Rhapsodija Trio Di Visioni Musicali
2025 - Sensible Records (Edizione Ishtar)
Trent'anni di musica; otto album; infinite partecipazioni e collaborazioni, teatrali, musicali, cinematografiche (ricordiamo quelle con Silvio Soldini), sempre nel segno della contaminazione tra le culture, intrapresa quando ancora il termine world music non era quasi conosciuto: i Rhapsódija Trio tornano con Di Visioni Musicali, per Sensible Records (Edizione Ishtar). Nadio Marenco (fisarmonica), Luigi Maione (chitarre e voce) e Adalberto Ferrari (clarinetti, sassofoni e fiati etnici) sono pronti a portarci in giro per il mondo, seguendo le note di composizioni che attingono alle varie culture e intrecciano tradizione italiana, jazz e sonorità dell'Est Europa.
Sono passati ben quattordici anni da quando Mescalina scrisse del loro sesto lavoro, mentre l’ultimo (Un mondo, a pezzi) risale al 2019, poco prima della pandemia; nel frattempo, però, i musicisti hanno approfondito ulteriormente la loro ricerca etnologica, combinando i generi, con brani originali del trio, altri di musica dell'Est, tra cui Der Gasn Nigun, Romanian Train e Hicaz Mandira e altri, tutti arrangiati con sapienza, attenzione e rispetto per la tradizione, che non viene tradita, ma arricchita con tocchi contemporanei.
In un periodo storico in cui sembrano emergere sempre più marcate le differenze, a scapito del dialogo culturale, il Trio persevera nel proporre all'ascoltatore un florilegio di brani tratti dal repertorio soprattutto dell'Est Europa, per sottolineare la matrice comune di tante strutture musicali e dei temi affrontati. Così, ecco l'indiavolata For Gégé ad aprire le danze; firmata da Adalberto Ferrari, fa dell'improvvisazione jazz la cifra costante, mentre il ritmo sostenuto ingloba in sé influenze klezmer e i tre musicisti sono liberi di reinterpretare la partitura, anche in chiave vagamente rock. E la lunghissima suite dedicata al traditional Viazoy e a Papirossn, tratto da un’opera teatrale del compositore, poeta e sceneggiatore Herman Yablokoff, contiene certo la linea melodica fondamentale della fisarmonica, che ne rispetta l'ispirazione tradizionale, ma varia l'atmosfera con l'inserto di una chitarra elettrica che rende ancora più tesa l'atmosfera del brano, facendolo diventare quasi un pezzo alla Pink Floyd d'annata, mentre c'è spazio anche per un controtempo totalmente jazz, che viene trasformato nella linea tradizionale e nel canto verso la fine del brano.
Il trio possiede una profonda vocazione al nomadismo, che ha portato i tre musicisti a essere sempre in giro, tra tour, collaborazioni, incisioni, e a riflettere molto sulla vita degli artisti; ecco quindi la suggestiva Ballata da Teatro, atmosfera felliniana, La Strada per intenderci, che ben si sposa col valzer dal ritmo lento e col dialogo stretto tra Marenco e Ferrari, mentre Luigi Maione firma il testo che viene posto a sua introduzione: "eccola la mia vita(...)note appese per la gola sul pentagramma dei giorni(...)in giro, tra i balocchi del mondo". I viaggi e la convivenza spiegano anche la loro straordinaria alchimia, che fa sì che le composizioni si sviluppino armoniosamente, come nella suggestiva Afasia (di Maione), con un inserto vocale finale molto concitato, ispirato, enigmatico e riflessivo, o in Monica, dolcissima melodia di Marenco, guidata dal clarinetto, ma a cui fanno eco chitarra e fisarmonica, in un amalgama coinvolgente.
Trent'anni di musica; otto album; e quest'ultimo a ribadire che c'è ancora bisogno della bravura dei Rhapsódija Trio.
Sono passati ben quattordici anni da quando Mescalina scrisse del loro sesto lavoro, mentre l’ultimo (Un mondo, a pezzi) risale al 2019, poco prima della pandemia; nel frattempo, però, i musicisti hanno approfondito ulteriormente la loro ricerca etnologica, combinando i generi, con brani originali del trio, altri di musica dell'Est, tra cui Der Gasn Nigun, Romanian Train e Hicaz Mandira e altri, tutti arrangiati con sapienza, attenzione e rispetto per la tradizione, che non viene tradita, ma arricchita con tocchi contemporanei.
In un periodo storico in cui sembrano emergere sempre più marcate le differenze, a scapito del dialogo culturale, il Trio persevera nel proporre all'ascoltatore un florilegio di brani tratti dal repertorio soprattutto dell'Est Europa, per sottolineare la matrice comune di tante strutture musicali e dei temi affrontati. Così, ecco l'indiavolata For Gégé ad aprire le danze; firmata da Adalberto Ferrari, fa dell'improvvisazione jazz la cifra costante, mentre il ritmo sostenuto ingloba in sé influenze klezmer e i tre musicisti sono liberi di reinterpretare la partitura, anche in chiave vagamente rock. E la lunghissima suite dedicata al traditional Viazoy e a Papirossn, tratto da un’opera teatrale del compositore, poeta e sceneggiatore Herman Yablokoff, contiene certo la linea melodica fondamentale della fisarmonica, che ne rispetta l'ispirazione tradizionale, ma varia l'atmosfera con l'inserto di una chitarra elettrica che rende ancora più tesa l'atmosfera del brano, facendolo diventare quasi un pezzo alla Pink Floyd d'annata, mentre c'è spazio anche per un controtempo totalmente jazz, che viene trasformato nella linea tradizionale e nel canto verso la fine del brano.
Il trio possiede una profonda vocazione al nomadismo, che ha portato i tre musicisti a essere sempre in giro, tra tour, collaborazioni, incisioni, e a riflettere molto sulla vita degli artisti; ecco quindi la suggestiva Ballata da Teatro, atmosfera felliniana, La Strada per intenderci, che ben si sposa col valzer dal ritmo lento e col dialogo stretto tra Marenco e Ferrari, mentre Luigi Maione firma il testo che viene posto a sua introduzione: "eccola la mia vita(...)note appese per la gola sul pentagramma dei giorni(...)in giro, tra i balocchi del mondo". I viaggi e la convivenza spiegano anche la loro straordinaria alchimia, che fa sì che le composizioni si sviluppino armoniosamente, come nella suggestiva Afasia (di Maione), con un inserto vocale finale molto concitato, ispirato, enigmatico e riflessivo, o in Monica, dolcissima melodia di Marenco, guidata dal clarinetto, ma a cui fanno eco chitarra e fisarmonica, in un amalgama coinvolgente.
Trent'anni di musica; otto album; e quest'ultimo a ribadire che c'è ancora bisogno della bravura dei Rhapsódija Trio.
