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Interference In viaggio in Irlanda per un omaggio agli Interference
C’è un sogno dietro quel cancello giallo. Quel cancello giallo è un portale spazio-dimensionale. Appena varcato, narici e polmoni si riempiono col profumo intenso di bosco e muschio, un cottage che profuma di biscotti e arrosto e un camino che continua a bruciare, per scaldare la casa e le anime che vi si incontrano.
Questa è l'Irlanda di Caterino e Riccardo, oltre le nubi che corrono veloci, regalandoci sprazzi di sole e gocce di pioggia, che rendono questa terra di colore verde intenso anche d’ inverno. Un'Irlanda fatta di pub improbabili, che appaiono all'improvviso come spuntati dal buio, di canzoni suonate fino a notte fonda, di discorsi impegnati al limite del filosofico, di scherzi e battute in stile Monty Python, di risate, abbracci, dove, in un salotto trasformato in studio di registrazione, folletti come Karl plasmano al computer un'idea di melodia appena fischiettata, dove ti ritrovi a suonare una chitarra Martin da 40.000 euro, oppure la mitica Telecaster suonata da Glen Hansard quando interpretava Outspan Foster, il chitarrista riccio di The Commitments. La stessa chitarra finì sicuramente nelle mani di Jeff Buckley, che, prima di avere successo, lavorava come guitar tech nel tour promozionale per il lancio del film di Alan Parker, e che si esibì con Hansard nella succursale newyorkese del Sin-é Café; per cui ci immaginiamo che da qualche parte di ci sia qualche sua cellula epiteliale... L’amicizia con Mark Geary è nata invece da una cena di pesce a casa di Riccardo nel cuore di Chioggia, con una terrazza che si affaccia sulla riva Vena. Caterino aveva detto: "Voi due dovete conoscervi... avete musicalmente tantissimo in comune"; una cena prima e una jam session poi hanno dato il via a una amicizia bellissima. Tutto è sempre orbitato attorno alla musica, che è veicolo di amicizia, quella vera, fatta di liberazione, di confidenze intime, di lacrime, di sfoghi e soprattutto di accordi trasportati su una chitarra, usati per dare voce ai nostri più puri sentimenti.
Caterino un giorno telefona a Riccardo e gli dice: "Il 30 gennaio suonano gli Interference vicino a Cork: che dici... si va?" . Tempo due giorni, era tutto deciso e, dopo anni di viaggi andata e ritorno da questo verde Paese circondato dal mare, decidiamo di fare un’ennesima fuga, alla ricerca di noi stessi e di quegli abbracci che ci fanno sempre tanto bene. Riccardo si è innamorato delle canzoni scritte da Fergus O'Farrell grazie alla colonna sonora del film Once col quale Hansard ha vinto il premio Oscar come migliore canzone; un amore così grande che l'ha portato a fare una sua versione di Gold cantata in dialetto chioggiotto. Caterino ha assaggiato la potenza di quelle canzoni durante una fuga in Repubblica Ceca: il primo colpo ben assestato fu I was looking for someone durante il soundcheck, e quel segno non è andato più via.
Si parte da Celbridge: il nostro obiettivo è a 450 km di distanza e la strada ci regalerà solo belle sorprese, con panorami mozzafiato e luce da set cinematografico. Le strade in controluce dopo la pioggia sono pura poesia; la fotocamera del cellulare è buona, ma non è possibile trasmetterla tutta. L’ eccitazione è data in primis dal fatto di raggiungere i posti dove Fergus ha vissuto e composto le sue canzoni con la sua band, gli Interference, e di conoscere la sua fantastica band. Arriviamo a Ballydehob, a 100 km a sud di Cork, entriamo al Levi's pub e ci troviamo catapultati agli anni '50 irlandesi: stesso legno, stesso profumo, stessa energia. Non conosciamo nessuno, ma sembra di conoscere tutti: come un leprechaun spunta Paddy con la sua parlata incomprensibile, e capiamo solo che sta paragonando il casino presente in quella sala a quello che trovò a Venezia quando scese per vedere il concerto dei Pink Floyd: quindi adesso il brindisi è d'obbligo! sgomitiamo per raggiungere il bancone del bar e farci una Stout locale (in zona Cork non servono Guinness). Salutiamo Michael McCormack il regista di Breaking Out, il docufilm sulla storia umana e musicale di Fergus e ci trasferiamo in una sala comunale, che con nostra sorpresa troviamo affollata da circa mille persone, tutte sedute.
L'evento inizia alle 19.00 precise, e il concerto è destinato a durare 3 ore e 10, con un'organizzazione e cambi palco talmente ben oliati e coordinati che non si sono mai sentiti dei vuoti. Il viaggio parte con una bellissima versione soul di I was looking for someone, in cui la voce delle coriste la fanno da padrone. Altre emozioni arrivano da Sail On, American Townland (canzone dal testo politico, bellissimo) , Whatever the wind blows, I owe you nothing, I'm your Man (con la voce di Camilla Griehsel che sembra un tuono che squarcia il cielo) Breaking Out, Wild Cat Strutting, Cain and Abel e una bellissima versione rappata di In the Woods. Come se non bastasse, c'è una celebrazione nella celebrazione, perché Camilla è stata la moglie di Colin Vearncombe, in arte Black, di cui viene suonata una manciata di canzoni, tra cui Go Home e la celeberrima Wonderful Life, cantata per l'occasione dai figli, che a fine canzone si sono abbracciati e lasciati andare a un pianto terapeutico. Alcuni degli artisti sono glorie locali, ma ci lasciano con la bocca spalancata), altre celebrità nazionali tra cui Mundy, Mick McCormack, il congolese Niwel Tsumbu, Rónán Ó Snodaigh al bodhran e Sara Caccamo, moglie di Marc McDonald, manager degli Interference. La House band sono i Dogtail Soup ed è composta da Camilla Griehsel, Maurice Seezer, Paul Tiernan, Anthony Noonan, John Fitzgerald, James O'Leary, Bertrand Galen al violoncello, Maurice Culligan. Lo spettacolo incanta i due veneti dal primo al ultimo minuto: voci soliste e in coro, chitarre soliste... tutto è magia pura. Alla fine, la bellezza indescrivibile di abbracciare i musicisti, notare con gioia che si ricordano di noi anche dopo tre anni, la sensazione meravigliosa di sentirsi in famiglia anche a 2100 km da casa. Tempo nemmeno di finire il concerto, si ritorna al Levi's Pub, talmente affollato che sembra contenere le mille persone presenti nella sala comunale.
La mattina dopo, prima di tornare a Cork per una passeggiata turistica, ci fermiamo a Schull a far visita alla tomba di Fergus O' Farrell, che dalla età di dodici anni aveva il destino scritto a causa della SLA, e che ha passato più di vent'anni in sedia a rotelle: è sepolto con la lapide di fronte al mare, con la scritta SAIL ON. E anche per noi uomini di mare, col viso segnato da concerti, vento e sale, versare una lacrima è stato inevitabile, e -immediatamente prendiamo in prestito il verso di Gold, di Fergus O' Farrell: "staring out to sea"...