Mi Ami Festival

special

Mi Ami Festival Noi amiamo il MiAmi - sabato

01/06/2025 di Giovanna Mentasti

#Mi Ami Festival#Italiana#Alternative

È tornato il Mi Ami Festival, la rassegna di primavera all'Idroscalo di Milano. E Mescalina c'era, per due giornate: quella di venerdì 23 e sabato 24 maggio scorsi. Ecco il racconto del sabato.

Ormai dovrei saperlo bene, alla mia terza edizione, che arrivare in auto all’idroscalo dopo le 17:30 è una condanna a morte, soprattutto nella giornata di sabato, da sempre la più affollata. In questo caso, la disperazione è causata da una cattiva organizzazione degli spazi di parcheggio e di ingresso del festival, che mi hanno vista costretta a lasciare l'auto nel parcheggio convenzionato dalla parte opposta del lago dell’idroscalo e fare una “passeggiata” di oltre due chilometri e mezzo per arrivare prima alla fine del festival, e poi risalirlo tutto per raggiungere l’unico ingresso principale. 

Dentro al sito, la quantità di gente cattura subito l’occhio: molta più del venerdì, tanto che ogni attrazione, dagli stand degli sponsor, a quelli del cibo, ai bagni, è segnata immancabilmente da una fila costante. La somma di questi fattori ha purtroppo fatto iniziare la seconda giornata di Mi Ami particolarmente tardi, facendomi perdere alcuni set e il primo ospite a sorpresa, la comparsa di Calcutta dai Fitness Forever. Nonostante un giustificato rosicamento, mi consolo con la prima combo di sovrapposizioni, e dunque di corse tra i palchi: Il Mago del Gelato suonano infatti in contemporanea con Diodato. Dividendo il mio tempo tra le due esibizioni, riesco a catturare sia il momento di ironica tenerezza in cui la band chiama sul palco “le quattro persone più importanti delle loro vite... le mamme del gelato”, che si rivelano eccellenti coriste e ballerine, sia due brani che il cantante tarantino ha portato al Festival di Sanremo, Ti muovi e Fai rumore. Tra il funk-jazz-afrobeat dei magici gelatai e la potenza della voce e del carisma di Diodato, penso che sia quasi un peccato non siano le esibizioni principali della serata, vista l’energia che sono stati capaci di diffondere.

Dopo una breve incursione all’esibizione degli Offlaga Disco Pax, scelgo di trascorrere la seconda fascia serale quasi interamente al magnetico set di Joan Thiele. Mentre la cantautrice italo-colombiana si fa accompagnare a sorpresa da uno dei beniamini della scena indie contemporanea, Frah Quintale, mi perdo la comparsa di Fulminacci sul palco Idealista per il set a sorpresa dei Golden Years, a riprova del fatto che al Mi Ami non solo è impossibile vedere tutto, ma spesso ci si trova a fare delle scelte anche dolorose.

Similmente, non riesco a seguire il set a sorpresa di Shablo + Guests sul Palco Champions, mentre colgo qualche brano del Teatro degli Orrori dall’eterna fila per i bagni. (Una nota per gli organizzatori: per la prossima edizione, sarebbe particolarmente conveniente collocare gli orinatoi femminili in una zona più appartata, lontano da quelli maschili e non letteralmente davanti a essi, o quantomeno circondarli da barriere oscuranti in modo che le fruitrici siano più protette dagli sguardi altrui... Per quanto siano stati utili, e probabilmente l’unico modo per ridurre sensibilmente i tempi d’attesa, non sono state tenute in conto le specifiche esigenze – di privacy, materiali e logistiche – che le donne davvero necessitano per poterli utilizzare.)

La sera, è il turno dell’indie di Giorgio Poi, artista di una generazione musicalmente precedente alla mia, con la quale percepisco i punti di contatto e le differenze, e del breve set di Sangiovanni che, a tre anni di distanza e dopo un periodo difficile, si riavvicina ai live proprio partendo da questa incursione al Mi Ami. In entrambi i casi, nonostante la discrepanza anagrafica, il pubblico è numeroso e affiatato, pronto a confermare il proprio supporto verso i due artisti.

La diciannovesima edizione del festival si chiude in bellezza con due potentissimi set in contemporanea: Emma Nolde al palco Lago, ormai elevata dallo status di promessa del cantautorato indie italiano a una delle sue giovani voci più interessanti, e il producer-set di okgiorgio, “il nostro Fred Again..”, un artista eclettico capace di riscrivere la musica elettronica e la sua esecuzione dal vivo. Il mio cammino verso l'auto è lungo, ma anche da lontano riesco a sentire nella notte le note che provengono dal palco Champions. Sorrido nel pensare alla gente che balla sottopalco, consapevole che, come loro, anch’io vorrei che serate come questa non finissero tanto presto. Ma è l’una di notte, e mi aspetta quasi un’ora di viaggio; sono comunque felice nella consapevolezza che, se l’universo me lo permetterà, tornerò anche l’anno prossimo sulle sponde del mare di Milano.