Us Time<small></small>
Americana − Roots − roots rock

Stoney Larue

Us Time

2015 - Blue Rose Records / IRD
07/01/2016 - di
Stoney LaRue Phillips è nato nel 1977 a Taft, Texas, ma è praticamente cresciuto in Oklahoma in quel di Stillwater dove ha iniziato a suonare musica country già in giovane età bazzicando i bar e i club della città universitaria. Ha dato vita a una propria carriera discografica nel 2002 con l’autogestito Downtown (intestato a Stoney LaRue & Organic Boogie Band), ma è con l’ottimo Red Dirt Album (2005) che è uscito dal guscio e si è fatto notare dagli appassionati e dai cultori di “Americana rock&roots”, è un album esemplare e un punto di riferimento per quant’altri percorreranno quei sentieri con un suono in bilico tra country, rock, south, Texas e polvere rossa. Poi, nel 2007, è stata la volta del vivace Live At Billy Bob’s, Texas a cui seguirà un’altra incisione live. Arriveranno successivamente lo smagliante Velvet (2011) e l’agilità animata di Aviator (2014) a consolidare un seguito di fans e una personalità che lo colloca tra i più valevoli rappresentati di quel modus operandi denominato “red dirt movement” nato tra la limatura dell’Olkahoma e di quelle sonorità che si rifanno a un rootsy-rock di matrice texana e che trova tra i suoi alfieri gente come Mike McClure, Jason Boland & Stragglers, Cody Canada Ragweed, Brandon Jenkins o Jackson Taylor; tra le sue fonti spirituali e ispirative ama citare i nomi di Woody Guthrie e del compianto Bob Childers.

Us Time  è la sua ultima fatica e fa il punto della situazione annoverando alcune delle sue songs incorniciate con cover di autori che lo hanno ispirato: tracks reincise per l’occasione e suggerite dai fans in una sorta di referendum nel web. Come già enunciato in prefazione Stoney LaRue si muove in uno stile Americana solido e istintivo, sviluppando sonorità a cavallo tra radici country e incentivi rock southern e la canzone d’autore texana. Un suono brillante, stuzzicante, elettrico e rurale allo stesso tempo. C’è dentro un po’ di Joe Ely e di Steve Earle, ma anche di Billy Joe Shaver, una spumeggiante anima elettroacustica rock’n’roll e quei caratteri pieni di impolverati frammenti di strada rovesciati in ballads che tanto sanno affascinarci. Tra i musicisti coinvolti spicca la presenza di David Grissom alle chitarre e Warren Hodd ai violini e al mandolino; Steven R. Conn al piano, hammond e fisarmonica; Greg Morrow on drums e Casey Twist al basso.

Tra le varie songs una menzione di merito va alla rocciosa Easy She Comes dall’andamento stradaiolo giustamente scelta come singolo e con una straripante sollecitazione dell’elettrica; la gradevole US Time, la vellutata Empty Glass sono amabili ballads e stessa cosa dicasi per la comunicatività affettuosa della mirabile Tel The Morning Comes. Mentre Into The Mistic (sì! proprio Van Morrison!) è una cover piacevolissima che assume un proprio carattere ed è condotta dalla fisarmonica; altra copertura di pregio è la suggestiva Train To Birminghan (John Hiatt), con il violino e una sottile tensione emotiva seducente, tra le tracks più attraenti del disco.

L’affascinante Seven Spanish Angel è un classico di Willie Nelson e Ray Charles e vede un ammaliante ed efficace duetto con la compartecipazione vocale di Cody Canada in una stimolante trasposizione. Ci imbattiamo poi nella nervosa Oklahoma Breakdown con il suo riff incisivo mentre in chiusura c’è la celebre Whichita Lineman di Jimmy Webb, è una languida song conosciuta ai più per la versione di Glen Campbell, ma l’hanno fatta in tanti, da James Taylor a Keith Urban, da a Cassandra Wilson a Johnny Cash (ineguagliabile) a Tom Jones; qui LaRue ce la porge con un’onesta melodica chiave romantica da chiaro di luna, sincera e cristallina.

Track List

  • Box #10
  • Into The Mystic
  • Feet Don t Touch The Ground
  • Us Time
  • Oklahoma Breakdown
  • Empty Glass
  • Til The Morning Comes
  • Easy She Comes
  • Seven Spanish Angels (feat. Cody Canada)
  • Train to Birmingham
  • Wichita Lineman