Defiant Life<small></small>
Jazz Blues Black • Jazz

Vijay Iyer-Wadada Leo Smith Defiant Life

2025 - Ecm

27/05/2025 di Pietro Cozzi

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Ecco un disco che rifugge dalle classificazioni, evade dalle gabbie dei generi e delle categorie, si radica ovviamente nel jazz ma meglio si presta a incarnare una moderna concezione di “musica classica afroamericana”. Defiant Life è la seconda collaborazione in casa Ecm tra Vijay Iyer e Wadada Leo Smith dopo A Cosmic Rhythm with Each Stroke (2016) e ridefinisce le coordinate stilistiche e le peculiarità di un duo di straordinaria personalità e originalità. L'opera scaturisce dal confronto tra due musicisti, ma anche tra due intellettuali tout court, sullo “stato delle cose” nel mondo contemporaneo, in un intreccio di riflessioni che parte dagli eventi dolorosi del nostro travagliato presente e li mette in relazione con alcune situazioni del passato. Al centro c'è la riflessione sulle storie di liberazione nazionale di ieri e di oggi, muovendosi dall'Africa post-coloniale alla Palestina contemporanea: vicende costellate di lutti, di sconfitte e di terribili contraddizioni, ma pur sempre segnate da un'insopprimibile “defiance”, cioè da una profonda capacità di disobbedienza-resistenza.

Dentro questa premessa si inscrivono le coordinate artistiche del progetto, che mostra differenze abbastanza importanti rispetto alla prima collaborazione. La rinuncia a qualsiasi forma di solipsismo o di virtuosismo appare evidente, in particolare per quel che riguarda Iyer: più che da strumentista, il pianista si ritaglia un ruolo da regista e in un certo senso da produttore dell'operazione. I grappoli di poche note cristalline, i cupi rimbombi, i droni e l'uso dell'elettronica creano un riverbero cosmico, un baluginare iridescente su cui si staglia il lirismo dolente ma fiero, in continuo rilancio creativo, della tromba dell'ormai ottantatreenne Smith. Il metodo seguito dal duo è spiegato dallo stesso Iyer, che evita l'abusato riferimento all'improvvisazione per abbracciare invece il concetto di live composition, una sorta di composizione “all'impronta”. In un contesto in cui la scrittura non predomina, ci troviamo davanti a un'opera che, per costruendo il tessuto musicale per intuizioni successive, dà comunque un'impressione di compiutezza e di omogeneità, come se non avesse potuto essere pensata e realizzata diversamente. Questa sorta di necessità poetica, non logica o razionale, ne costituisce il principale motivo di fascino.

Se il piano si mantiene quasi sempre dietro le quinte, all'insegna di un impressionistico minimalismo, disegnando contesti sonori con pochi tocchi di intensità diversa e sostenendosi con l'elettronica, la tromba è libera di esprimersi toccando corde differenti. Smith alterna contundenti rumorismi (Prelude: Survival), una più spiccata cantabilità (Sumud e Floating River Requiem-For Patrice Lumumba), toni di accorata elegia (Elegy: The Pilgrimage), melodie di arcana e struggente bellezza (Kite-For Refaat Alareer), vocalismi e un più spiccato lirismo (Procession: Defiant Life). Le sei tracce, registrate un due giorni di single takes in uno studio di Lugano (luglio 2024), sembrano esprimere la fatica e il dolore di fare musica radicandola nei drammi della nostra contemporaneità, mostrandone però al contempo la forza resistente e soprattutto redentrice e salvifica. E questo al di là delle nostre variegate e divergenti opinioni sul mondo.

 

Track List

  • Prelude: Survival
  • Sumud
  • Floating River Requiem
  • Elegy: The Pilgrimage
  • Kite (for Refaat Alareer)
  • Procession: Defiant Life