Cutthroat <small></small>
Rock Internazionale • Punk • Post - Punk

shame Cutthroat

2025 - Dead Oceans

05/09/2025 di Gianluca Crugnola

#shame#Rock Internazionale#Punk

Attivi da circa un decennio, gli shame hanno portato avanti con orgoglio la fiaccola del circuito post-punk britannico, feroce e ringhioso. I loro esordi hanno cavalcato la stessa corrente di Idles, Fontaines D.C. e Squid ad esempio, chitarre nervose e stage dive nelle esibizioni live. Con il quarto capitolo Cutthroat il quintetto londinese non si limita ad affilare la lama: aumenta l’arsenale con molotov da lanciare direttamente nei club, nei pub.
Questa è una band in piena fase di mutazione. Pian piano son scomparsi le atmosfere grigie e slavate del debutto Songs of Praise (2018) o il terrore esistenziale seppur brillante dell’ultimo Food For Worms (2023). Al loro posto gli shame presentano un cocktail di sintetizzatori taglienti, loop di batteria nervrotici e l’euforia a tipica del new rave. Oggi il sound proposto del gruppo di South London ricorda più band come i connazionali Klaxons o i canadesi Metz, ma anche i veterani dell’elettro-pop/dance, gli Underworld. 

Cutthroat è emozionante, disorientante e in qualche modo ancora più caotico rispetto al passato. Il frontman Charlie Steen sembra completamente posseduto nel disco: abbaia, raglia e quasi ansima sopra le pugnalate di synth e batteria. La sua voce in veste di predicatore lascia spazio alla modalità profeta apocalittico. È difficile capire se stia cercando di convincere il pubblico o se stesso, ma, in entrambi i casi, funziona.
L’aspetto più sorprendente di Cutthroat non è quanto sia rumoroso, ma quanto sia luminoso; c’è una sorta di grottesca lucentezza che ricopre ogni cosa. Sotto i caustici arpeggi e il frastuono industriale, c’è un impulso estatico che attraversa ogni brano, come se gli shame si fossero finalmente arresi alla possibilità di essere felici,  gioiosi; una gioia sporca, da fine del mondo comunque.

Molti gruppi contemporanei si sono adagiati, abituati alle comodità o dispersi, frammentati nell’inseguire esperimenti accademici. Gli shame, al contrario, stanno bruciando, sradicando le proprie radici solo per vedere cosa resta, dove questa svolta possa portare.
Cutthroat è un assaggio della loro prossima fase, quella consapevole, quella adulta, ma non per questo conforme alle regole, racchiusa in rigidi schemi, fuori dall’ordinario per continuare a sguazzare nel caos.

Track List

  • Cutthroat
  • Cowards Around
  • Quiet Life
  • Nothing Better
  • Plaster
  • Spartak
  • To and Fro
  • Lampiao
  • After Party
  • Screwdriver
  • Packshot
  • Axis of Evil

Articoli Collegati

Shame

Food for Worms

Recensione di Alfonso Fanizza

SHAME

Chi ci uccidera `

Recensione di Antonio Corcillo

Shame

Drunk Tank Pink

Recensione di Gianluca Crugnola