The Decalogue<small></small>
Derive − Suoni − Contemporanea

Sufjan Stevens - Timo Andres

The Decalogue

2019 - Asthmatic Kitty Records
02/03/2020 - di
Se diamo uno sguardo alla discografia di Sufjan Stevens quello che sorprende è la quantità, e qualità, di opere le più diverse tra loro. Elettronica, indie folk, quartetti d’archi e orchestrazioni sinfoniche si mescolano confondendo piacevolmente generi e ispirazioni.

Il giovane coreografo Justin Peck e Sufjan Stevens iniziarono a collaborare nel 2012 quando la stella emergente della danza (nato nel ’87) chiese a Stevens di rielaborare i brani del suo secondo album (Enjoy Your Rabbit 2001) per un lavoro commissionato dal New York City Ballet. In rete le informazioni su questa collaborazione sono un po’ confuse. Spesso si confondono i brani originali dell’album del 2001 (album di elettronica pura) con gli arrangiamenti molto belli degli stessi brani che appaiono nell’album Run Rabbit Run pubblicato a nome “Osso performed Sufjan Stevens” nel 2009. In questo album l’Osso Quartet (quartetto d’archi che ha lavorato tra gli altri con artisti come My Brightest Diamond, New Pornographer, Alice e Ravi Coltrane) eseguiva i brani con arrangiamenti non ad opera di Stevens ma di altri arrangiatori. Possiamo iniziare da questo dato per indagare su cosa c’è e cosa non c’è in questo album che, sin dal primo ascolto, si rivela tra le cose più interessanti proposte dal musicista di Detroit.

Sufjan Stevens, in questo The Decalogue, commissionato da Justin Peck nel 2017, compare esclusivamente come compositore e responsabile della grafica del disco. Al trentacinquenne talento pianistico Timo Andres (pianista che spesso troviamo in lavori a marchio Nonesuch e che è autore eseguito in tutto il mondo) è invece delegata l’esecuzione. Nessun cenno viene fatto questa volta sulla paternità degli arrangiamenti. Si sa solo che le dieci tracce, una per ogni Comandamento, sono frutto di sintesi rispetto ad una cinquantina di libere improvvisazioni (“impromptu improvisations”) praticate da Stevens.

Sulle qualità pianistiche di Stevens abbiamo pochi appigli su cui ragionare. Significative sono però alcune tracce della sua colonna sonora di B.Q.E. (2009) in cui implicitamente si dichiara che è proprio Stevens a suonare il piano (“Sufjan Stevens: everything else” si legge nelle note). Soprattutto nella terza traccia di B.Q.E. (“Movement 1”) si nota una tecnica pianistica, se non eccelsa, comunque più che buona e che fa pensare che il lavoro di Stevens fatto per The Decalogue non sia stato esclusivamente quella di suggerire dei temi più o meno sviluppati ma di fornire qualcosa di più corposo su cui far lavorare Andres. Poi, chiaro, la mano, e il pensiero, di un pianista/compositore emergente e capace come Andres si sente potente per tutta la durata del disco e ne ingigantisce le qualità.

Le dieci tracce, stilisticamente molto diverse tra loro, hanno comunque al loro interno una coerenza che rende il lavoro godibile e compatto. Echi russi, minimalismo, contemporanea, tumulti romantici e avanguardie si rincorrono nella mezz’ora di durata di quest’opera dove tutto si mescola armonicamente e ogni ascolto rivela nuove sfaccettature. Sorprendentemente si ascolta poco minimalismo (se non qualche cosa del Glass di Solo Piano soprattutto per quanto riguarda la quarta traccia) e per nulla mi sembrano emergere gli echi Ivesiani  - che, non so per quale motivo, mi sarei aspettato - mentre, per tutto il repertorio, le molteplici radici delle musiche nord americane sembrano fare da prezioso collante.

Il fatto che nessuno al mondo, in un eventuale “Blind Test”, potrebbe ricondurre quest’opera alla mano e al talento di Sufjan Stevens mi sembra essere poi un valore aggiunto. Certo, questo The Decalogue, non è disco per tutte le orecchie e non si trova nulla, al suo interno, che rimandi alla classica forma canzone ma al suo interno abbiamo la conferma che il ragazzo ha talento da vendere e che sa scegliere sempre con chi collaborare.

Insomma The Decalogue, che viene dopo lo splendido Planetarium del 2017 (lavoro corale inciso con Nico Muhly, Bryce Dessner e James McCalister) sembra dirci, con la sua radicale diversità rispetto a qualsiasi altra sua opera pubblicata sin ora, che con Sufjan Stevens bisognerà essere attenti e sempre disponibili a farsi sorprendere.

Segnalo che Timo Andres sarà a Milano per la rassegna Pianisti di Altri Mondi Domenica 22 Marzo 2020 alle ore 11 al Teatro Franco Parenti.

Track List

  • I
  • II
  • III
  • IV
  • V
  • VI
  • VII
  • VIII
  • IX
  • X