Il buon vicinato può anche far nascere piccoli miracoli creativi. Roswell Rudd e Heather Masse si incontrano per caso a una puntata di A Prairie Home Companion, celeberrimo show radiofonico americano che ha ispirato anche un film di Robert Altman, e scoprono di vivere a poca distanza l'uno dall'altro. Ne scaturiscono, complice l'accogliente salotto di Rudd, quindicinali session casalinghe, talmente feconde da far germogliare l'idea di un disco. Lui, il padre del trombone free, vincitore della classifica di Down Beat per il suo strumento nel 2010, è un ottantunenne ancora curioso dei mondi musicali che lo circondano; lei, di quasi cinquant'anni più giovane, frequenta soprattutto il folk (nel trio canadese Wailin' Jennys, sempre su Red House Records) ma non disdegna il jazz, con cui si è già confrontata in passato.

August Love Song, uscito qualche mese fa, documenta fedelmente l'intreccio spontaneo e naturale tra due sonorità molto diverse che si rincorrono, un flirt riuscitissimo tra la sofisticata e quasi altera voce della Masse e il timbro grasso e roco, marcatamente maschile, di Rudd, che sembra corteggiare la sua compagna d'avventura. Il trombonista del Connecticut, classe 1935, ha alle spalle un curriculum lunghissimo e collaborazioni di rango (Cecyl Taylor, Archie Shepp, John Tchicai, il nostro Enrico Rava, Steve Lacy, con cui ha lavorato su Monk) che lo hanno portato a definire uno stile dove l'approccio free e avant-garde rimane sempre ben ancorato alle radici Dixieland. L'intreccio fra tradizioni e modernità si sente anche qui, sia nella scelta dei brani – ci sono Gershwin, Ellington, Gillespie ma anche pezzi originali – che nell'interpretazione. Il cantato lavora in profondità sulle potenzialità della voce e delle melodie, ma al tempo stesso non disdegna un po' di scat, armonizzazioni e “colori” diversi, senza mai esagerare. In più August Love Song è un disco di jazz autentico, con un ispirato interplay, e non la classica operazione che riunisce un manipolo di jazzisti per sostenere un interprete con qualche assolo, come troppo spesso si ascolta. In campo c'è un quartetto vero, senza piano e senza batteria, completato dal bassista Mark Helias e dal chitarrista Rolf Sturm, nel ruolo di instancabile propulsore di ritmo e swing e di discreto solista.

Nella tracklist brillano pezzi leggeri e spigliati come l'iniziale Social Call, ideale per introdurre il clima, e lo sfavillante classico Old Devil Moon (George e Ira Gershwin), introdotto però dall'intenso e quasi-spiritual Blackstrap Molasses, eseguito a cappella. Anche Open House viaggia a un rimto-swing sostenuto, e l'assolo di Rudd illustra al meglio il suo stile: una progressione che prima si tiene attaccata alla melodia e poi imbocca strade diverse, prima timbricamente e poi con tutto il resto, in modo naturale e mai forzato. Si sente la lezione dei classici del suo strumento (Jack Teagarden, Kid Ory, J.J. Johnson) e lo spunto originale del fuoriclasse. Con Alma (Dizzy Gillespie) perde la pesante struttura ritmica dell'originale e riserva il suo carattere latino alla voce degli strumenti, a partire dalla delicata e inaspettata introduzione della chitarra. Winter Blues, pezzo originale di Rudd, lascia maggior spazio al gioco vocale, in uno degli episodi più sperimentali. Ma è soprattutto Mood Indigo a lasciare il segno. L'incedere dolente e strascicato, e il “colore” denso e scurissimo, ottenuto dalla calibrata mescolanza delle due voci principali, ne fanno un piccolo capolavoro, che comincia dalla citazione di It Don't Mean A Thing (If It Ain't Got That Swing) e si chiude nel segno del free.

 

Track List

  • Social Call
  • Love Song For August
  • I`m Going Sane (One Day At A Time)
  • Mood Indigo
  • Winter Blues
  • Blackstrap Molasses-Old Devil Moon
  • Con Alma
  • Open House
  • Tova And Kyla Rain
  • Love Is Here To Stay