Hypnotic Eye<small></small>
Rock Internazionale • Rock

Tom Petty & The Heartbreakers Hypnotic Eye

2014 - Reprise

07/09/2014 di Luciano Re

#Tom Petty & The Heartbreakers#Rock Internazionale#Rock

Hypnotic Eye: questo è il titolo dell’album – caratterizzato ahimè da una veste grafica di terrificante bruttezza – con cui Tom Petty e i suoi fidati Heartbreakers si ripresentano sul mercato discografico a distanza di circa quattro anni dal precedente Mojo, disco caratterizzato da una accentuata vena blues che sovrastava tutti gli altri riferimenti musicali che da sempre si mescolano in maniera virtuosa nella produzione del songwriter della Florida.

Un nuovo album che, in realtà, è il risultato di un work in progress protrattosi nel corso degli ultimi tre anni: dalle puntuali note di copertina, infatti, si evince che gli undici pezzi che compongono il disco sono stati registrati in un intervallo compreso tra l’agosto 2011 (Burnt Out Town, brano dalla struttura blues quasi fosse in continuità con Mojo) e il gennaio 2014 (U Get Me High).

Anni in cui Petty e gli Heartbreakers hanno consolidato la loro già straordinaria fama come interpreti live, come ulteriormente testimoniato – oltre che dal fortunato tour europeo del 2012, con la memorabile tappa italiana di Lucca – dal recentissimo Live 2013, concepito per il fan club, ma facilmente reperibile in rete, in cui, tra le altre, si trova una splendida versione della classicissima Willin’ dei Little Feat.

L’impressione che si ricava dall’ascolto di Hypnotic Eye è proprio quella di una manciata di canzoni concepite in funzione di una successiva esecuzione dal vivo e dominate dalle chitarre (in Forgotten Men addirittura quattro: alle tre fornite dalla band – Tom Petty, Mike Campbell e Scott Thurston – si aggiunge infatti quella dell’ospite Josh Jove), pronte a trasformarsi in dilatate jam sul palco, come molte altre volte capitato alle canzoni del nostro, mentre rimane più in ombra, ma comunque prezioso, il lavoro del tastierista Benmont Tench, altra trave portante del sound degli Heartbreakers.

Prodotto dallo stesso Petty, da Mike Campbell e da Ryan Ulyate, il disco si avvale di soluzioni sonore non sempre entusiasmanti (in particolare per quanto riguarda l’iniziale American Dream Plan B, scelta anche come singolo, con un suono decisamente troppo pompato) e presenta forse un limite nei brani più lenti (The Sins of my Mouth e Full Grown Boy) che non reggono il confronto con le migliori ballate prodotte da Petty nel corso della sua carriera, come Southern Accents o Wildflowers.

Ma a compensare questi piccoli difetti, un pugno di ottime canzoni a dimostrazione di una vena compositiva certamente non esaurita: su tutte Red River caratterizzata da uno dei classici refrain di Tom Petty destinati ad essere ricordati dopo un solo ascolto e da un micidiale assolo di  Mike Campbell e U Get Me High, costruita su una insinuante linea di basso di Ron Blair e dal ritmo scandito dalla batteria di Steve Ferrone sopra la quale si intrecciano le trame chitarristiche della band.

Piace senz’altro il ritmo incalzante di Fault Lines (unico pezzo firmato a quattro mani da Petty e Campbell), il riff di All You Can Carry che lascia presagire infuocate esecuzioni dal vivo, il già ricordato tripudio di chitarre quasi di impronta garage di Forgotten Man e la lunga e dilatata Shadow People posta in conclusione.

Certamente non un capolavoro assoluto o un album che possa segnare una tappa innovativa nella sua carriera musicale (e d’altronde sarebbe davvero pretesa eccessiva, davanti a un musicista attivo da quasi quarant’anni), ma una prova di ottimo livello che ci consegna un Tom Petty ancora in grande forma sia dal punto compositivo che da quello interpretativo, confermandosi così, nel caso ancora ce ne fosse bisogno, uno dei massimi interpreti del rock americano più classico e consegnando alle stampe l’ennesimo album meritevole di figurare negli scaffali di tutti gli appassionati del genere.

Nella speranza di poterlo magari riascoltare dal vivo, se non altro per trovare conferma delle impressioni suscitate dall’ascolto del disco.

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Track List

  • American Dream Plan B
  • Fault Lines
  • Red River
  • Full Grown Boy
  • All You Can Carry
  • Power Drunk
  • Forgotten Man
  • Sins of My Youth
  • U Get Me High
  • Burnt Out Town
  • Shadow People

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