Tosello Nel disordine delle cose
2025 - Materiali sonori
“Un capitolo aperto”: con queste parole della conclusiva In direzione libera Davide Tosello sembra descrivere perfettamente il suo terzo album Nel disordine delle cose, prodotto da Flavio Ferri (Delta V).
Il cantautore valdostano, in arte semplicemente Tosello, ci presenta un lavoro fatto di piccoli equilibri che si disfano di continuo, in un incessante panta rei: “Esiste un filo rosso che sembra legare ogni elemento all’interno delle nostre vite: il disordine delle cose. La realtà si rivela davanti ai nostri occhi in un intreccio di emozioni, pensieri, desideri, sogni e paure, creando un intricato labirinto di sensazioni. Questo mio nuovo progetto si propone di esplorare proprio questo concetto: vuole immergersi nelle pieghe più oscure e misteriose del caos interiore ed esteriore, attraverso note, melodie e testi intrisi di significati nascosti.”
Le trame sonore venate di jazz, new wave e alt- rock possono apparire a tratti tenui e delicate, ma un’inquietudine pessoana pervade i testi, portando ad esempio fare un Salto nel vuoto con Edda. “Il percorso segnato” viene abbandonato, perché la pace sta “tra luci ed ombre in isole lontane”, in un crescendo valorizzato dai fiati di Alex Alberto.
La proposta di Tosello ha un’impronta decisamente originale, con La nostra esistenza che sembra un ballo con il destino. Volti stanchi si avvale della chitarra di Mao e porta Luigi Pirandello ai giorni nostri: “Siamo maschere cucite su volti stanchi”. Nel disordine delle cose è un disco che ha il pregio di avere tante cose da dire, di dirle con cura e di non avere voglia di sedersi sugli allori, di trovare la grazia in equilibri instabili.
Il cantautore valdostano, in arte semplicemente Tosello, ci presenta un lavoro fatto di piccoli equilibri che si disfano di continuo, in un incessante panta rei: “Esiste un filo rosso che sembra legare ogni elemento all’interno delle nostre vite: il disordine delle cose. La realtà si rivela davanti ai nostri occhi in un intreccio di emozioni, pensieri, desideri, sogni e paure, creando un intricato labirinto di sensazioni. Questo mio nuovo progetto si propone di esplorare proprio questo concetto: vuole immergersi nelle pieghe più oscure e misteriose del caos interiore ed esteriore, attraverso note, melodie e testi intrisi di significati nascosti.”
Le trame sonore venate di jazz, new wave e alt- rock possono apparire a tratti tenui e delicate, ma un’inquietudine pessoana pervade i testi, portando ad esempio fare un Salto nel vuoto con Edda. “Il percorso segnato” viene abbandonato, perché la pace sta “tra luci ed ombre in isole lontane”, in un crescendo valorizzato dai fiati di Alex Alberto.
La proposta di Tosello ha un’impronta decisamente originale, con La nostra esistenza che sembra un ballo con il destino. Volti stanchi si avvale della chitarra di Mao e porta Luigi Pirandello ai giorni nostri: “Siamo maschere cucite su volti stanchi”. Nel disordine delle cose è un disco che ha il pregio di avere tante cose da dire, di dirle con cura e di non avere voglia di sedersi sugli allori, di trovare la grazia in equilibri instabili.