Afterhours

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Noi siamo Afterhours


05/02/2019 - di Arianna Marsico
Alla Feltrinelli Libri e Musica di via Appia Nuova a Roma Mixo ci fa fare una bella chiaccherata con Manuel Agnelli e Rodrigo D`Erasmo a proposito dei 30 anni degli Afterhours, della perdita di controllo e della gavetta.
Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo concludono con la tappa romana il giro di presentazioni di Noi siamo Afterhours, il cofanetto contenente l’intero concerto del trentennale degli Afterhours e il dvd dell’omonimo documentario di Giorgio Testi, presentato in occasione della Festa del Cinema a Roma.

Mixo, storico volto di VideoMusic e TMC2 e ora voce di Radio Capital, fa con garbo da moderatore e fa subito simpaticamente spoiler sulla seconda stagione di Ossigeno confermata e in arrivo. Inizia apprezzando la lunga gavetta che ha caratterizzato il percorso del gruppo, contribuendo probabilmente alla longevità dello stesso. Manuel risponderà dicendo con ironia  che tutto sommato avrebbe preferito risparmiarsi una gavetta così lunga e che non hanno mai avuto nulla in contrario al fare successo prima. Anche se ammette l’estrema utilità delle lunghe sessioni al Jungle Sound Station di Milano. Non solo per lo sviluppo del suono, quanto per la possibilità di entrare in contatto con artisti già affermati (da Eros Ramazzotti a Lucio Dalla) da cui carpire la professionalità e per imparare a non avere complessi di inferiorità (più tardi Agnelli dichiarerà anche di aver imparato a non sentirsi in colpa per il proprio modo di essere, a dispetto di quello che voleva inculcargli qualcuno). Anche nel ricordare i dieci tour americani fa sempre presente come l’accoglienza ricevuta sia sempre stata calorosa. Certo, un percorso così lungo non sempre si riesce a fare tutti insieme, e questo a suo parere spiega anche i diversi cambi di formazione.

Nel parlare del concerto al Forum di Assago noterà che la cosa che lo ha reso magico, e che spesso rende i concerti magici (o al contrario disastrosi) è stata la perdita di controllo, nonostante prove accurate (e lontane dal rodaggio che può dare il venire da un tour).  Ma dopo un evento così cruciale, e che per forza di cosa ha comunque richiesto una meticolosa organizzazione,  sia Manuel che Rodrigo si mostrano ben lieti di affrontare il più snello tour teatrale, nel quale si esibiranno in duo e magari con ospiti variabili di città in città.

È poi il momento delle domande del pubblico, che mettono in luce un Manuel Agnelli maître à penser spontaneo e non forzato. Una delle domande  verterà proprio il fatto che nei concerti negli ultimi anni il frontman sembra aver portato sul palco tanti concetti non solo attraverso le canzoni. Manuel ammetterà questa maggior voglia di spiegarsi, che lo ha portato anche a cercare altri mezzi di comunicazione, confessando con estrema sincerità che senza X- Factor probabilmente nessuno gli avrebbe affidato una trasmissione televisiva. Si dimostra anche aperto alle possibilità della trap, vedendola comunque come un salutare elemento di rottura e come un qualcosa in cui un pubblico si identifica, pur chiosando che ci sarebbe da lavorare sul contenuto superando i rolex…

Manuel spende anche bellissime parole per i musicisti che lo accompagnano, su come sia proficuo il confronto con le loro personalità forti e arricchite anche da esperienze parallele (The Wistons per Dell’Era, I Hate My Village per Rondanini, il tour Way to Blue per D’Erasmo e Buñuel per Iriondo, solo per citarne alcuni).

Ma adesso è il momento di far parlare la musica, con  l’essenzialità di arrangiamenti per chitarra e violino, anche pizzicato. Padania, Quello che non c’è e Ballata per la mia piccola iena in questa nuova veste guadagnano in purezza quello che lasciano da parte come potenza, e riempiono lo spazio e gli animi dei presenti. L’ovazione è per Non è per sempre, per quel balsamo al cuore in un momento così strano, dove davvero serve che un diploma in fallimento sia una laurea per reagire.

Manuel e Rodrigo salutano e idealmente abbracciano tutti i presenti, e si vede un sorriso sincero nel vedere l’energia e l’affetto ricevuti.

“Ognuno ha un modo di abbracciare il mondo
Il modo che ho è soffrire
Fino in fondo
Libero di non essere più me
Libero di non piacerti più
Libero di buttare tutto via”


(Se io fossi il giudice)

 

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