne contestualizza l'intenzione: " Queste poesie sono state scritte tanto tempo fa, ma il mondo adesso è in un tale stato di caos, e la nazione in cui vivo è in un tale stato di crudeltà, che noi dobbiamo trovare dentro di noi un modo per affrontare questa situazione. Stiamo parlando di empatia, che è diventata una sorta di brutta parola, come se fosse associata a pietà, o debolezza; invece l'empatia è capacità di provare sentimenti per gli altri, mettersi nei panni di chi soffre, fare qualcosa per loro." E con grande empatia, ma anche autoironia e umiltà - le doti che formano la grandezza di una persona - l'artista legge alcune sue poesie, ma poi si ferma: "Abbiamo delle alternative? Avete scelto poesie troppo serie!", e, dopo aver compulsato il libro, decide di accennare "Un mondo d'amore". L'intento è chiaro: reagire alla negatività, superare le difficoltà con la forza dei comandamenti dell'amore. Baez quindi passa al dialogo con lo scrittore Sandro Veronesi, che ammette la propria inferiorità di genere di fronte a un mondo, quello femminile, ispirato dall'artista, e infatti non tocca i temi che, forse, molti dei presenti si aspetterebbero: la sua infanzia, il suo rapporto con la madre, e quello di lei madre col figlio, i ricordi da cui i testi sono scaturiti, la sua visione di arte. Baez è però (appunto) intelligente a rispondere a ogni domanda inserendo un messaggio pregnante, come quando, sollecitata sulla situazione attuale e sull'assenza di movimenti di massa per i diritti umani, non scivola nel cliché, ma invita tutti a trovare una causa, importante per ciascuno, e aggiungersi al gruppo di attivisti, in modo da avere una vita degna di essere vissuta (il termine che lei usa è decent, che non significa solo decente), indicando il proprio sito per ispirarsi; o quando, parlando del proprio matrimonio con David Harris, un esponente del movimento pacifista imprigionato per la sua renitenza alla leva, sostiene che, a prescindere dalla separazione, è stato un matrimonio di successo: "la misura di un matrimonio è non quanto dura, ma quando comunque si resta amici"; o infine quando, ricordando la figura di Martin Luther King, dà il meglio di sé, esclamando: "Non credo che il coraggio sia una dote con cui si nasca; piuttosto è continuare a fare comunque quello che si deve fare, anche se si ha paura", incoraggiando tutti a mantenere la forza della volontà, nonostante le evidenti difficoltà, che ci spingono a pensare in modo pessimistico. Così, tra un commosso ricordo di Furio Colombo, che l'ha dolcemente costretta a comporre in quattro giorni il testo della Ballad of Sacco and Vanzetti, e una sentenza lapidaria su Dylan ("ha scritto le cose migliori di tutti, quindi ha meritato il Nobel"), Baez si dimostra non solo un'immensa artista, ma soprattutto una personalità eccezionale. E da par suo chiude l'incontro, cantando a cappella una strofa della sua canzone, modificata nell'ultima parte, come un omaggio e un incitamento a tutti noi:

"Ain't gonna let nobody turn me around

Turn me around, turn me around

Ain't gonna let nobody turn me around

Keep on a-walkin', keep on a-talkin'

Keep on a- singin', Keep on a-swingin'

Marching up to freedom land".


Certo, Joan. Continueremo ad andare verso il paese della libertà, nonostante tutto.

FOTO DI GIOVANNI DANIOTTI