Francesco Guccini

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Francesco Guccini A Reggio Emilia fino al 18 ottobre Canterò soltanto il tempo, una mostra preziosa su Francesco Guccini

14/09/2026 di Laura Bianchi

#Francesco Guccini#Italiana#Canzone d`autore

Uno spazio funzionale e moderno; una mostra tematica su uno dei protagonisti più influenti della musica e della cultura italiane; una voce che guida il visitatore in un percorso di riflessione sul rapporto tra parola, memoria e tempo; canzoni, foto e oggetti parlanti. Ecco il racconto della preziosa ed emozionante visita alla mostra dedicata al tempo secondo Francesco Guccini.

Quando, il 17 marzo scorso, ho inserito tra le notizie quella relativa alla mostra su Francesco Guccini che si sarebbe tenuta nell'accogliente Spazio Gerra di Reggio Emilia, Canterò soltanto il tempo, non mi sarei aspettata che Guccini sarebbe morto tre mesi dopo la sua visita negli spazi espositivi. E sicuramente non se lo sarebbero aspettati nemmeno i suoi curatori. Per questo, la visita ai quattro piani e alle nove sale assume un valore prezioso; perché è lontana dallo spirito celebrativo che, dal 6 agosto scorso, sembra essere la tentazione più forte per troppi; e perché proclama un assunto semplice e fondamentale: Guccini è ancora vivo, e lo sarà sempre, nelle parole che ascoltiamo durante il percorso, nelle foto che ritraggono lui, i suoi familiari, la sua Pavana, nelle copertine dei dischi appese al soffitto con fili sottili e tenaci, nei testi di nove delle sue canzoni simbolo, nelle centinaia di biglietti lasciati dai visitatori, negli oggetti a lui appartenuti, nei numerosi libri che ha scritto.

All'ingresso (libero, con eventuale offerta) viene consegnata un'audioguida, che ciascuno ascolta percorrendo le sale. Questo comporta molti benefici: innanzitutto, c'è un grande silenzio negli ambienti; tutti sono assorti nell'ascolto delle parole e delle canzoni proposte, alcuni seduti davanti alle foto o alle opere pittoriche create da artisti ispirati dalle tematiche presentate, altri immobili, con gli occhi chiusi, per meglio catturare il messaggio di quanto viene detto, apprezzandone il valore letterario prima ancora che musicale. Poi, è possibile fermare la registrazione, tornare indietro, riascoltare alcuni passaggi, fissarli nella mente, prendere appunti, consci dell'eccezionalità del documento che ci viene offerto. Infine, la guida ci induce a una riflessione personale, non condivisibile in quel momento, e foriera di ulteriori approfondimenti nel tempo.

Infatti, è il tempo il filo rosso che attraversa tutto lo spazio, e la voce che ascoltiamo è quella di un Guccini anziano, che si immerge in lunghe pause, che soppesa le parole, come se le scrivesse e le cancellasse, nel rovello compositivo che vediamo testimoniato dagli autografi dei testi delle nove canzoni attorno a cui ruota il percorso, contententi correzioni, riscritture, aggiunte. E capiamo una volta di più che l'urgenza compositiva del cantautore partiva sempre dal versante letterario, dalle parole precise, efficaci e pregnanti, alla ricerca non solo della mera comunicazione di una storia, ma soprattutto della creazione di un'atmosfera, catturata nel suo fragile manifestarsi nel tempo, e dal tempo poi destinata a disgregarsi, a meno che una mente non riesca a coglierla.

Nove canzoni, e nove temi di cui Guccini si è impegnato nel chiarire i presupposti, nel corso di tre anni di incontri coi curatori della mostra, Stefania Carretti, Lorenzo Immovilli ed Erika Profumieri, che hanno voluto registrare le parole del cantautore, per restituircele con tutta la loro forza chiarissima e definitiva, circoscrivendo la tematica, senza nessuna pretesa di costruire una mostra omnicomprensiva dell'immenso talento del cantautore, e focalizzandosi sul rapporto tra memoria, tempo e parola.

Così, capiamo meglio "dati, causa e pretesto" di canzoni come Il Tema (un cui verso dà il titolo alla mostra, e che permette di conoscere gli inizi del Guccini musicista e frequentatore di osterie e club), Incontro (che mostra anche il testo di una mail del 2019, scritta da Christina Kennedy, la protagonista della canzone), Radici (con emozionanti documenti sui suoi antenati), passando per Amerigo (Enrico, lo zio emigrato e tornato indurito dal lavoro in miniera, ormai sradicato), o per Auschwitz (con il video della sua prima esecuzione in RAI), Libera nos Domine ("la mia vera canzone manifesto", che gli dà modo di precisare che "non sono mai stato comunista, perché il comunismo era legato allo stalinismo che era una dittatura troppo feroce. Semmai anarcoide e libertario di sinistra. E sono rimasto della stessa idea"), La canzone della bambina portoghese (sulla "verità che è difficile da avere in tasca..."), Van Loon, uno struggente ricordo del padre Ferruccio, un uomo sconfitto dalla vita, ma appassionato di cultura e storia, che visse due guerre, e fu internato, in quanto rifiutò di aderire alla RSI, prima nel campo di Leopoli (oggi in Ucraina) e successivamente nel lager di Amburgo, da dove scrisse a casa un biglietto semplice e tremendo, qui esposto. L'ultima canzone è Vorrei, dedicata alla seconda moglie Raffaella, di ventotto anni più giovane, anche se in questo tempo - spazio Guccini ripercorre le cinque relazioni importanti nella sua vita, sottolineando che "Ho avuto sempre figure femminili al mio fianco". E non mancano, attraverso le sue riflessioni, critiche acute nei confronti del consumismo, della faciloneria dei media ("Nella pubblicità accanto a ogni sostantivo c'è un aggettivo invitante a comperare..."), e un'orgogliosa rivendicazione delle proprie radici: "Io sono figlio della civilità contadina", con un omaggio diretto al pensiero pasoliniano.

Da quella voce stanca, ma lucidissima, ci sentiamo confortati e guidati, mentre passiamo per le sale, ci fermiamo davanti ai video, alle foto o alle opere di illustratori e artisti visivi contemporanei, che affiancano i nove passaggi e che traspongono le canzoni - guida in foto, disegni e installazioni, o ci lasciamo catturare dall'evocazione delle Stagioni della vita attraversate da colui che per moltissimi è stato considerato - ed è tuttora - un maestro. E lo confermano le centinaia di messaggi, scritti su semplici post-it o fogli di quaderno, che i visitatori hanno lasciato qui, densi di affetto e riconoscenza, come quelli che venivano - e vengono ancora - affissi alla porta della sua casa in Via Paolo Fabbri 43, o a Pavana; uno su tutti: "Non ho voluto correre il rischio di disturbarla suonando il campanello. Volevo soltanto ringraziarla per tutto ciò che ha significato per me e la mia famiglia. La considero un maestro di Vita..."

Al pianterreno dello spazio, ecco comparire le sue Stanze di vita quotidiana: gli oggetti soliti, gli occhiali, le penne, le sigarette, le foto dei gatti, le schedature - ordinatissime - di libri e di fumetti letti, e, in una sezione apposita, tutti i libri scritti da lui, a sottolineare il suo cospicuo impegno letterario e ad ampliare il discorso intrapreso con le canzoni e concluso con l'ultimo libro, Calde le pere!.

Esco nella tiepida aria reggiana con una dolcezza indescrivibile, che ho provato poche volte dopo aver visitato una mostra; se Guccini ha cantato "soltanto il tempo", sono ancor più certa, ora, che ha cantato anche il mio tempo, dalle mie radici al mio rapporto col presente. Anche per questo gli sarò sempre grata.

La mostra è aperta fino al 18 ottobre: un'occasione imperdibile, una bussola che orienta in mezzo alle tante manifestazioni in suo onore, per sapere "dov'è il sugo del sale", e per dirgli grazie nel modo migliore.

SI RINGRAZIA LO SPAZIO GERRA PER LA CONCESSIONE DELLE FOTO