Riot<small></small>
Derive • Suoni

Tohapti Bertiga Riot

2012 - MoonJune

04/02/2013 di Gianmario Ferrario

#Tohapti Bertiga#Derive#Suoni

Finalmente un disco di fusion giovane! 

Era parecchio tempo che non mi arrivava un bell’ album capace di assoli acrobatici e ritmiche  che ti fanno perdere il conto supportate da un’energia straordinaria. Solitamente, la fusion chitarristica, per quanto interessante si dimostri, porta in sé un possibile effetto collaterale: la narcolessia! Alla quinta traccia di un album rischi il colpo di sonno qualsiasi cosa tu stia facendo (lo so, lo so, gli appassionati più duri mentiranno in eterno a riguardo e si risentiranno delle mie parole...). 

Nel rocambolesco Riot del chitarrista indonesiano Tohpati, invece, tutt’altro, è un treno in corsa, capace di un’ottima gestione dei tempi e di equilibrate influenze musicali (beh, più che equilibrate sarebbe meglio dire armoniose, il trio Bertiga è piuttosto eccentrico). 

Grattugiando il distorsore, Tohpati è preparato in tutto, tendenzialmente ispirato dal metal (anche se l'attitudine generale è piuttosto punk) ma forte a suonare del buon jazz-funk, accenni di rock’n’roll e versetti sperimentali sintetizzati che vengono a galla in diverse occasioni.

In Upload c’è il cenno a Moonwalker mixato con diversi riff che ricordano i primi Metallica, ma già con la seconda composizione si cambia ambiente: I Feel Great, una jam forse improvvisata, raggiunge negli ultimi minuti un picco di groove frenetico che riascolteresti un milione di volte (cinque stelle anche al bassista Indro Hardjodikoro e al batterista Adityo Wibowo che fanno un lavoro magico a riguardo). C’è una buona intuizione folcloristica nel brano Middle East, sonorità che esplode in un assolo molto tecnico (e ce ne sono nell’album), preciso e di gusto, anche se il momento più frizzante arriva con  Rock Camp, un fraseggio solido, a sfondo sudista e piacevolmente immediato, cosa che il genere, di solito, non concede. Peccato che l’incastro col secondo tema è un po’ forzato, arriva in maniera troppo diretta, si potevano fare due canzoni, ma glielo perdoniamo. Buona anche la conclusiva Bertiga che sta in bilico tra il country e il tempo dispari, incredibile!

Nota: per quanto coinvolga, Riot non è un prodotto tecnicamente singolare. Il chitarrista è bravo ma come molti altri nel genere. A far la differenza è la spinta, la passione fisica con cui questo disco è suonato. Si vede il movimento, si avverte il sudore. Quindi, se mai decideste di andare a un suo concerto, scordatevi la polo stirata e il tavolo riservato. Una Fruit of the Loom sgualcita e un paio di All Star fetenti andranno benissimo.

Track List

  • Upload
  • I Feel Great
  • Riot
  • Middle East
  • Pay Attention
  • Rock Camp
  • Absurd
  • Disco Robot
  • Lost In Space
  • Bertiga