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Neil Young Neil Young ha ottant'anni: Rust never sleeps!
VALERIO CORBETTA
Io adoro i gatti. Non hanno padroni, non li puoi dire "tuoi" perchè loro sono sfuggevoli, solitari, bastardi dentro. Se ne vanno chissà dove, tornano quando gli pare, se gli vai a genio vengono da te, altrimenti manco salutano, pure se gli dai da mangiare. Le fusa le fanno quando e a chi pare loro.
Io adoro Neil Young. C'è stato un periodo liceale in cui giravo con una camicia rosa (presa a "Cappa e Tuba") con stampigliata sulla schiena la sua effigie ingobbita, coi capelli a coprirgli la fronte e la chitarra in mano. Lo adoro perchè è come un gatto. C'è e dopo un attimo è sparito. Spunta nei Buffalo Springfield e poi scappa via per prendere la sua strada solitaria (quanto ho amato "The loner"...). Ricompare per aggiungere la sua "Y" a CSN. Ma dura poco, giusto il tempo di qualche capolavoro piazzato tra "After the gold rush" e "Harvest". Poi sparisce di nuovo, perso dentro "Time Fades Away", "Journey throught the past", "On the beach", "Tonight's the night" e via interiorizzando, in un periodo buio che, riascoltato ora, rivela gemme impressionanti. Perchè il gatto si fa i cazzi suoi: se gli va resta, se gli gira prende un'altra strada. Ma conosce il percorso per tornare sulla via di casa, quella che passa da "Zuma" per arrivare alla meraviglia di "American stars and bars". Da lì riparte, countryeggiando su "Comes a time", spargendo poi la ruggine acustica ed elettrica, anche live. Ma l'anima felina è sempre lì; e allora via di graffi cattivi con la doppietta infame di "Re-ac-tor" - "Trans" che nessuno capisce (forse nemmeno lui). Confesso di averlo un po' abbandonato in quel periodo: ma come fai a non amare un gatto? Gli perdoni tutto.
Un'ottantina di album, tra originali, live e raccolte, impegno costante su temi sociali ed ecologici, a difesa di minoranze e ambiente, pacifista vero, fedele sempre e solo a se stesso, una vita intensissima, con problemi personali e familiari che avrebbero abbattuto un toro.
Ma lui, sangue nativo nelle vene, è ancora qua.
Oggi ne fa ottanta. E ride di chi ancora gli chiede come mai scrisse ma non seguì il motto: "It's better to burn out than it is to rust" e risponde che "quello va bene per chi fa una vita rock'n'roll...".
Long May You Run, zio Nello.
LAURA BIANCHI
La ragazza sgrana gli occhioni azzurri e dice: "di chi è il compleanno? ah...ma allora è anziano!! no, no, mai sentito..."ragazza mia, chiedi chi è Neil Young, ma chiedilo alle persone giuste. Quelle che oggi lo festeggiano, e continuano ad ascoltarlo, nonostante tutti i loro acciacchi, i sogni realizzati e quelli mai compiuti, i ricordi di quando avevano molti capelli in più o molti chili in meno, erano saccenti e giovani, e credevano che avrebbero insegnato ai genitori e li avrebbero nutriti coi loro sogni, e avrebbero trovato posto dentro una risata e non si sarebbero mai tagliati i capelli. Poi chiedigli l'energia che ha messo nel farci capire che diventare vecchi significa anche diventare umili, aver ancora da imparare dagli amici, sostenerli e comprenderli senza giudicarli, ed esserci, solo esserci, sempre, stando sempre dalla parte degli ultimi, dei diseredati, contro i potenti, sempre, tutti, fino a quest'ultimo, grottesco potente. Infine chiedi una manciata di emozioni, e lui te ne darà a piene mani. Ti racconterà la storia di un uomo che piscia contro il vento, di un altro inciampato in un ago, di un minatore che cerca un cuore d'oro, e del suo sconfinato amore per Mother Nature e per il rock and roll che non morirà mai, purché lo si suoni in un mondo libero. E, proprio perché non morirà mai, hai tempo per rifarti, se vorrai. Noi non abbiamo più tanto tempo. Il nostro tempo, l'abbiamo vissuto. e oggi, con lui, ci passa davanti tutto intero, e intatto. Dai primi LP (sì, quelli che tu chiami vinili), in cui lo maledivamo, perché si ostinava a scrivere i testi con la sua grafia ostica, e mica avevamo Google per capirli bene, al film esaltante Rust Never Sleeps, alla sua partecipazione a The Last Waltz, ai concerti benedetti in cui abbiamo avuto il privilegio di assistere (un flash su tutti: Cortez The Killer a Barolo), anche coi nostri figli, che lo conoscono, e lo cantano. Un tempo buono, di sogni e rabbia e ruggine e chitarre e armonica. E la sua voce, a illuminare la strada. Perché c'è luce ovunque, e "Every junkie is like a setting sun."
Ascoltalo, ragazza. E fagli gli auguri.
FOTO COPERTINA DI GIORGIO BARATTO