Yugen Picture#2
2026 - Filibusta
Intrigante mix tra jazz moderno, musica classica, elettronica e multimedialità, Yugen è un trio salentino che riporta alla memoria passaggi tra Mike Oldfield e Roberto Cacciapaglia per la flessibilità dei richiami e la capacità di arrivare direttamente all’ascoltatore.
Katya Fiorentino (piano, synth, rhodes), Stefano Compagnone (basso) e Maurizio De Tommasi (batteria e elettronica), unitamente all’ospite Alessandro Dell’Anna (chitarra classica nel secondo brano) creano atmosfere circolari imperniate sul lavoro delle tastiere, perfettamente sincronizzato con una ritmica metronomica che sa però operare anche come sostegno melodico.
La geometria del combo infatti non è quella del trio tradizionale, che privilegia il solista accompagnato. Qui gli strumenti, elettronica inclusa, giocano un ruolo interattivo creando impasti collettivi con pesi specifici alternati.
Apparentemente legato a una filosofia minimalista, in realtà il pensiero musicale ricorre a riferimenti molteplici; da scampoli folk al rock progressive, da cenni accademici al pop, da umori jazz a basi cinematiche, il disco si sviluppa in trame apparentemente compatte ma in realtà espansive. Si succedono momenti ipnotici a passaggi da notturno, echi popolari e ostinati che rendono un risultato caleidoscopico, ammaliante nelle sue graduali variazioni.
L’estetica complessiva del lavoro riporta più a coordinate nordiche che non nazionali, anche se senza quell’algidità tipica di un certo camerismo mittleuropeo. Questo risultato è dovuto in definitiva alle scelte melodiche, che comunque mantengono un calore di fondo chiaramente avvertibile all’ascolto.
In questo senso esemplificativo è From the Bin to the Sunrise, che da un incipit di ballata folk vira verso lidi in cui l’interplay, arricchito dall’intervento della chitarra, completa l’offerta. Anche la title track, col suo lento incipit al piano in stile quasi New Age che evolve gradualmente in una narrativa cinematografica, conferma la sintesi multidimensionale del lavoro.
Le composizioni, tutte a firma di Fiorentino, non prevedono né improvvisazioni né riferimenti afro-americani. Si è di fronte a una pagina tutta europea che al salotto preferisce una gioiosa e sobria policromia estremamente godibile.
Katya Fiorentino (piano, synth, rhodes), Stefano Compagnone (basso) e Maurizio De Tommasi (batteria e elettronica), unitamente all’ospite Alessandro Dell’Anna (chitarra classica nel secondo brano) creano atmosfere circolari imperniate sul lavoro delle tastiere, perfettamente sincronizzato con una ritmica metronomica che sa però operare anche come sostegno melodico.
La geometria del combo infatti non è quella del trio tradizionale, che privilegia il solista accompagnato. Qui gli strumenti, elettronica inclusa, giocano un ruolo interattivo creando impasti collettivi con pesi specifici alternati.
Apparentemente legato a una filosofia minimalista, in realtà il pensiero musicale ricorre a riferimenti molteplici; da scampoli folk al rock progressive, da cenni accademici al pop, da umori jazz a basi cinematiche, il disco si sviluppa in trame apparentemente compatte ma in realtà espansive. Si succedono momenti ipnotici a passaggi da notturno, echi popolari e ostinati che rendono un risultato caleidoscopico, ammaliante nelle sue graduali variazioni.
L’estetica complessiva del lavoro riporta più a coordinate nordiche che non nazionali, anche se senza quell’algidità tipica di un certo camerismo mittleuropeo. Questo risultato è dovuto in definitiva alle scelte melodiche, che comunque mantengono un calore di fondo chiaramente avvertibile all’ascolto.
In questo senso esemplificativo è From the Bin to the Sunrise, che da un incipit di ballata folk vira verso lidi in cui l’interplay, arricchito dall’intervento della chitarra, completa l’offerta. Anche la title track, col suo lento incipit al piano in stile quasi New Age che evolve gradualmente in una narrativa cinematografica, conferma la sintesi multidimensionale del lavoro.
Le composizioni, tutte a firma di Fiorentino, non prevedono né improvvisazioni né riferimenti afro-americani. Si è di fronte a una pagina tutta europea che al salotto preferisce una gioiosa e sobria policromia estremamente godibile.
